Pesaro, appello per il restauro e la valorizzazione dell’Oratorio e del Conservatorio della Misericordia, opere architettoniche settecentesche di Giannandrea Lazzarini e Tommaso Bicciaglia

Pesaro è una città d’arte e una parte ancora consistente del suo patrimonio storico-architettonico attende di essere restituito, attraverso interventi

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PESARO URBINO Continua a crescere giorno dopo giorno il Distretto biologico Terre Marchigiane che a fine 2020 ha nominato il consiglio direttivo e approvato lo statuto. Aumentano le adesioni sia da parte di enti pubblici che aziende e istituti scolastici, a testimonianza della validità di uno strumento fondamentale per lo sviluppo economico sostenibile del territorio. L’ultima amministrazione a deliberare è stata l’unione montana del Montefeltro, composta dai Comuni di Belforte all’Isauro, Carpegna, Frontino, Lunano, Macerata Feltria, Mercatino Conca, Monte Cerignone, Monte Grimano Terme, Pietrarubbia, Sassocorvaro Auditore, Tavoleto. Va ad aggiungersi alle 13 amministrazioni comunali che hanno dato vita alla costituzione: Pergola, Frontone, Serra Sant’Abbondio, San Lorenzo in Campo, Fratte Rosa, Mondavio, Terre Roveresche, Monte Porzio, Sant’Ippolito, Fossombrone, San Costanzo, Cagli, Cantiano. Enti e non solo, sono infatti ben 106 le aziende agricole biologiche che hanno aderito, tre gli istituti superiori tecnici agrari e professionali, Cecchi di Pesaro, Salvati di Jesi, Morea Vivarelli di Fabriano, e diversi i Gruppi di acquisto solidale, per un totale complessivo di 5.198,5 ettari. Inoltre, il Distretto sta lavorando ad un progetto di ricerca sul bando del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che vede il coinvolgimento di noti esperti di agroecologia e di altri tre distretti: Val di Vara, Chianti e Valle del Simeto. «E’ evidente – spiega la presidente Sara Tomassini, ideatrice e promotrice del progetto con il consiglio Anabio-Cia – che il Distretto biologico Terre Marchigiane è uno strumento innovativo per una governance territoriale sostenibile, in cui agricoltori, cittadini, amministrazioni comunali, istituzioni e altri attori della filiera agricola stringono un patto per la gestione del territorio secondo i principi dell’agricoltura biologica. Terre Marchigiane propone un approccio partecipativo allo sviluppo locale rurale. Perchè tanto interesse? Al di là degli ovvi motivi economici, il biologico è un settore in crescita ed è fortemente sostenuto dalla politica europea, le ragioni più profonde vanno ricercate nella volontà dei territori di fare rete, filiere, creare uno sviluppo sostenibile partendo dalla valorizzazione dell’esistente, ovvero nelle aree rurali delle piccole medie aziende agro-alimentari. Ne è la prova il fatto che questo distretto è partito veramente dal basso per iniziativa di agricoltori Anabio-Cia che hanno coinvolto tutti senza escludere nessuno. Inoltre, l’interesse dei territori per questo strumento è alimentato dall’attesa generata della nuova legge sull’agricoltura biologica, che contiene un articolo, il 13, appositamente dedicato alla definizione del distretto biologico e garantisce criteri di priorità per l’accesso alle misure di sviluppo rurale. Attualmente la legge attende l’approvazione solo della Camera; serve poi l’accordo Stato-Regioni per la definizione di distretto biologico. Questa ultima istanza nelle nostre Marche non dovrebbe essere problematica, considerato come si è costituito e si sta sviluppando Terre Marchigiane, già operativo e con tanto entusiasmo sul territorio. Saremo fieri e onorati di condividere il lavoro fatto dal distretto Terre Marchigiane con la nuova amministrazione regionale».

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