Storia delle tradizioni Pasquali a Moie

By on aprile 18, 2019

Nel primo pomeriggio del Giovedì Santo venivano legate le campane fino al
Sabato Santo in segno di lutto. In sostituzione, per annunciare le funzioni
di carattere religioso vi erano dei giovani che suonavano le Raganelle e
solitamente davanti a costoro c’erano dei ragazzi più grandi con la
Battistangola. La Raganella era uno strumento idiofono costituito da una
ruota dentata di legno fatta girare attraverso una manovella, pizzica con i
denti una lamella, anch’essa di legno , producendo un caratteristico rumore
simile al gracidio delle rane : da qui il nome “Raganella”. A Moie si era
soliti costruire la Raganella con le canne. La stessa funzione veniva svolta
dalla Battistangola, una tavoletta in legno con impugnatura con applicati
una maniglia metallica e delle borchie sulle quali la maniglia sbatteva
provocando rumore. Aspetto caratterizzante del Giovedì Santo erano i
“Sepolcri” che venivano realizzati all’interno dell’Abbazia Santa Maria. Nel
primo pomeriggio venivano posti dei vasi contenenti il grano davanti
all’altare principale, uniti per formare una croce, altri vasi erano posti
intorno. Il grano veniva seminato sui vasi circa 20 giorni prima del giovedì
Santo , venivano fatti vegetare al buio o coperti ed erano innaffiati
abbondantemente. Il frumento acquisiva cosi un colore tra il giallo e il
bianco. Talvolta venivano seminati sui vasi anche dei legumi come ad esempio
la cicerchia o i lupini. Si poneva molta attenzione anche al cibo, di solito
si mangiava le aringhe o le sardelle. Al Venerdì Santo, dopo la predica
delle ”tre ore di agonia”, tenuta nel primo pomeriggio, a tarda sera si
svolgeva la processione del Cristo Morto. Vi era il Cataletto di Nostro
Signore, accompagnato da alcune signore con un velo nero, e poco dietro la
statua della Madonna Addolorata. Un uomo si vestiva da cireneo e si poneva
dietro. Alla mattina del sabato Santo venivano sciolte le campane, in
particolare le mamme attendevano questo momento per far correre i loro
bambini. Le signore più anziane sostenevano che i giovani dovevano
sciogliersi le gambe per evitare i “fantioli”. Dopo lo scioglimento delle
campane veniva celebrata in Chiesa Santa Maria una funzione religiosa.
Appena terminata il parroco iniziava la benedizione delle case con l’acqua
benedetta e i chierichetti al seguito tenevano un cestino in mano per
raccogliere le offerte che di solito erano le uova. Il digiuno della
quaresima era terminato, le campane festanti suonavano “l’allegrezza”. Un
altro aspetto tradizionale della mattina di Pasqua erano le uova dipinte. Le
uova venivano poste in una pentola con della carta velina colorata e fatti
sodi. A fine cottura la carta velina veniva tolta e l’uovo era colorato.
Altre famiglie coloravano le uova in altri modi. Ad esempio facevano bollire
gli spinaci e aggiungevano le uova che assumevano poi il colore verde,
oppure per creare l’arancio occorreva aggiungere all’aceto una cipolla
rossa. Il pranzo si consumava generalmente con le tagliatelle appositamente
fatte a mano dalla massaia e poi l’immancabile agnello.

DANIELE GUERRO

 

 

Nella foto: Una Raganella costruita dai moiaroli artigianalmente

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