Infolampo: 8 Marzo – Amazon

By on marzo 6, 2019

Tutti i fantasmi dell’8 marzo
Non è la festa della mamma ma ecco che si enfatizza la nascita dell’undicesimo figlio e la ministra della
salute organizza convegni sulla procreazione assistita. E il lavoro? E i servizi? E le violenze? E la
libertà? Allora non resta che tornare in piazza
di Silvia Garambois
Bell’8 marzo quello che si prospetta quest’anno. Hanno iniziato i giornali, tutti, anche i più “laici”, a
enfatizzare una notizia che fino a qualche tempo fa non sarebbe finita neppure nelle brevi di cronaca: una
donna che festeggia la nascita dell’undicesimo figlio. Anzi,
figlia. Che poi non è neppure cosa da Guinness dei primati.
Fino a che in questo Paese non c’era un ministero alla famiglia,
il fatto che un ministro come Graziano Del Rio avesse nove
figli veniva considerata una cosa personale. Ora che una
sconosciuta desideri una famiglia numerosa è un fatto politico,

come le illuminanti dichiarazioni alla stampa della neo-
mamma: “Non è stato un peso per me rinunciare al lavoro”.

Con buona pace delle lotte delle donne (e degli uomini) per
conquistare servizi per potersi permettere di metter su famiglia,
magari anche con un solo pargolo: lavorando (donne e uomini)
e facendo eventualmente carriera (donne e uomini).
Siamo precipitati in un istante al tempo dell’angelo del focolare. E finiscono in archivio persino le
rivendicazioni dell’associazione delle “Famiglie extra-large” contro le discriminazioni sul lavoro.
Fare figli, figli, figli… e la ministra alla salute Giulia Grillo non poteva che scegliere dunque l’8 marzo
per aprire i lavori del mega-convegno al Senato “La scelta di essere mamma”, voluto dall’associazione
che si occupa di procreazione assistita. L’8 marzo non è propriamente la festa della mamma, ma – col
governo che tira – che aspettarsi? Poi a scorrere i relatori si scopre che si sono praticamente dimenticati di
invitare le donne: sette esimi professori provenienti dalle università di mezza Italia a disquisire sulle
prospettive della maternità e una avvocata che spiega il ruolo delle associazioni dei pazienti. A seguire
tavola rotonda: qui sono previsti 22 uomini e 5 donne.
Il capolavoro della ministra, che sull’iniziativa ha messo il cappello, non è quello di preoccuparsi di
denatalità, ma di affidare il problema tutto intero all’ “intelligenza” degli uomini, come se non ci fossero
cattedratiche ed esperte di fertilità tra le donne. Così che alla ministra Grillo è arrivata a stretto giro una
lettera firmata da cento donne – ginecologhe, embriologhe, biologhe – anche loro in buona parte con
cattedre universitarie o dirigenti di strutture, che semplicemente segnalano come “in un evento dove si
parla della scelta di essere mamma, inserito per di più nella giornata della donna, ci sia un imbarazzante
vuoto femminile”.
E il lavoro? Gli ultimi dati sono eloquenti: c’è stato un lieve, lievissimo miglioramento nell’occupazione
Leggi tutto: http://www.radioarticolo1.it/articoli/2019/03/04/8531/tutti-i-fantasmi-dell8-marzo
Quota 100 non dà risposte a
donne, lavori discontinui e
gravosi, a Mezzogiorno

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Con Amazon dietro un clic un lavoro senza diritti
Tutti a comprare un libro, un disco o un aspirapolvere. E a pretendere che il giorno dopo il prodotto
ordinato sia tra le nostre mani, pronto per l’uso. Lo sforzo è minimo. Un computer o uno smartphone,
una semplice pressione del dito e il gioco è fatto. Un secondo per il famelico consumatore digitale.
Un’estenuante corsa contro il tempo per il lavoratore che sta dietro a quel clic. Se oggi Charlie Chaplin
fosse nostro contemporaneo, il protagonista del suo capolavoro “Tempi moderni” non sarebbe un
operaio con la chiave inglese, bensì un lavoratore Amazon con le scarpe da ginnastica. Ad accomunarli,
la stessa catena di montaggio: luogo alienante e drammaticamente attuale anche in un’epoca
globalizzata come la nostra.
di Di Stefano Milani
Lo sa bene chi passa gran parte del suo tempo all’interno del colosso dell’e-commerce mondiale. Donne e
uomini in continuo movimento per esaudire i desideri dei clienti, mentre i propri, di desideri, vanno a farsi
friggere. Eppure non chiedono la luna. Un contratto, uno stipendio decente e qualche tutela. Soprattutto
perché il 2018 si è chiuso con numeri ancora una volta da record per la creatura dalle uova d’oro di Jeff
Bezos. Negli ultimi tre mesi dello scorso anno, Amazon ha messo a segno un utile netto di 3,03 miliardi
di dollari, un bel balzo dagli 1,86 miliardi dello stesso periodo 2017 (+66%). Un dato cui corrispondono
vendite incrementate del 20% e una performance straordinaria dei ricavi pubblicitari, che aumentano del
95% a 3,39 miliardi di dollari.
Ma nell’immenso capannone piacentino di Castel San Giovanni (88 mila metri quadri, 12 campi da calcio
per intenderci) girano altre cifre tra le busta paga degli addetti. Qui sono soprattutto ragazzi a lavorarci.
Molti arrivano dalle province vicine, ma la geografia si sposta fino alla Sicilia per sconfinare nell’est
Europa (romeni e macedoni soprattutto) e perfino nei paesi nordafricani. Cosa fanno lo sanno tutti, ma
ufficialmente non possono dirlo. Prima di firmare il contratto di lavoro, firmano un altro foglio: un patto
di riservatezza che li vieta espressamente di raccontare i metodi di lavorazione. Dei 1600 dipendenti,
appena trecento sono sindacalizzati. Lo scorso dicembre, durante il Black Friday, si sono fatti coraggio è,
per la prima volta nella storia di Amazon, hanno scioperato.
Un evento dal forte impatto mediatico che ha dato coraggio ad altri lavoratori della multinazionale di
acquisti online ad alzare la testa. Martedì scorso a Milano hanno incrociato le braccia i colleghi corrieri
lombardi. Categoria essenziale nella catena distributiva dei pacchi. I driver, questo il loro nome tecnico,
sono infatti le uniche facce realmente visibili che chi acquista incontra nel complesso sistema di
distribuzione delle merci. Diventano in definitiva il bigliettino da visita con il quale il colosso americano
entra in contatto con i propri clienti. Ruolo importante, contratto adeguato, direte voi. Neanche per sogno.
“Questi lavoratori – denunciano le sigle sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti – sono quelli sottoposti
a ritmi di lavoro estenuanti, un numero di pacchi consegnati che arriva anche al doppio di quelli che
mediamente consegna un driver. Un sovraccarico che mette a rischio la loro sicurezza e la qualità del
servizio offerto”. Le aziende in appalto per accaparrarsi qualche rotta in più spremono i dipendenti per
consegnare tutto ciò che gli è stato assegnato, anche quando il furgone è stracolmo di scatoloni. E non c’è
meteo che tenga: sole, pioggia o neve, l’importante è smistare tutto e velocemente. Durante il periodo di
novembre e dicembre il numero dei dipendenti assunti per le consegne dalle aziende in appalto è
triplicato, ma erano tutte assunzioni a tempo determinato. Finito il Natale, finito il contratto.
Durante l’ultimo sciopero i lavoratori hanno chiesto un intervento responsabile di Amazon e un piano
concreto sul carico di lavoro e sulle assunzioni per redistribuire le consegne, aumentare la qualità e
costruire lavoro stabile. Perché, sottolineano, “se il futuro sarà digitale e smaterializzato le persone
continueranno ad essere un valore”. Ma la tutela e i diritti di questi ragazzi passano anche e soprattutto
dalla consapevolezza di noi consumatori. “Anche i cittadini devono porsi il problema di ragionare sulla
qualità del lavoro”, ha detto Maurizio Landini parlando durante la protesta dei lavoratori (riascoltabile qui
al link di RadioArticolo1). Lo stesso tipo di ragionamento, ha aggiunto il segretario generale della Cgil, lo
devono fare la stessa Amazon e chi progetta le tecnologie, “perché in base a come funzionano ci sono
persone ed esigenze”. La controparte del sindacato “non sono i precari sotto ricatto ma l’azienda che
determina questo e non si fa carico di questi lavoratori, e chi pensa di sfruttare questa situazione”, ha
continuato il leader di Corso d’Italia, secondo cui il sito di e-commerce “non può apparire come
innovazione se poi dietro c’è quello che vediamo, con le condizioni di lavoro che vengono decise da un
algoritmo”.
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