NON SOLO A SCUOLA. IL BULLISMO È UNA PIAGA ANCHE NEI COLLOQUI DI LAVORO

By on febbraio 15, 2019

Il commento di Stefan Stern, Visiting Professor alla Cass Business School di Londra. Attenzione: anche in fase di colloquio l’informazione è a doppio senso. Non giocate ai capi-bulli!

I manager d’azienda e i quadri dirigenziali attribuiscono una grandissima importanza ai colloqui di lavoro. Nonostante studi suggeriscano che il colloquio sia uno strumento del tutto imperfetto per rivelare il potenziale di un possibile futuro neo-assunto. A sostenerlo è Stefan Stern, Visiting Professor alla Cass Business School di Londra, in un recente articolo per The Conversation.

Per il Professor Stern, infatti, i selezionatori sono naturalmente inclini ai pregiudizi e spesso particolarmente attratti da quei candidati che più gli rimandano un’immagine di loro stessi da giovani. Certo, i colloqui non strutturati sono a volte in grado di rivelare informazioni utili, ma non è garantito.

Nei colloqui strutturati invece, gli estroversi risultano più convincenti. Ma non sempre, una volta assunti, si rivelano all’altezza del compito. Mentre i caratteri introversi, che incontrano spesso più difficoltà nel sapersi vendere, tengono le loro capacità e il proprio potenziale nascosto.

Il ruolo del selezionatore dovrebbe essere proprio quello di valutare il potenziale di un candidato perché è raro che un neo-assunto possa adeguarsi ai compiti del nuovo incarico nell’immediato. Possono passare settimane prima che, foss’anche la miglior recluta al mondo, un neo-assunto riesca a esprimere al massimo le proprie potenzialità in un nuovo ambiente di lavoro.

Inoltre, spesso sono proprio quelle aziende che dicono di cercare i migliori, i più forti, i più tenaci che usano la stessa argomentazione come copertura per un “clima professionale”, una cultura, che tratta male la gente. Non è né la ricetta adatta per circondarsi di buoni collaboratori né il modo giusto per aumentare la produttività.

L’essenza della relazione capo/dipendente sta proprio nel fatto che lo scambio fra i due, qualsiasi esso sia – anche in fase di colloquio – può andare nel verso sbagliato; la gerarchia dell’ambiente lavorativo lo prevede. Ma lavorare è già abbastanza difficile anche senza la paura di essere bullizzati o di subire intimidazioni, cose che sono ancora troppo spesso all’ordine del giorno negli ambienti lavorativi.

Stefan Stern mette in guardia i capi-bulli: “I selezionatori dovrebbero ricordarsi bene che non sono i soli a effettuare delle valutazioni nel corso di un colloquio di lavoro. Come per ogni altra conversazione, anche durante un colloquio di lavoro, l’informazione circola in entrambi i sensi e i candidati sono, ora più che mai, in grado di reagire a ciò che hanno vissuto come un’ingiustizia nei loro confronti.”

 

Giulia Gandolfi, PPOOL media – communications

 

 

 

 

 

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