Infolampo: Sicurezza – Migranti

By on gennaio 8, 2019

Cresce la protesta contro il decreto Salvini
A Genova, il presidio contro il dl e le politiche del governo in materia di immigrazione dà seguito alle
analoghe iniziative di Lecce e Palermo, e all’appello della Cgil al sindaco di Catania. A Firenze tavolo
per affrontare il tema dell’accoglienza
Oggi pomeriggio (7 gennaio) alle ore 18 in piazza De Ferrari, “Genova che osa” insieme ad una ventina di
altre associazioni, tra le quali Arci Genova e Liguria,
Emergency, Generazione Antigone, Libera, +Europa, l’Unione
immigrati senegalesi e la Cgil, ha organizzato un presidio di
protesta contro il decreto sicurezza e le politiche del governo in
materia di immigrazione. “Alla follia disumana dei porti chiusi
del governo rispondiamo con Genova città, aperta città di mare,
di scambi, di culture differenti che si incontrano, ma soprattutto
di umanità” si legge nell’appello lanciato su Facebook.
La protesta è anche un chiaro messaggio al sindaco Marco
Bucci, “che ha deciso, a differenza di altri sindaci, di schierarsi
a favore del decreto sicurezza di Salvini. Una scelta – scrivono
gli organizzatori della protesta – che contrasta con la storia e
l’anima della nostra città”. Il Centro studi di Genova che osa,
contestualmente alla manifestazione, pubblicherà anche un
dettagliato dossier sui migranti nel mondo e, in particolare, a
Genova per approfondire il tema e avere uno strumento per
elaborare delle politiche di segno nettamente opposto al governo.
Tra l’altro, si è svolto oggi a Palazzo Vecchio di Firenze il tavolo (coordinato dall’amministrazione del
Comune) per affrontare il tema dell’accoglienza e di come mantenere un sistema di integrazione efficace
per i migranti e i richiedenti asilo. La Cgil fiorentina ha partecipato – insieme agli altri sindacati e a vari
altri soggetti dell’associazionismo, del volontariato, dell’accoglienza – e sottolinea che il modello
inaugurato a Firenze è “importante per affrontare le nefaste conseguenze del Decreto. Opporsi a esso è
politicamente e giuridicamente essenziale in quanto il provvedimento contrasta con i valori del lavoro
(solidarietà, dignità, diritti) e rischia di lasciare in strada senza protezione centinaia di migranti,
alimentando rischi per loro e tensioni sociali. Il Decreto sicurezza va contrastato: sindaci e governatori
che lanciano l’allarme sulle sue conseguenze hanno ragione, il Governo li ascolti”.
Quelle di Genova e Firenze, però, sono solodue delle iniziative di protesta che sono state organizzate
negli ultimi giorni per contrastare il cosiddetto decreto Salvini. Il 4 gennaio, a Palermo, c’è stata una
manifestazione a sostegno della “scelta coraggiosa” del sindaco Orlando di sospendere in città
l’applicazione del decreto. Nonostante il freddo e la pioggia numerosi sono stati i partecipanti al sit-in,
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Interventi sulla disabilità e
arretratezza complessiva del
welfare italiano

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Le navi bloccate in mare e il cinismo feroce di Di Maio
che cerca solo di restare a galla
“Dice Di Maio che l’Italia è pronta ad accogliere donne e bambini delle navi” che non trovano approdi.
Come in un Natale fuori sincrono, ecco che il nostro governo così macho con i deboli, tira fuori a
sorpresa albero e palle colorate. E sei disposto a convincerti che, in fondo, a tutto c’è un limite, perfino
al ruolo da brutalona che Di Maio e Salvini hanno disegnato per questa stanca Italia. Almeno credi.
Perché il modo in cui il tg3 delle diciannove di ieri ha dato la notizia favoriva questi scivoli “buonisti”,
accompagnava volentieri verso una lettura più clemente anche delle durezze del governo nei confronti
dei migranti adesso alla deriva senza prospettive, fin qui, nel gran mare della nostra orgogliosa civiltà.
di Toni Jop
Ma solo in un secondo o terzo tempo, ecco il racconto del corrispondente da Bruxelles fornire un quadro
generale in cui dovrebbe esser letta più correttamente questa nuova gentilezza – magari in extremis – di
Di Maio. La questione delle due navi Sea Watch e Sea Eye, spiega, è stata affrontata già da altri paesi
europei che hanno manifestato disponibilità a farsi carico almeno di segmenti del problema
dell’accoglienza di questi migranti. Precisa: voce non smentita sostiene che Francia, Germania e Olanda
avrebbero già fatto un passo avanti. Quindi, Di Maio avrebbe parlato giusto per evitare che altri grandi
d’Europa, andando incontro alle navi dei dannati, nel teso scenario del Vecchio Continente di oggi gli
affibbiassero d’imperio la parte del perfido, il più cattivo di tutti. Poi, se lui accoglie donne e bambini, gli
altri potrebbero ospitare i ragazzi, altri ancora i pensionandi, altri i “nullafacenti che sognano solo le
antiche discoteche di Rimini”.
Che gli frega: a lui importa solo stare a galla in questo governo e questa è la seconda mossa elaborata
dalla sua direzione strategica per garantirlo. Oggi Salvini, il suo compagno di banco, ha incassato solo
con qualche borbottìo il tentativo di Di Maio di fare “il buono” a dispetto del brutto e cattivo leghista.
Non deve averla presa benissimo, ma niente che possa disturbarlo davvero. Sa che il suo alleato cerca di
darsi da fare per bloccare l’emorragia di consensi che da settimane sta facendo soffrire il M5S. Sa che a
Di Maio non resta che elaborare impennate d’orgoglio se vuole evitare di essere vaporizzato dalla storia.
E Di Maio ci prova, mentre i suoi dintorni di partito in Parlamento iniziano a tremare come le pendici
dell’Etna: aria di rivolta, pare, e sui fondamentali, quelli che decidono se un porto vada aperto a persona
salvata in mare oppure no.
L’altro giorno, ha iniziato l’anno con una trovata che deve essergli piaciuta tanto quando gliel’hanno
affidata: rieccolo parlar di tagli ai parlamentari, la vecchia mitologia della “casta maledetta”, tagli,
riduzioni, smembramenti al reddito di un parlamentare. Mentre tornava in tv su questi temi provava a
riprendersi il ghigno minaccioso che lo aveva spinto in alto nella graduatoria degli spietati, quelli che ora
piacciono tanto perché giudicati in grado di raccogliere e tradurre senza tentennamenti il testimone della
vendetta più totale. Ma ha sbagliato misura nell’interpretazione e così si è visto che si trattava solo di un
gesto disperato, di un segnale di debolezza, più che di attaccamento ai temi fondativi. Così, è caduto
nell’enfasi e mentre diceva dei tagli pareva che per lui si trattasse dell’appuntamento col destino;
insomma: il paese pare sul punto di esplodere su mille mine ma lui è lì in Parlamento con le forbici e gli
occhi fuori dalle orbite, teso – per ora con le parole – a decapitare gli emolumenti di qualche centinaio di
eletti dal popolo, molti dei quali, tra l’altro, suoi, del suo partito.
Era comunque il primo tentativo dell’anno di smarcarsi da Salvini e dalla sua industriale capacità di
produrre immagini. Un tonfo. Fossimo Salvini, ce lo fabbricheremmo un alleato così, perfetto, fa tutto da
solo: e questo è un complimento alla diabolica furbizia del trust di cervelli che gli passa le palle al volo.
Intanto, la terra a cinque stelle trema. Raggi e Appendino tacciono sul decreto Sicurezza, neanche una
parola di apprezzamento. Per non dir che non condividono, che a loro sembra una porcata non gestibile.
Tanto che a dicembre in Consiglio a Roma è passato un documento che impegna la giunta a fare quel che
può per rimediare ai disastri che quella legge porterà con sé. Sarà un bimbo desiderato oppure no? Più o
meno è quel che si chiede in queste ore pubblicamente un senatore cinque stelle, Matteo Mantero che
consiglia tutti di ascoltare quel che hanno da dire le sindache di Roma e Torino: lui parla ma quanti
tacciono ormai solo per un soffio mentre si apre un’altra bolla, forse anche più “pericolosa”,
sull’accoglienza dei migranti, sui porti, sul senso di umanità, in definitiva.
Di Maio, ormai sull’orlo di un crampo al volto, alza il dito e ammonisce i ribelli: all’ordine, chi prova mal

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cerca-solo-di-restare-a-galla/

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