Il sovranismo dell’ignoranza

By on dicembre 6, 2018

La querelle euro non euro è qualcosa che si trascina oramai da anni, un populismo ignorante ha fatto del
No Euro la propria bandiera, un movimento che si è definito sovranista e che si rivela spesso trasversale
rispetto la società italiana. Secondo questi pseudo-economisti dalla soluzione facile basterebbe uscire
dall’Eurozona e ripristinare la nostra maltrattata liretta per tornare agli antichi splendori.
Tralasciando alcuni aspetti del passaggio come la contabilità, gli adeguamenti di tutti i software, alcune
centinaia di miliardi da restituire come il Target 2 ovviamente. I sovranisti affermano che sarebbe
sufficiente tornare al potere ‘sovrano’ di stampare carta moneta per mettere tutto a posto, non ci sono
soldi per le pensioni? Si stampano finché ne servono, abbiamo debiti da saldare? Via di conio.
Sorvoliamo anche sul fatto di espandere il debito in maniera assurda, andando ad aumentare il debito
pubblico con conseguente aumento degli interessi e quindi ulteriore debito per ripagarli. Giova ricordare
che negli ultimi 15 anni solo 1-2 volte il nostro avanzo primario (pil al netto degli interessi) è stato negativo.
La palla al piede del sistema italiano è l’enorme massa di debito che ci portiamo dietro da sempre per
garantire un livello di vita non adeguato alla ricchezza del paese.
Fatte queste doverose premesse, concentriamoci sulla moneta, se i sovranisti facessero la fatica di leggere i
testi di Paul De Grauwe sulla moneta, basterebbe il prologo per dissolvere ogni dubbio. L’insigne
economista belga, uno dei maggiori esperti mondiali, è famoso per la sua previsione sul futuro dell’euro in
tempi non sospetti, quando definì la moneta unica “Una bellissima casa, ma senza il tetto, finché splende il
sole tutto va bene, ma se inizia a piovere ti bagni”.
Quale è il valore della moneta? Nessuno, se non per fare da tramite e semplificare le transazioni. Se in un
baratto tra un venditore di formaggi ed uno di prosciutti il valore dei beni è tangibile, e resta solo da
stabilire il valore di concambio, la moneta come tale non serve a nulla. Perché la moneta abbia significato e
valore, e quindi possa essere accettata ed usata, deve soddisfare due condizioni essenziali: la diffusione e la
convertibilità.
Restando nei tempi moderni, vediamo come i vari sistemi Gold Standard e gli accordi di Bretton Woods,
senza entrare nei dettagli, tendessero a garantire il fatto che la moneta tendesse alla soluzione ideale di
divenire unica a livello mondiale, e che fosse garantita la sua convertibilità. In termini pratici, la moneta è
un impegno da parte del paese emittente a convertirla in altra moneta o bene di eguale valore ad un
cambio prefissato. Chi accetta una moneta vuole essere certo che una volta entratone in possesso la possa
usare, cambiarla nella valuta del proprio paese o di altro di suo gradimento, che il valore resti immutato.
L’affidabilità della moneta è dato dalla reputazione, termine che oggi va tanto di monda sul web,
dell’emittente.
Una nuova liretta soddisferebbe questi due requisiti essenziali? Assolutamente no! La diffusione sarebbe
limitata al nostro paese, l’affidabilità di un emittente che ha abbandonato l’Eurozona non riuscendo a
rispettarne i vincoli di bilancio sarebbe bassissima. Se oggi per comprare il petrolio usiamo gli euro o i
dollari, poniamo in questo caso di acquistare i dollari con cambio 1 a 1 e quindi pagare un dollaro
(arrotondando) 2.000 lire; domani la nostra lira varrebbe così poco ed avrebbe così poca accettazione che
per acquistare i dollari necessari dovremmo versare ben di più, ipotizziamo 2.500/3.000 lire.
Da qui dovremmo intraprendere tutto un discorso su costi del lavoro, inflazione, importazioni, ma per ora
fermiamoci qui, quando vi parlano di sovranismo, chiedetevi cosa potreste fare con delle lire accettate e
fruibili solo entro i patrii confini.

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