Coldiretti Marche – L’agroalimentare delle Marche, i suoi nemici e come affrontarli: se ne è parlato alla Mole

By on novembre 8, 2018

Ciauscolo e mortadelle vegane, il wine kit per produrre in casa il Verdicchio. Lo scaffale dei cibi fake è davvero ricco di “mostri” che richiamano al Made in Italy e per contrastare questi fenomeni, che si nascondono anche tra i nostri scaffali servono leggi adeguate. Le Marche non sono immuni. Solo quest’anno, da gennaio a ottobre, il Nas ha effettuato 647 ispezioni riscontrando 46 violazioni penali e 315 violazioni amministrative. Tra quelle che vanno per la maggiore troviamo 28 casi di cattivo stato di conservazione, 51 di mancanza di tracciabilità, 9 frodi in commercio. Ben 27 le denunce all’Autorità giudiziaria e 116 le segnalazioni all’Asur con 11 i sequestri penali, 192 sequestri amministrativi e 14 attività che si sono viste sospendere la licenza. Numeri inferiori rispetto all’anno precedente ma solo perché il 2017 è stato l’anno dei controlli e dei sequestri di uova contaminate dall’insetticida Fibronil, operazione ha inserito in statistica 324 controlli (sui 910 totali) con 19 persone denunciate, 300mila uova sequestrate e 200mila galline sequestrate. Cibo contaminato. Oppure prodotto secondo pratiche illegali per abbattere i costi di produzione e conseguire il massimo profitto. Una minaccia sia per la salute dei cittadini consumatori, sia per l’ambiente ma anche per quelle aziende che operano nelle regole, che faticano in un mercato inquinato. Dati e istanze emersi nel corso del convegno organizzato da Coldiretti Marche e dedicato a “L’agroalimentare italiano punta sulla legalità” che si è tenuto alla Mole Vanvitelliana di Ancona con la partecipazione del procuratore Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale sulle agromafie. “La normativa non è adeguata – ha richiamato Caselli -. è rimasta quella che puniva l’oste perché allungava l’acqua con il vino e spesso chi delinque riesce a farla franca. Non è possibile governare questo nuovo mondo con armi spuntate ma servono strumenti adatti. Come Osservatorio avevamo redatto un progetto di legge con 49 articoli che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e poi portato all’attenzione del Parlamento il giorno successivo allo scioglimento delle Camere. A oggi, con la nuova legislatura, sono stati presentati vari progetti di legge che riprendono quel lavoro”. Coldiretti ha spinto e sostenuto l’Osservatorio, nato 5 anni fa. E da tempo chiede un inasprimento delle pene, fino a prevedere sequestri e chiusure nei casi più gravi. “L’agromafia negli anni ha cambiato forma e modalità d’azione – ha osservato Maria Letizia Gardoni – È un fenomeno complesso in continua evoluzione e per contrastarlo abbiamo due strade da percorre. La prima è normativa e riguarda il piano legislativo non solo italiano ma anche europeo. La seconda è la cultura che ci permette di migliorare ogni giorno il tessuto imprenditoriale e la consapevolezza dei cittadini che scelgono il modello produttivo responsabile e rispettoso. A proposito di leggi e regole, c’è una legge ed una regola che vale più di ogni altra ed è l’etica. Ed è per questo che chiediamo che la Regione Marche si assuma la responsabilità di contenere il consumo di suolo e di avviare il processo di ricostruzione post sisma. E che queste decisioni possano inserirsi sulla scia della scelta politica che il presidente Ceriscioli ci ha espresso sostenendo l’adesione all’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura”. Proprio il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, nel portare i suoi saluti, ha infatti dato questo importante annuncio di vicinanza alla causa dell’Osservatorio. “Come regione siamo molto interessati – ha detto il presidente regionale – e ringraziamo la Coldiretti che da anni porta avanti battaglie che vanno nella direzione dei nostri stessi obiettivi”. Al convegno ha portato i saluti dell’amministrazione comunale dorica Susanna Dini, presidente del consiglio comunale di Ancona. Oltre al Nas, rappresentato al convegno dal comandante regionale Sandro Sborgia, altre attività sono state illustrate da Antonio Iaderosa direttore dell’Icqrf, l’Ispettorato Centrale di Repressione Frodi per Marche, Emilia Romagna e Lombardia: come l’operazione Tropicana che nel 2018 ha portato al sequestro di 160mila vasetti di pesche sciroppate, con la frutta che veniva rifilata alla grande distribuzione marchigiana come Made in Italy mentre in realtà proveniva dall’estero, e la recente denominata “Falsicchio”, con 5mila ettolitri di vino bianco generico venduto come Verdicchio dei Castelli di Jesi doc. Con Stefano Masini, responsabile nazionale Ambiente e Territorio della Coldiretti nazionale, si è parlato di contraffazione e italian sounding. Alcuni dei prodotti fake che richiamano all’Italia per ingannare i consumatori stranieri sono stati messi in mostra nel corso del convegno. Una seria lotta alla contraffazione potrebbe incentivare, per altro, anche le esportazioni agroalimentari marchigiane che, secondo dati Istat rielaborati da Coldiretti Marche, valgono oltre 173 milioni di euro nel primo semestre 2018, in calo di circa l’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “L’Italia – ha detto Masini – ha il primato ineguagliabile mondiale di biodiversità. Basti pensare all’olio extravergine di olive, solo nelle Marche esistono 36 varietà di oliva quando in Spagna (il maggior produttore mondiale, ndr) ce ne sono quattro. Dobbiamo difendere questo primato anche dagli accordi internazionali. Il Ceta, ad esempio, riconosce appena due denominazioni marchigiane su 14. La domanda è spontanea. Perché dobbiamo firmare un qualcosa che ci danneggia?”.

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