Le performance nella sanità delle Marche

By on agosto 1, 2018

Sono stati pubblicati i primi report dell’indagine della Scuola Universitaria Superiore S. Anna di
Pisa, che analizza le performance dei sistemi sanitari di un network di 12 regioni, valutando circa
300 indicatori relativi al 2017 dai quali emerge un quadro articolato che merita alcune riflessioni.
L’indagine infatti, indica i punti di forza del sistema sanitario marchigiano, tra i quali
prioritariamente l’appropriatezza prescrittiva diagnostica, gli screening oncologici, l’efficacia
assistenziale delle patologie croniche, la degenza media.
Ma la giusta attenzione deve essere dedicata soprattutto ai punti di debolezza da superare al più
presto e la predisposizione del Piano Socio Sanitario rappresenta l’occasione migliore per
programmare interventi e azioni coerenti con tale obiettivo.
La prima serie di criticità evidenziate riguarda i Pronto Soccorso. con il problema dei tempi di
attesa, che conferma le difficoltà rispetto alla tempestiva gestione delle casistiche meno urgenti
(codici verde e giallo) le cui performance sono valutate come molto scarse: in particolare, le
Marche sono la regione del network con la più bassa percentuale di accessi con codice giallo, che
sono trattati entro 30 minuti dal momento dell’accettazione (48,4%, a fronte di una media delle
regioni esaminate del 72,2%). I dati sono notevolmente differenziati tra le diverse strutture
ospedaliere: nelle Marche le performance peggiori sono di Macerata e Fermo.
Critica anche la percentuale di accessi al Pronto Soccorso con codice verde visitati entro un’ora
(56,4%, rispetto alla media del 68,9%); Senigallia (33,5%) e INRCA sono le strutture ospedaliere
con i risultati peggiori.
Molto critica anche la percentuale di abbandoni dal Pronto Soccorso, ovvero il numero di
pazienti che lasciano spontaneamente la struttura dopo l’accettazione, prima di essere visitati dal
medico o dopo la visita ma prima della chiusura della cartella clinica. Anche in questo caso, le
Marche registrano una performance peggiore (6,9%, a fronte di una media del 4,1%),. Jesi e S.
Benedetto del T. sono le strutture marchigiane con le performance peggiori.
Nel 2017, nelle Marche si registra un basso tasso di ospedalizzazione, tuttavia si rileva un’elevata
percentuale di ricoveri oltre soglia per pazienti anziani, ovvero ricoveri con una durata superiore
rispetto al tempo massimo previsto per la gestione di uno specifico quadro clinico. Una maggiore
offerta di assistenza domiciliare, tuttora insoddisfacente, potrebbe contribuire a migliorare la presa
in carico post-ricovero. Ma anche la performance relativa agli anziani in cure domiciliari risulta
essere la più bassa del network: 2,9% a fronte di una media del 7,5%.
Sotto la media è anche il tasso di anziani over 65 ammessi in RSA (8,9 per mille a fronte di una
media dell’11,8): Ascoli Piceno e San Benedetto del T. sono i territori con i valori più bassi.
Complessivamente critica, inoltre, l’appropriatezza prescrittiva farmaceutica ed è considerato molto
critico anche il consumo di farmaci oppioidi, che rappresenta la presa in carico delle condizioni
di dolore dei pazienti: nelle Marche si registra il più basso utilizzo per 1000 abitanti. Fabriano e
Pesaro le realtà con i valori peggiori.
Preoccupante anche la situazione della copertura vaccinale, con il valore più basso delle regioni
esaminate, in particolare la copertura vaccinale antinfluenzale degli anziani, quella contro il
papilloma virus; quella contro morbillo, parotite e rosolia.
Nell’ambito della prevenzione collettiva, la situazione della sicurezza sul lavoro registra valori tra
i peggiori delle regioni in esame: dato particolarmente preoccupante alla luce dell’aumento del
numero di infortuni denunciati.
Per quanto riguarda i percorsi oncologici, i tempi di attesa per gli interventi chirurgici sono
complessivamente nella media, ad eccezione degli interventi relativi al tumore alla mammella, al
retto e al polmone: valori tra i peggiori delle regioni esaminate.
Aspetti critici anche nella gestione del percorso materno-infantile: nel 2017 si conferma un
frequente ricorso al parto cesareo.

Critiche anche l’appropriatezza medica e quella chirurgica, ovvero, non sempre le prestazioni
sono erogate con le giuste tempistiche ed utilizzando tecniche e modalità clinicamente consolidate.
Questi dati pongono l’accento sui punti deboli del sistema sanitario marchigiano, in particolare
l’insufficienza della strutturazione dei servizi territoriali e di integrazione socio-sanitaria..
Inoltre, la trasformazione dei piccoli ospedali in strutture territoriali va compensata con ulteriori
importanti investimenti sulla rete dell’emergenza sanitaria, a partire da un s potenziamento delle
Potes e della dotazione di Mezzi di Soccorso Avanzato.
La riorganizzazione del sistema di cure primarie e intermedie va sostanziata dalla strutturazione
effettiva degli Ospedali di Comunità e accompagnata da un concreto sviluppo delle Case della
Salute, da localizzare sul territorio regionale, privilegiando le aree oggi più svantaggiate.
Vanno poi adottate azioni efficaci per le riduzione dei tempi di attesa e potenziato il sistema di
prevenzione.
Ancona, 1 agosto 2018

CGIL CISL UIL Marche
(D. Barbaresi, S. Rossi, G. Fioretti)

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