CNA Terr.le Fermo: le imprese fermane lavorano 217 giorni all’anno per pagare le tasse

By on luglio 18, 2018

A Fermo, nel 2018, un imprenditore artigiano medio paga il 59,4% di tasse (nel 2017 era il 59,2%
mentre nel 2011 il 58,6%), potendo contare su un reddito disponibile pari a 20.288 euro.
Il 4 agosto festeggerà il Tax Free Day, il giorno della liberazione dalle tasse, smettendo di lavorare
per il fisco e iniziando a guadagnare per se stesso e la sua impresa. A conti fatti, vuol dire che lo
stesso imprenditore nel 2018 lavora 217 giorni per pagare i tributi, mentre sono solo 148 i giorni
lavorativi da cui può trarre un guadagno da destinare, ad esempio, ai consumi familiari. *
Sono gli esiti dello studio dell’Osservatorio sulla Tassazione delle Pmi, condotto per il quinto anno da
CNA Nazionale su 137 comuni italiani, compresi tutti i capoluoghi di provincia: Fermo si posiziona
al 41esimo posto nella classifica dei 137 comuni analizzati, che vede al primo posto Gorizia (già
“liberata” dalle tasse il 14 luglio) con il 53,8% di tassazione e all’ultimo Reggio Calabria con il
73,4% (per la quale la liberazione scatterà non prima del 24 settembre).
“L’analisi evidenzia che a Fermo – dichiara il Presidente CNA Territoriale Paolo Silenzi – la
pressione fiscale media sulle pmi cresce dello 0,2%: non siamo più ai livelli del 2013, quando
l’incidenza era del 63,6% e il reddito per l’imprenditore fermano era poco più di 18 mila euro annui,
e siamo ancora sotto la media nazionale, che è del 61,4% con un trend di crescita. Tuttavia, dallo
studio emerge in maniera netta come l’applicazione di alcuni dei correttivi segnalati dalla CNA
potrebbero invertire una tendenza pericolosa, che vede l’imprenditore lavorare sempre più per
un’ingombrante socio pubblico invece che per i bisogni suoi e della propria attività”.
“Sul fronte fiscale la realtà italiana è molto complessa – spiega il Direttore Generale Alessandro
Migliore – per via delle profonde differenze nella tassazione locale. La crescita della pressione
fiscale sulle pmi non è però ineluttabile: basterebbe l’applicazione contemporanea di tre tra le
misure suggerite da CNA per determinare un calo dell’imposizione fino al 53,5%. Si tratta
dell’aumento della franchigia Irap da 13 a 30 mila euro, l’adozione del regime Iri al 24% e,
soprattutto, l’introduzione della totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali delle imprese, cioè
capannoni, laboratori, negozi”. “A questo – riferiscono Migliore e Silenzi – si devono aggiungere
l’introduzione della Flat tax in modo progressivo e credibile, prevedendo la riduzione delle aliquote
IRPEF a partire da quelle più basse del 23% e del 27% ed eliminando la discriminazione attuale
operata dalle detrazioni da lavoro delle piccole imprese personali, oltre all’estensione del regime
forfetario a tutte le imprese individuali e professionisti con ricavi inferiori a 100.000 euro”.
CNA Fermo sostiene che, per riequilibrare un sistema fiscale insopportabile, sia necessario garantire
maggiore equità nel prelievo tra i diversi redditi da lavoro e invertire sensibilmente la tendenza a
trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli, asfissianti per strutture leggere come quelle delle
piccole imprese, oltre ad usare in modo intelligente la leva fiscale per aumentare domanda interna e
investimenti.
*Stima riferita ad un’impresa individuale, con un impiegato e quattro operai, un laboratorio di 350 metri quadrati e un
negozio di 175, 431 mila euro di fatturato e 50 mila euro di utili.

Fermo, lì 18 luglio 2018 L’Ufficio Stampa

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