Infolampo: Voucher – Donne

By on luglio 13, 2018

‘Sui voucher Di Maio ci sorprende. Non era per il lavoro
stabile?’
Camusso, siamo pronti a mobilitarci (leggi l’intervista integrale)
“Certo, se serve noi ricominciamo”. Così il segretario generale della Cgil al governo, che ha
confermato l’intenzione di voler reintrodurre i ticket per turismo e agricoltura. “Consentirne l’uso, anche
solo per alcuni settori, è una cosa indecente”
“Consentire l’uso dei voucher, anche se soltanto per alcuni settori, è una cosa indecente”. Una bocciatura
senza appello, quella del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, in merito alla possibile
reintroduzione dei “buoni lavoro” da parte del governo. “Non si capisce – spiega – perché il ministro Di
Maio abbia cambiato opinione. C’è un’evidente contraddizione tra il dire che vogliamo lavorare per la
stabilità del lavoro e poi introdurre una forma di grande precarizzazione. Il tutto basato su affermazioni
non credibili: i settori di cui si parla per reintrodurre i voucher hanno già tutte le flessibilità possibili
dentro le certezze contrattuali”.
Una posizione che Susanna Camusso ha ribadito anche su Twitter, rilanciando un’intervista al quotidiano
Il Manifesto. “Certo, se serve noi ricominciamo”, dice la dirigente sindacale rispondendo alla domanda se
la Cgil è pronta alla protesta: “Sarebbe un vero capovolgimento rispetto a quanto appena fatto sui
contratti a termine, dove si è iniziato a porre limiti stringenti, anche se si poteva fare di più”.
“C’è pressione da parte della Lega, delle imprese, soprattutto di quelle agricole che vorrebbero cambiare
anche la legge sul caporalato. Ma ricordo bene che quando presentammo a tutte le forze parlamentari i
nostri referendum, i Cinquestelle ci dissero di essere d’accordo con noi”, aggiunge Camusso. Per il
segretario generale della Cgil “il voucher è l’esatto contrario del lavoro garantito, perché prevede solo la
paga, ma non tutte le altre tutele contrattuali. Il lavoro stagionale è già regolato in molti contratti, tra cui
agricoltura e turismo: puoi fare contratti a termine di una giornata, ad esempio. Esiste il contratto a
chiamata. Per la vendemmia puoi già assumere studenti, pensionati e disoccupati con i voucher, che
hanno precisi limiti di applicazione”.
Nessun ripristino, servono solo a risparmiare
“Il massimo dell’abuso si è avuto nel commercio e nel turismo”: così la Filcams motivando la sua netta
opposizione. Per il segretario confederale Cgil Scacchetti la riattivazione “è una riduzione dei costi per le
imprese fatta sulla pelle dei lavoratori”
“Il ministro Di Maio non sa o fa finta di non sapere che il massimo dell’abuso dei vecchi voucher si è
registrato proprio nei settori del commercio e del turismo, dove i ‘buoni lavoro’ servivano per
istituzionalizzare il lavoro nero o in alcuni casi per garantire le aperture notturne nelle grandi catene della
distribuzione, creando veri e propri eserciti di sfruttati”. A dirlo è il segretario nazionale della Filcams
Cgil Cristian Sesena, commentando l’apertura del ministro del Lavoro alla possibile reintroduzione dei
Leggi tutto: http://www.rassegna.it/articoli/voucher-camusso-siamo-pronti-a-mobilitarci
http://www.rassegna.it/articoli/voucher-filcams-no-alla-reintroduzione

www.ingenere.it
Hater che scelgono le donne
Chi odia lo fa sul web e preferisce insultare le donne, lo conferma l’Osservatorio Vox che per il terzo
anno consecutivo ha tracciato le mappe dell’intolleranza nel nostro paese
di Claudia Bruno
12 giugno, Erika, ventotto anni, viene uccisa a coltellate a Biella dal suo compagno Dimitri. 29 giugno, il
presidente degli Stati Uniti Donald Trump twitta contro la giornalista Mika Brzezinski della tv via cavo
Msnbc definendola “una pazza con basso quoziente intellettivo”. 3 luglio, l’Erasmus University di
Rotterdam diffonde uno studio che sostiene che le donne sono meno intelligenti degli uomini. 10 ottobre,
scoppia il caso su Harvey Weinstein accusato di decine di molestie sessuali. 8 marzo, in tutto il mondo le
donne manifestano a sostegno della campagna #MeToo. 30 aprile, l’Accademia di Svezia, al centro dello
scandalo Arnault, annuncia che il Nobel per la letteratura del 2018 rischia di saltare.
Se l’intolleranza si muove online è in corrispondenza di notizie come queste che gli insulti si scatenano.
La rete dell’odio, così la chiama l’Osservatorio Vox, fondato dalla giornalista Silvia Brena e da Marilisa
D’Amico, ordinaria di diritto costituzionale, che per il terzo anno consecutivo ne ha tracciato la geografia
nel nostro paese.
È sui social che il virus della cattiveria si propaga, a ritmo dei mi piace e condividi che hanno già reso
l’odio un sentimento globale. Non è un caso se l’edizione 2018 dello Zingarelli ha incluso tra i nuovi
termini d’uso anche quello di hater. E gli odiatori (e le odiatrici) del web danno il peggio di sé quando chi
legge è una donna.
Uccellini cattivi.
Come nelle precedenti edizioni, l’osservatorio ha scelto Twitter come canale d’elezione, nonostante non

sia il social più utilizzato dagli utenti, per il suo carattere virale e geolocalizzato: “la possibilità di re-
twittare dà l’idea di una comunità virtuale continuamente in relazione e l’hashtag offre una buona sintesi

del sentimento provato dall’utente” motiva l’osservatorio che ha gestito il lavoro in più fasi. La prima ha
riguardato l’identificazione dei diritti e del loro mancato rispetto, ed è stata seguita dal dipartimento di
Diritto Pubblico italiano e sovranazionale dell’Università degli Studi di Milano. La seconda fase è stata
rivolta all’individuazione delle parole più utilizzate dagli utenti per esprimere odio, e a questo hanno
lavorato i ricercatori del dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica della Facoltà di Medicina e
Psicologia, dell’Università Sapienza di Roma.
Geografia dell’odio. Sulla scia della Hate Map della Humboldt State University, una terza fase della
ricerca è consistita nella realizzazione della mappatura dei tweet, resa possibile grazie a un software
progettato dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari, “una piattaforma di Social Network
Analytics & Sentiment Analysis, che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per comprendere la
semantica del testo e individuare ed estrarre i contenuti richiesti” ha spiegato l’osservatorio. I dati raccolti
sono stati poi analizzati ed elaborati dal team di psicologi della Sapienza e dai sociologi del team di
ItsTime, Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies, centro di ricerca che fa
capo al Dipartimento di Sociologia dell’università Cattolica di Milano.
Chi odia preferisce le donne. Le donne sono il bersaglio preferito per la pubblica gogna, una tendenza
rimasta pressoché invariata dal 2016, segno che l’odio contro le donne ha radici profonde e trasversali.
Sul totale dei tweet intolleranti analizzati dall’osservatorio tra maggio e novembre 2017 e marzo e maggio
2018 (in tutto 6.544.637 di tweet), le donne (e qui si intende per il fatto di essere donne, essendo le donne
ovviamente presenti anche nelle altre categorie analizzate) raccolgono infatti il 60% degli insulti, seguite
da migranti (13,5%), islamici (11,8%), disabili (8,3%), omosessuali (4,3%), ebrei (2,8%). Gli hater
misogini si scatenano al nord, calano a Roma, si concentrano in Sicilia e a Napoli, si legge nella mappa
termografica che permette di visualizzare dove l’odio “si accende”. Sono Milano, Bologna, Torino,
Firenze e Palermo le città in cui gli utenti danno più sfogo alla misoginia online. Dati che confermano una
tendenza: i social network sono diventati il veicolo principale per le violenze di tipo psicologico, la forma
di violenza più diffusa tra le donne con un ruolo pubblico, secondo un rapporto diffuso dall’Unione
interparlamentare.
Offese, insulti, turpiloqui. Le parole più ricorrenti usate per offendere le donne hanno sempre a che fare
con un corpo degenerato o degradato nelle sue funzioni sessuali. Del resto il bersaglio dell’offesa online –
spiega Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista tra gli autori dell’osservatorio – è quasi sempre il
corpo, che queste siano rivolte al genere, all’orientamento sessuale, al paese di provenienza, alla fede o
all’etnia. Nel regno della smaterializzazione dei corpi, il corpo si aggiudica allora questo primato
Leggi tutto: http://www.ingenere.it/articoli/hater-che-scelgono-le-donne

You must be logged in to post a comment Login

How To Get Rid Of Stretch Marks