ECCO COME I TACCHEGGIATORI GIUSTIFICANO I LORO FURTI ALLE CASSE AUTOMATICHE

By on giugno 29, 2018

Sono sempre più presenti nei nostri supermercati e sono destinate a esserlo sempre di più, fino a sostituire, forse, un giorno, la presenza umana. Sono le casse automatiche. Oltre a risultare poco simpatiche ai più, sembra che la loro presenza favorisca, in qualche modo, atteggiamenti disonesti da parte dei consumatori.

 

La Dr.ssa Emmeline Taylor, docente di criminologia della City University of London, ha studiato il fenomeno e identificato quattro tipologie di “taccheggiatori da cassa automatica”, che chiama sgraffignatori (swipers, in inglese).

 

Uno dei trucchi preferiti dagli sgraffignatori è appropriarsi articoli dispendiosi, come ad esempio gli avocado, selezionando il prezzo di articoli poco cari, come ad esempio le carote.

 

In un recente articolo sull’argomento pubblicato sul sito The Conversation, How shoplifters justify theft at supermarket self-service checkouts (Ecco come i taccheggiatori giustificano i loro furti alle casse automatiche dei supermercati), la Dr.ssa Taylor fa l’esempio dell’Australia, paese dove questo tipo di comportamento è così diffuso che uno dei più importanti supermercati le dichiarò aver “venduto” più carote di quante ne avesse mai avute in magazzino!

 

La Dr.ssa Taylor, basandosi sulle giustificazioni degli sgraffignatori, individua quattro tipologie di taccheggio:

Incidente: la persona giustifica il suo comportamento come cominciato, per caso, dopo aver rubato qualcosa per sbaglio.

Scambio: il taccheggiatore sceglie articoli dispendiosi ma sostiene di star comprandone di meno cari.

Ricompensa: il cliente afferma di essersi “ricompensato” per il fatto di dover passare lui stesso gli articoli alla cassa.

Irritazione: la persona giustifica le proprie azioni lamentandosi di essere obbligato a destreggiarsi con codici a barre e tecnologia.

 

La criminologa ritiene che, in particolare il secondo gruppo, quello degli “scambiatori”, rubi gli articoli quasi come si trattasse di un gioco, come se cercasse di rendere più eccitante la noiosa routine del fare la spesa. Sempre a suo parere inoltre, questo comportamento dimostra che non tutti i reati sono motivati dal denaro e spiega meglio il fatto che il taccheggio non sia una prerogativa di persone economicamente e socialmente disagiate.

 

Giulia Gandolfi, PPOOL media – communications

 

E-mail: giulia.gandolfi@ppool.eu

 

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