Italia nella top ten della vendita di armi

By on giugno 4, 2018

Fra le polemiche italiane del 2018 ha preso risalto, poi spento dalle vicende politiche, la querelle sulle armi italiane prodotte in Sardegna ed usate nello Yemen per uccidere civili innocenti. L’ex-premier Gentiloni e l’ex-ministra Pinotti, hanno subito alzato una cortina fumogena appellandosi al “rispetto delle leggi nazionali ed internazionali”, in pratica un “è vero, esportiamo armi per uccidere persone innocenti, ma lo facciamo rispettando le norme”.
I soldi non hanno odore si sa, quindi via libera verso lo Yemen, così come si fanno affari con l’Egitto di Al Sisi dopo le rituali dichiarazioni pro-Regeni ovviamente. Nel 2016 sono quasi raddoppiate le esportazioni italiane di armamenti, rispetto al 2015 si è passati da 7,9 miliardi di euro ai 14,6 miliardi. Una crescita dell’85,7%, rilevata all’interno della Relazione annuale al Parlamento sull’applicazione della Legge 185 del 1990, inviata dalla Presidenza del Consiglio con i contributi dei ministeri di Esteri, Difesa, Economia e Sviluppo economico. I governi Renzi e Gentiloni un risultato sicuramente l’hanno raggiunto, portare il nostro paese al nono posto nel mondo nella classifica degli esportatori di armi stilata dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute). Per l’esattezza l’Italia esporta il 2.5% delle armi di tutto il mondo, al primo posto ci sono gli USA(34%), poi seguono Russia (22%), Francia (6.7%), Germania (5.8%), Cina (5.7%), Regno Unito (4.8%), Spagna (2.9%) e Israele (2.9%). Chiude la classifica al decimo posto l’Olanda (2.1%). La top 10 dei produttori di armi riguarda le cosiddette “major weapons”, vale a dire quelle pesanti (aerei, navi, sottomarini, carri armati e sistemi missilistici), e si riferisce al quadriennio 2013-2017.
I nostri maggiori clienti sono Emirati Arabi, Israele, Turchia, Algeria, Marocco, Taiwan, almeno per quello che è dato sapere, visto che sono ben 9 anni che l’Italia non invia informazioni all’Unroca, cioè al Registro delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali. La metà del valore delle esportazioni del 2016 (7,3 miliardi di euro) arriva dalla fornitura al Kuwait di 28 aerei Eurofighter della Leonardo. Un golfo dove si fanno affari d’oro, come quelli che prevedono la vendita di sette navi di superficie di oltre 100 metri (di cui 4 corvette), una nave anfibia Lpd (Landing Platform Dock) e due pattugliatori Opv (Offshore Patrol Vessel) al Qatar, stato accusato spesso di armare i terroristi.
Anche gli armamenti ‘secondari’ riempiono i forzieri, bombe, siluri razzi, e missili hanno fruttato 1,2
miliardi, la relazione annuale in materia di armamenti sottolinea inoltre che nel corso del 2016 l’Italia ha esportato in 82 Paesi in totale, confermandosi uno dei principali attori mondiali per penetrazione del mercato. Cresce anche l’import. Nello stesso periodo, anche l’incremento delle importazioni di armamenti ha raggiunto livelli record: nel 2016 sono arrivate in Italia armi per un valore di 612 milioni di euro, con un aumento del 169% rispetto al 2015. L’82% del materiale è arrivato dagli Stati Uniti. Ora è cambiato il governo, vedremo se l’aria nuova del cambiamento porterà finalmente ad una politica in tema di armamenti maggiormente tesa alla salvaguardia della vita umana e meno al profitto.
MAURIZIO DONINI

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