Infolampo: Def – BCE

By on maggio 18, 2018

Def, quello che non c’è
Riccardo Sanna (Cgil) intervistato da RadioArticolo1. “Siamo nel solito sentiero stretto dell’austerità.
Pesa l’assenza di risorse per gli ammortizzatori sociali e per le politiche attive”
“Il Paese è diventato più diseguale, precario e insicuro, come dice l’Istat nel suo ultimo rapporto. Siamo
ancora lenti e bloccati, divisi anche nel territorio: il Sud resta indietro, la disoccupazione è troppo alta.
Eppure, nel Documento di economia e finanza sembra esserci una resa a questa fotografia: la proiezione
al 2021 di tutti gli indicatori, del lavoro in particolare, resta
bloccata, con la disoccupazione ancora a due cifre e salari
addirittura in calo in termini reali, nonostante la bassa
inflazione. Quello che manca in quel documento,
apparentemente tecnico, è proprio una visione diversa”. A
dirlo è Riccardo Sanna, coordinatore dell’Area politiche di
sviluppo della Cgil, intervistato da RadioArticolo1.
A suo giudizio, siamo nel “solito stretto sentiero
dell’austerità, della flessibilità condizionata, della
svalutazione competitiva e soprattutto del lavoro. Le
indicazioni di bassa crescita e quel pilota automatico sulle
clausole di salvaguardia – aggiunge – determinano una
prospettiva di gestione di conti pubblici sempre dettata da
un contenimento del perimetro pubblico, da un’attenzione esagerata al deficit e al debito. Sicuramente,
anche se tecnico, il documento fa una proiezione per inerzia di un medesimo approccio alla finanza
pubblica in generale alla politica economica”.
Cos’altro manca al Def? “Sicuramente – osserva l’economista – non ci sono le risorse per cambiare il
sistema di ammortizzatori sociali e delle politiche attive. Se ne riempiono tutti la bocca, ma pochi
immagino una riforma strutturale organica del sistema. Anche la previdenza, a prescindere dalle
speculazioni mediatiche, è sicuramente un tema che richiede un nuovo confronto per superare la riforma
Fornero, e di questo non c’è traccia nel Documento di economia e finanza, così come mancano alcune
urgenze fondamentali come le risorse da destinare all’estensione del Durc di congruità, la prosecuzione di
misure di sostegno al reddito, la sospensione delle ritenute fiscali per le quattro regioni colpite dal sisma
del 2016 e 2017”.
Da sottolineare anche l’assenza di risorse adeguate per il sistema sanitario nazionale. “In sede di
audizione parlamentare – sottolinea Sanna – abbiamo sollevato il tema, siamo stati tra i pochi a farlo
insieme alle regioni e agli enti locali: siamo in presenza sostanzialmente di un definanziamento del
sistema sanitario nazionale. Non c’è una vera e propria riduzione, manca però quel progressivo
incremento delle risorse per allinearle con la media Europea”. Quanto agli investimenti pubblici, “per
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Donne migranti. A Parma un video
per raccontare l’integrazione

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Debito e Bce, cosa c’è dietro la richiesta di Lega e M5s
Francoforte ha deciso di rinnovare gli acquisti dei bond. E sta prendendo tempo. In attesa della riforma
dell’Eurozona e della cartolarizzazione dei debiti. Ecco perché la questione posta da Di Maio e Salvini è
reale.
di Giovanna Faggionato
La richiesta di cancellare 250 miliardi di debito legato al Quantitative easing, contenuta nella prima bozza
del contratto tra il M5s e la Lega, sarà suonata nel migliore dei casi ingenua, ridicola o più probabilmente
pericolosa, ma il problema da cui partiva non lo è affatto. Tanto che a Francoforte se lo stanno ponendo
da tempo. Il programma di acquisto di bond dell’Eurotower funziona, si potrebbe dire, per interposta
istituzione: siccome la Bce non può comprare direttamente titoli sovrani, ha aiutato le banche centrali dei
Paesi dell’Area euro ad acquistare il proprio debito. Nel caso della Banca d’Italia buoni del Tesoro per
circa 277 miliardi di euro, un valore pari al circa il 10% delle nostre emissioni totali.
CRESCONO GLI SQUILIBRI. Il programma dunque ha avuto come effetto collaterale quello di
aumentare il carattere nazionale del debito e gli squilibri legati al rischio sovrano tra i differenti sistemi
bancari. E visto che l’Area euro non ha ancora fatto i compiti a casa sulla condivisione dei rischi – per ora
nemmeno la condivisione minima, per esempio con l’istituzione di una garanzia dei depositi unica,
prevista dall’accordo sull’unione bancaria, ma a cui si oppongono la Germania e gli altri Paesi del Nord –
una eventuale prossima crisi coglierebbe i Paesi dell’Eurozona ancora non attrezzati a sostenere lo choc.
Non a caso il comitato per i rischi sistemici in seno alla Bce sta studiando da tempo un meccanismo di
cartolarizzazione per fare in modo che in futuro si possa comprare un prodotto finanziario che combini
titoli di Stato di diversi Paesi dell’area euro e con diversi gradi di rischio. E il progetto è entrato anche
nell’agenda della Commissione europea, anche se per ora solo a livello di ipotesi. Sarebbe un modo per
disinnescare il legame tra sistemi bancari nazionali e debito, magari prima che si realizzino altrettanto
annunciati progetti di ristrutturazione controllata del debito come quelli proposti dal ministero delle
Finanze di Berlino e che secondo il ministro delle Finanze di Parigi Bruno Le Maire rischiano di portare
nuove tensioni sul mercato dei bond.
I BOND SCADUTO SARANNO RIACQUISTATI. Nel frattempo, a fine ottobre 2017 e proprio nella
giornata in cui ha annunciato il tapering, cioè il rallentamento progressivo del Quantitative easing, il
presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha annunciato che i bond comprati dall’Eurotower
in questi anni una volta scaduti verranno riacquistati: una dichiarazione su cui pochi si sono soffermati,
ma che è stata per i Paesi della periferia economica dell’Area euro una scelta importante tanto quanto
quella di rallentare il programma. E infatti non è stata presa all’unanimità.
Insomma, la Bce sta prendendo tempo. E lo sta facendo, secondo Marcel Fratzscher, uno dei maggiori
economisti tedeschi e soprattutto uno dei pochi non appiattiti sulle posizioni ordoliberiste, anche con la
speranza che si compia finalmente quella riforma dell’Eurozona che viene continuamente frenata dalla
Germania e non solo. La trovata di M5s e Lega, buttata lì come se nulla fosse, una richiesta unilaterale,
prima senza nessun progetto relativo a come affrontare i problemi nel loro complesso e nel loro orizzonte
comunitario e poi correggendo parzialmente il tiro, non ha fatto altro che ricordare dove sta il problema: a
fine giornata lo spread, cioè il differenziale tra gli interessi pagati su un titolo di Stato tedesco e quelli di
un altro Paese, è cresciuto di 20,2 punti per l’Italia, di 9,5 per la Spagna, di 10, 3 per il Portogallo, di 26,6
per la Grecia.
LA TEMPESTA «STA ARRIVANDO». Roma si è trascinata dietro la periferia dell’Area euro in un
contagio che lascia intatte Germania e Francia. Ennesima dimostrazione, come ha ricordato Julian
Rappold, analista dello European Policy Center di Bruxelles, che se la tempesta arriva, e «sta arrivando»,
l’«Europa non è preparata» ed è pure spezzata già in due.
Ai piani della Commissione europea che contano per l’Italia, sono però convinti che i leader leghisti e
grillini siano ancora impegnati a forgiare slogan e pensieri da campagna elettorale. O forse ci sperano.
Perché scrivere cosa ci si aspetta dalla Bce, istituzione che ha potuto muoversi in maniera relativamente
indipendente dalle alchimie politiche di Bruxelles proprio in virtù della sua autonomia, o dire ad alleati
come i francesi, che stanno combattendo le proposte sulle ristrutturazioni, che vogliamo a tornare a prima
di Maastricht non ha nemmeno lontanamente la parvenza di una strategia.
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