Mattarella fra Al-Sisi e Giulio Regeni

By on aprile 3, 2018

“L’Italia, come sempre, non farà mancare il suo sostegno. Ricordiamo l’impegno per arrivare a risultati sulla barbara uccisione di Giulio Regeni”
Il capo dello Stato Sergio Mattarella scrive al premier egiziano Abdel Fattah Al-Sisi per la sua rielezione.
Il 25 gennaio 2016 il ricercatore italiano Giulio Regeni fu rapito al Cairo e ritrovato morto il seguente 3 febbraio vicino alla prigione dei servizi segreti egiziani con il corpo martoriato da evidenti segni di tortura.
Subito vennero alla luce i rapporti di Giulio con aderenti ai movimenti contrari al Presidente Al-Sisi, le indagini furono subito indirizzate in modo da depistare e creare cortine di fumo con ricostruzioni artefatte e fantasiose. Le richieste della magistratura italiana sono andate praticamente a vuoto o con risultati sconfortanti, la cortina di fumo alzata dall’establishment egiziano è stata totale ed il governo italiano, a fronte dei floridi affari esistenti tra i due paesi, non è mai andato oltre dovute e stereotipate dichiarazioni di forma.
Ancora più assurde le motivazioni addotte proprio da Al-Sisi, a braccetto con l’AD di ENI mentre inaugurava il maxi-giacimento di gas Zohr, secondo cui le responsabilità dell’omicidio vanno ricondotte ad una non meglio identificata volontà di voler incrinare i solidi rapporti tra Italia ed Egitto. Rapporti che come è facilmente comprensibile sono di lucrosi affari, ben più importanti del cadavere abbandonato per strada di un ragazzo. Anche le dichiarazioni del PM di Roma Pignatone, sulle responsabilità dei servizi segreti egiziani, sono cadute nel vuoto assordante di una politica più dedita agli affari che alla difesa dei diritti.
Arriviamo ai giorni nostri, si svolgono le elezioni politiche in Egitto, tutti gli oppositori ad Al-Sisi vengono arrestati nella migliore delle ipotesi, spariscono misteriosamente nella peggiore, qualche dubbio è lecito vedendo che l’unico rimasto in corsa proviene proprio dal suo partito. Il risultato più che scontato recita che un corpo elettorale di cui solo il 41% va a votare, esprime la propria preferenza alla rielezione di Al-Sisi nella misura bulgara del 97%, roba da far impallidire persino Putin.
Ci si aspetterebbe che l’Italia evitasse perlomeno toni trionfalistici di fronte ad un evidente insulto alla democrazia, alla voluta negligenza di voler rendere giustizia alla famiglia Regeni. Ma si sa che agli italiani benestanti puoi togliere tutto, ma non la classica vacanza in un resort del Mar Rosso, ecco quindi che il nostro serafico Presidente Mattarella si precipita per primo a complimentarsi con Al-Sisi per la vittoria ottenuta, certo, ricordandogli l’impegno a fare chiarezza sul caso Regeni. Ma alla luce di tutto quanto è forse realmente credibile e sperabile che ciò avvenga? E non sarebbe stato forse più opportuno per una volta raddrizzare la schiena ed evitare di inchinarsi al nuovo rais in nome degli affari e dare un segnale forte
di dignità?
MAURIZIO DONINI

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