La politica commerciale dell’UE deve valutare l’impatto regionale e locale

By on marzo 23, 2018
Come mitigare gli effetti negativi della globalizzazione sull’economia dell’Europa: questo è il tema al centro del parere in merito al pacchetto dell’UE sul commercio, elaborato da Micaela Fanelli (PSE), sindaco di Riccia, in provincia di Campobasso. Il parere è stato adottato dai rappresentanti locali e regionali nella sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni (CdR) svoltasi a Bruxelles il 23 marzo.

 

Il commercio internazionale ha favorito la crescita e stimolato la competitività all’interno e all’esterno dell’UE. Tuttavia, i suoi benefici sono distribuiti in maniera ineguale, e questo mette a dura prova alcune economie e comunità locali.             Le valutazioni d’impatto territoriale possono rappresentare uno strumento efficace per individuare e quantificare, ancora prima di iniziare i negoziati per un determinato accordo commerciale, il suo possibile impatto sulle regioni europee.

 

La politica commerciale dell’UE deve garantire che la globalizzazione abbia effetti positivi a livello economico, sociale, territoriale e ambientale per i cittadini e le imprese in Europa e altrove. Per raggiungere quest’obiettivo, ogni ulteriore passo verso la liberalizzazione degli scambi dovrebbe comportare delle valutazioni d’impatto territoriale, che consentiranno di prendere decisioni più solide, informate, trasparenti e fondate su dati concreti riguardo ai contenuti dell’accordo. Esse permetteranno inoltre di dare un sostegno più mirato alle regioni interessate per anticiparne e gestirne l’impatto“, ha dichiarato Micaela Fanelli.

 

La relatrice sottolinea il ruolo fondamentale del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) nel sostenere chi subisce le conseguenze dell’apertura globale dei mercati, ma ribadisce anche l’invito del CdR a migliorare i meccanismi di funzionamento del Fondo. “Bisogna completare il FEG con un braccio preventivo, aumentarne la dotazione ad almeno 500 milioni di euro l’anno, inserirlo nel quadro finanziario pluriennale (QFP) e garantire una maggiore flessibilità per rispondere alle esigenze specifiche delle regioni e dei territori. Vanno anche migliorate le sinergie con i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE)“, ha affermato Fanelli.

 

Inoltre la relatrice accoglie con favore il principio di un controllo degli investimenti esteri diretti (IED) nell’UE per motivi di sicurezza e ordine pubblico, ma chiede criteri più chiari e maggiore certezza del diritto per i casi in cui tale controllo è necessario a livello UE. Fanelli sottolinea altresì che il previsto tribunale multilaterale per gli investimenti (MIC), che sarà incaricato di risolvere i problemi attualmente incontrati nella risoluzione delle controversie investitore-Stato, non dovrebbe aggirare i sistemi giuridici nazionali o le decisioni dei governi locali per difendere i diritti degli investitori privati.

 

 

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Carmen Schmidle

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