Infolampo: Pensioni – Dopovoto

By on marzo 12, 2018

In difesa di pensioni giuste. Gli anziani occupano le piazze  Un movimento del tutto somigliante a quello degli Indignati del 25 maggio 2011, cresciuto in un anno con il passaparola. Il 22 febbraio in decine di migliaia a Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Siviglia. Tra il 15 e il 17 marzo si replica  di Elena Marisol Brandolini Da settimane protestano in tutta la Spagna, rivendicando la rivalutazione del potere d’acquisto delle pensioni – “brutalmente attaccato dalle riforme dei governi del Psoe e del Partido Popular a beneficio della grande banca e delle assicurazioni” – in linea con l’indice dei prezzi al consumo. Lo scorso 22 febbraio in decine di migliaia, donne e uomini, sono scesi in decine di migliaia nelle piazze di Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia, Siviglia e in una settantina di altre città, convocati dal Coordinamento statale in difesa del sistema pubblico previdenziale, un movimento di base la cui portavoce, Victoria Porta, è un’esperta in materia pensionistica, originaria della Galizia. Un movimento del tutto somigliante a quello degli Indignati del 25 maggio 2011 (ma con gli anziani a fornire ai partecipanti le principali parole d’ordine), cresciuto in un anno con il passaparola, l’uso discreto delle reti sociali, gli incontri con la popolazione anziana promossi dalle diverse piattaforme in difesa delle “pensioni giuste” e a cui si sono poi aggregati i sindacati confederali Comisiones Obreras e Ugt. Dopo il 22 febbraio si sono tenute nel mese di marzo altre mobilitazioni e nuove se ne prevedono nei prossimi giorni, tra il 15 e il 17, a Barcellona e a Madrid. Sono oltre 9,5 milioni in Spagna le persone pensionate, per un importo medio mensile di 930 euro, secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro e della Sicurezza sociale riferiti al 1˚ gennaio 2018, e con una sperequazione particolarmente ampia, percependo in molti un reddito previdenziale tra i 400 e i 600 euro mensili. Le più penalizzate risultano essere le donne, con un importo medio di pensione di 725 euro, contro i 1.148 euro dei loro coetanei maschi: uno scarto che si spiega soprattutto con la differenza salariale di genere occorsa durante la vita lavorativa, che determina un divario previdenziale tra donne e uomini dovuto soprattutto alle pensioni di tipo contributivo. Dal 2014 le pensioni in Spagna sono aumentate di circa la metà rispetto all’incremento dei prezzi. Lo scorso 29 dicembre, il Consiglio dei ministri ha approvato nella misura minima prevista la rivalutazione delle pensioni, pari allo 0,25% per il 2018, una percentuale che corrisponde a una crescita mensile dell’importo previdenziale di un paio di euro, considerata dai pensionati una vera e propria elemosina. Nel frattempo, però, sono cresciute le utenze domestiche e si è andata sviluppando una nuova bolla  Leggi tutto: http://www.rassegna.it/articoli/in-difesa-di-pensioni-giuste-gli-anziani-occupano-le-piazze Cgil: convocato XVIII Congresso, a Bari dal 22 al 25 gennaio 2019
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www.sbilancvamoci.it  Paura e povertà. L’Italia del dopo-voto La mappa dell’Italia che ha votato ritrae soprattutto due fenomeni: paura e povertà. Il centro-nord (Lazio compreso) si è affidato a un nuovo Centrodestra a egemonia leghista: nel nord della Lombardia e del Veneto è oltre il 50%, con la Lega che arriva a punte tra il 33 e il 38% nelle sue zone di insediamento tradizionale; nel Piemonte lontano da Torino il Centrodestra è vicino al 50%, con la Lega meno forte; nel resto del Nord è quasi ovunque oltre il 40%; in Emilia, Toscana e Umbria la percentuale è oltre il 35%; nel Lazio che esclude Roma è al 40%. di Mario Pianta Il centro-sud (Marche comprese) vede dilagare i Cinque stelle: sfiorano il 50% in Sicilia e nel nord della Campania, sono oltre il 40% in Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Sardegna. Più articolata è solo la fotografia dei collegi uninominali delle grandi città. Il Centrodestra ha vittorie in collegi a Torino, Milano, Venezia, Palermo. I Cinque stelle conquistano alcuni collegi a Torino, Genova, Palermo, Roma e hanno Napoli. Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma lasciano qualche circoscrizione al Pd. Il 37-38% (rispettivamente alla Camera e al Senato) ottenuto dal Centrodestra viene dal successo della Lega, passata dal 4% delle elezioni politiche del 2013, al 6% delle elezioni europee del 2014, al 18% di oggi, mentre Forza Italia scende dal 22% del 2013 al 17% del 2014 e al 14% attuale. Il 32-33% (rispettivamente al Senato e alla Camera, con un elettorato più giovane) dei Cinque stelle va misurato con il 26% delle politiche del 2013 e con il 21% delle europee del 2014. La partecipazione al voto è stata analoga a cinque anni fa, intorno al 75%, mentre alle europee era scesa molto, al 57%. Quelli di Centrodestra e Cinque stelle sono successi paralleli, alimentati da ingredienti comuni: il voto di protesta, la retorica populista, la critica all’Europa, l’astio contro gli immigrati. Nel Centrodestra queste spinte coesistono con interessi molto distanti – quelli del potere economico intorno a Berlusconi – e la definizione dei rapporti di forza interni alla coalizione sarà complicata, in termini di egemonia politica prima ancora che nella formazione del governo. Nei Cinque stelle quegli ingredienti convivono con il tentativo di passare da movimento di protesta a partito di governo, anche qui con un’evoluzione dell’identità e dell’agenda politica ancora tutta da definire. Spinte analoghe, tuttavia, prendono strade diverse al Nord e al Sud. Il radicamento leghista al Nord ha interpretato la difesa di un benessere a rischio, la richiesta di meno tasse, l’egoismo locale e nazionale. Il Sud ‘lasciato indietro’ dalla politica e dall’economia, abbandonato dalla nuova emigrazione, segnato dal degrado sociale e dai poteri criminali, prende la strada di una protesta che reclama un nuovo potere. L’operazione di Matteo Salvini per costruire un ‘Fronte nazionale’ alla Le Pen ha trovato in queste divaricazioni regionali il suo limite principale. Dietro a tutto questo ci sono i dieci anni di crisi economica e sociale del paese. Il reddito pro capite in Italia è sceso ai livelli di vent’anni fa; dietro questa media c’è un vero e proprio crollo – del 30% circa – dei redditi del 25% più povero degli Italiani, quelli che abitano al Sud o nelle periferie in declino del Centro-Nord. Vent’anni di ristagno e declino vuol dire una generazione con aspettative di reddito, di lavoro e di vita sempre peggiori. L’impoverimento è diventato una realtà per una parte molto ampia degli italiani. Il voto ai Cinque stelle riflette la povertà del Sud – e si comprende bene il richiamo della loro richiesta di reddito minimo. Il voto alla Lega esprime la paura di impoverirsi del Nord. Solo nei centri delle città maggiori, dove vivono i più ricchi, i più istruiti, e l’economia va meglio, il voto prende direzioni diverse, verso Forza Italia e il Pd. La povertà si accoppia alla paura: di stare peggio, di avere accanto immigrati e altri poveri con cui ci si trova in concorrenza per i lavori meno qualificati e per servizi pubblici più scarsi. In queste elezioni la paura più agitata è stata quella degli immigrati – gli sbarchi a Lampedusa, l’accoglienza impossibile, le tragedie di Macerata. Salvini ne ha fatto la sua bandiera più pericolosa, i Cinque stelle esprimono la stessa ostilità – i salvataggi delle Ong viste come ‘taxi del mare’, il rifiuto di riconoscere la cittadinanza alle seconde generazioni. Paura e povertà, in questo strano intreccio, sono diventate le forze che disegnano la politica italiana. La paura che si afferma come ideologia della Lega; la povertà come condizione del successo dei Cinque stelle. Al posto di destra e sinistra, la politica della paura (anche quella di stare peggio) e il lamento degli impoveriti, degli esclusi dalla ‘casta’. va sottolineato che pulsioni pericolose come paura e povertà si siano espresse con gli strumenti della  Leggi tutto: http://sbilanciamoci.info/paura-poverta-litalia-del-voto/

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