Il barometro politico di Gennaio 2022 – Habemus Presidente

Fumata bianca, Habemus Presidente, Grazie Presidente, Un segno di responsabilità, e potremmo
proseguire all’infinito con le declamazioni liturgiche dei leader di partito, tutti ovviamente vincenti,
a loro dire. Al di là dell’alto profilo del personaggio che è il Presidente Mattarella, servitore dello
Stato, mai sopra le righe, sempre attento al suo ruolo istituzionale, ma che esce anche lui con
qualche ammaccatura dalla vicenda. I ripetuti niet alla sua rielezione che ha ripetuto tante volte, le
foto delle valigie pronte, dichiarazioni improntate al fatto che alla sua età è troppo faticoso
svolgere a dovere il suo ruolo, tutto dimenticato?
Ma il disastro dei partiti è totale, incapaci di mettere assieme un governo politico, dovendosi infine
rivolgere a un tecnico di valore assoluto come Mario Draghi, si sono rivelati inutili persino nello
scegliere una personalità da proporre come Presidente della Repubblica. Sono dovuti ripiegare sul
bis per la loro totale incapacità e tracotanza, magari inutilità, ma ancor peggio si rivelano sempre
più il grande male del paese. Curiosamente, e dolorosamente, quella che ne esce meglio è la
Meloni, che perlomeno ha tenuto il punto, ma anche lei non è mai riuscita a convergere su una
proposta unitaria. Un centro-destra che ha perso ogni barlume di lucidità proponendo
l’improponibile Silvio Berlusconi, bruciandosi buona parte delle possibilità di arrivare a un nome
serio.
Della sinistra che dire? Esiste ancora? Enrico Letta, la cui inutilità appare sempre più evidente, non
è riuscito nemmeno a proporre un candidato ufficialmente, si parla della Belloni, ma sottovoce,
alla fine è ripiegato sul bis di Mattarella perché si trova alla guida di un partito che ha più correnti
della vecchia DC. Sui M5S che dire? Non sono più un Movimento, non sono un partito, non sono
un anti-partito, sono due fazioni che combattono tra di loro, Conte di qua e Di Maio di là, peccato
che non si rendano conto che alle prossime elezioni ci sarà ben poco da spartirsi. Da partito di
maggioranza relativo a minima rappresentanza di sopravvivenza il passo è breve, e i grillini lo
stanno percorrendo a grandi passi.
L’unico fatto su cui tutti i partiti sono concordi, ma anche questo si dice solo nell’orecchio, è di non
dovere andare a elezioni anticipate, ufficialmente per il PNRR, per la pandemia, per l’asteroide in
arrivo magari, chiaramente per il taglio a 600 parlamentari e la liquefazione dei pentastellati.
Passare da una comoda e ben remunerata poltrona da parlamentare a un lavoro di 8 ore al giorno,
dovendo timbrare il cartellino, non è cosa che aggrada lor signori…
MAURIZIO DONINI