La UE e il commercio internazionale

L’Europa si è sempre impegnata a promuovere il commercio, sia rimuovendo ostacoli al mercato interno
sia incoraggiando gli scambi commerciali con paesi non UE. Secondo le ultime statistiche disponibili (2018)
l’UE rappresenta il 15,6% delle esportazioni a livello mondiale e il 13,9% delle importazioni, piazzandosi fra
le più grandi potenze commerciali insieme agli Stati Uniti e alla Cina. Il commercio internazionale ha creato
milioni di posti di lavoro in Europa. La Commissione europea ha stimato che nel 2017 circa 36 milioni di
posti di lavoro nell’Unione erano legati agli scambi commerciali con paesi terzi. Sono 2.700.000 i posti di
lavoro in Italia legati al commercio internazionale. Un quinto dei lavori legati all’esportazione si trova in
uno Stato membro diverso rispetto a quello che esporta. Il mercato unico ha anche generato maggiori
scambi tra i paesi membri. Inoltre, l’importazione di beni e servizi da paesi non EU ha costretto le aziende
europee a essere più competitive, offrendo al contempo ai consumatori una scelta più ampia e prezzi più
bassi.
Attualmente l’Unione Europea ha 130 accordi di libero scambio in vigore, in sospeso, in fase di adozione o
in fase di negoziato. L’ultimo accordo è stato firmato con il Vietnam nel 2020, adottato dal Parlamento nel
febbraio 2020. Gli accordi commerciali con paesi terzi rappresentano senza dubbio un’opportunità per
ridurre i dazi. Inoltre, tali accordi fanno sì che i partner commerciali riconoscano gli standard di qualità e
sicurezza dell’UE e rispettino i prodotti con denominazione di origine protetta (DOP), come il prosecco o il
parmigiano reggiano. Inoltre, nell’aprile 2021 il Parlamento ha approvato l’accordo commerciale e di
cooperazione UE-Regno Unito. L’UE si serve degli accordi commerciali anche per stabilire standard
internazionali sul rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, ad esempio per evitare l’importazione di
prodotti fabbricati sfruttando il lavoro minorile. Grazie agli accordi di libero scambio, le imprese europee
possono esportare servizi e merci fuori dall’Unione. Le imprese beneficiano anche delle economie di scala,
stimolate dal mercato unico più grande del mondo. Inoltre, dato che le imprese straniere che vogliono
esportare nell’UE devono soddisfare gli stessi standard elevati delle aziende UE, non vi è alcun rischio di
concorrenza sleale.
Le esportazioni dell’UE sono diminuite meno delle importazioni e pertanto, il saldo commerciale è passato
dai 192 miliardi di euro del 2019 ai 217 miliardi di euro del 2020, un importante aumento rispetto al 2019
(+ 191 miliardi di euro). Riguardo alle esportazioni gli Stati Uniti restano il principale partner UE per il 2020-
2021, mentre a proposito di importazioni nel 2020 il principale partner è stata la Cina e nel 2021 il Regno
Unito. Gli Stati Uniti restano la destinazione più frequente per le merci esportate dall’UE nel 2020 con una
quota del 18,3%. Il Regno Unito è passato al secondo posto come destinazione per le esportazioni dell’UE
(14,4% del totale dell’UE), seguita dalla Cina (10,5%).
Di particolare importanza è stato l’accordo ratificato dal Parlamento Europeo per proseguire negli aspetti
pratici relativi alla risoluzione dei problemi creati dalla Brexit. Il PE ha ratificato a larga maggioranza
l’accordo che stabilisce le regole delle future relazioni UE-Regno Unito. La decisione di approvazione è stata
adottata con 660 voti a favore, 5 contro e 32 astensioni, mentre la risoluzione politica di
accompagnamento, che presenta la valutazione e le aspettative del Parlamento, è passata con 578 voti, 51
contro e 68 astensioni. Il 24 dicembre 2020, i negoziatori UE e del Regno Unito avevano trovato la quadra
sull’accordo commerciale e di cooperazione che stabilisce i termini della futura cooperazione UE-Regno
Unito.
MAURIZIO DONINI