Il barometro politico di giugno 2021

Se Berlusconi è stato il principale ispiratore per i comici per un ventennio, il Movimento 5 Stelle
può dare materiale ai drammaturghi per i prossimi secoli. Solo per restare agli ultimi mesi, per
sommi capi, ricordiamo Conte contro Casaleggio, M5S contro Rousseau, Di Maio contro Di
Battista, Crimi contro gli espulsi, Conte contro Grillo, Grillo contro Crimi, la lista potrebbe
continuare all’infinito.
Ma il deflusso dei parlamentari è iniziato da tempo, e man mano si è trasformato in una vera e
propria diaspora, potrebbe sembrare che si discuta di diritti e ideali, temi fondanti per il
Movimento, ma la realtà è un poco diversa e molto più triste. Gli scontri interni sono esplosi su
banali questioni di soldi, prima di essere eletti era bellissimo dire che si sarebbe finanziato il
movimento con le prebende parlamentari, perché i pentastellati eletti sono ‘diversi’, ma quando
poi si devono tirare fuori le palanche e consegnarle al Rousseau, o altri beneficiari, il discorso
cambia. Cosa peraltro comune a tutti, Forza Italia, dalle ultime notizie, pare essere anche lei molto
colpita dal problema dei parlamentari che si tengono i soldi in tasca anziché versarli nelle
partitiche casse.
Secondo problema che ha scatenato le ire degli eletti, e tuttora intorbida il clima pentastellato, è il
termine di due mandati, che lo stesso avvocato del popolo voleva portare a tre, a sua discrezione
ovviamente… I due mandati erano un mantra granitico, ma anche qui tutto è meraviglioso in linea
teorica, poi scopri che i ben remunerati scranni parlamentari sono meglio della catena di
montaggio, e quindi scendere dopo appena due fermate diventa fastidioso. Affermare il principio
di non volere essere politici di professione, di essere cittadini al servizio della comunità, si scontra
con la realtà misera del proprio piccolo, egoistico, mondo.
Il risultato è la disintegrazione del Movimento, il partito di Conte esiste per coagulare attorno
all’avvocato del popolo, altro cittadino che ha scoperto come sia bello sedere nella stanza dei
bottoni, quelli che non vogliono abbandonare i lauti compensi e le comode poltrone. L’esperienza
e la storia dimostrano come il consenso personale non si trasformi mai in voti a un nuovo partito,
per conferme chiedere a Monti e Renzi.
E il PD? L’emorragia prosegue, il siluramento di Zingaretti pareva lanciare al potere l’uomo di
sinistra (?) Bonaccini, erede designato, invece i democristiani all’interno del partito hanno lanciato
uno di loro, Enrico Letta. Il risultato sono i quasi 2 punti persi in poco tempo, il PD scavalcato
persino da FdI, un segretario che aveva puntato tutto sull’alleanza con Conte e che ora si ritrova
nudo alla meta. L’eclisse del miglior politico nell’arte di abbagliare il popolo, dopo Silvio, mette nei
guai anche il PD, sparecchiando tutti gli accordi locali stretti. Quanto vale l’endorsement di Conte
al candidato del PD a Bologna adesso?
MAURIZIO DONINI