Il barometro politico di marzo 2021

Marzo ha portato un vero e proprio ribaltone nella sonnecchiante politica italiana, il monello
toscano Matteo Renzi ha deciso, dando seguito a quanto dichiarato a partire da luglio 2020, quindi
nulla di nuovo, di ritirare il suo sostegno al governo Conte II. Malgrado i frenetici tentativi dell’ex-
premier di salvare capra e cavoli, persino un uomo abituato a temporeggiare e galleggiare come
lui, capace di passare dalla Lega al PD senza battere ciglio, si è trovato infine spiazzato. La sua
certezza di avere sostegno da transfughi e politici disposti al mercimonio della propria è man
mano svanita nella sterile difesa del guardasigilli Bonafede, e al suo è entrato proprio l’uomo che
lui aveva deriso lo scorso anno, il nume Mario Draghi.
Un governo tecnico con politici destinati a dicasteri di poco peso e senza portafogli è stata la prima
mossa di Mario “Drakarys” Draghi, ma il polverone ha presto fatto deflagrare gli equilibri del PD, si
era mai visto un segretario uscire dal proprio partito dichiarando di vergognarsene? Zingaretti l’ha
fatto e per questo merita certo rispetto. Ma anche qui le sorprese non sono mancate, Bonaccini
che aspirava da tempo sottotraccia al posto e pareva, lui renziano di ferro, certo di salire sul trono
del PD, si è bruciato lasciando il posto al democristiano di ferro Enrico Letta. Questa è la genesi
della sinistra italiana, un lungo percorso che partendo dal PCI ha inglobato i resti della DC post-
tangentopoli pensando di allargare l’elettorato al centro, ma finendo per trovarsi invece
subalterna alla balena bianca sotto mentite spoglie. Letta, Franceschini, la Bindi, tutti i maggiorenti
che contano nel partito hanno preso il potere e i risultati si vedono. Possiamo ancora parlare di
sinistra? Se si fondessero con Forza Italia riavremmo la DC pari pari, come se il tempo non fosso
mai trascorso.
Ma se l’uragano Draghi ha spazzato via l’ossessivo presenzialismo televisivo del CTS, organismo
potentissimo che ha governato il paese finora, dimezzandolo e silenziandolo come in ogni paese
civile. Se Draghi ha cambiato un personaggio come Arcuri, accentratore di cariche e di banchi a
rotelle, se ha cambiato anche Borrelli, riportando la progettualità anti-covid nelle mani della
logistica con Figliuolo e della Protezione Civile, non ha rimosso il peggio del peggio. Un effimero
personaggio come Speranza, ministro della Salute con laurea in Scienze Politiche, capace di
attenersi ai tecnici quando gli serve, ma di fare scelte politiche quando al contrario gli aggrada, è
rimasto al suo posto. E di fronte alla rivolta degli albergatori italiani che scoprono il segreto di
Pulcinella, ovvero che ci si può muovere dall’Italia verso l’estero se con tamponi negativi A/R, cosa
fa? Allarga questa possibilità anche all’Italia? No, colui che a più riprese ha promesso l’uscita
dall’emergenza senza mai farlo succedere si inventa una mini-quarantena di 5 giorni per chi si reca
all’estero. Bisogna mettersi nei panni dei tour operator italiani che hanno venduto i pacchetti, dei
cittadini italiani che hanno legittimamente acquistato i suddetti pacchetti, e secondo
l’impresentabile ministro della Salute, una volta rientrati alla base dovrebbero sottoporsi, pur con
tampone negativo altrimenti non rientri, a una quarantena, inventata solo per dissuadere una
legittima scelta, e il tutto senza che siano previsti controlli di sorta. Come ha dichiarato lo stesso
Speranza, l’autosegnalarsi alla AUSL di riferimento e mettersi in quarantena è affidato al buon
senso e alla buona volontà dei turisti che rientrano. Ma il buon senso del ministro quando lo
potremo finalmente toccare con mano?
MAURIZIO DONINI