NexGeneration UE e lo scontro sullo stato di diritto

I fondi del NextGenerationEU sono bloccati dal veto di Ungheria e Polonia sul volere legare la ratifica
dell’accordo allo stato di diritto. Probabilmente i più pratici penseranno che in fondo si possano slegare le
due questioni, ma se fino a ieri si è criticato il fatto che l’Europa sia proseguita solo sull’euro dimenticando i
valori fondanti, ora che si potrebbe riprendere in mano il filo del discorso non è giusto che questo
avvenga? Semplicemente i due paesi hanno introdotto norme che portano la giustizia sotto il controllo del
governo, infrangendo il principio sacrosanto della separazione dei poteri e minando le stesse basi della
democrazia. Particolare non secondario, quanto sopra è uno degli acquis comunitari, i dogmi irrinunciabili
che devono essere sottoscritti dagli stati membri alla loro entrata nella UE e che non sono trattabili e/o
modificabili. Non rispettare gli acquis comunitari porta a una serie progressiva di sanzioni che possono
culminare con l’estromissione dello stato ribelle dalla comunità.
In un recente sondaggio commissionato dal Parlamento europeo e condotto all’inizio di ottobre 2020,
quasi otto intervistati su dieci (77%, in Italia l’81%) sostengono che l’UE dovrebbe fornire fondi ai Paesi UE
solo a condizione che il governo nazionale rispetti lo stato di diritto e i principi democratici. Almeno sette
intervistati su dieci concordano con questa affermazione in 26 Paesi dell’UE. Il 54% degli intervistati ritiene
che l’UE dovrebbe disporre di maggiori mezzi finanziari per poter affrontare le conseguenze della
pandemia di coronavirus. In 20 Paesi UE, la maggioranza degli intervistati è d’accordo con questa
affermazione, in 14 Paesi, la maggioranza assoluta degli intervistati è a favore di un bilancio UE più ampio.
In Italia, si è espresso a favore il 64% degli intervistati. Alla domanda su quali siano i settori politici per cui
tale bilancio UE più ampio dovrebbe essere speso, più della metà degli intervistati (54%) afferma che la
salute pubblica dovrebbe essere una priorità (55% per l’Italia), seguita dalla ripresa economica e da nuove
opportunità per le imprese (42%), dal cambiamento climatico e dalla protezione dell’ambiente (37%), e
dall’occupazione e dagli affari sociali (35%). A livello europeo, il cambiamento climatico e l’ambiente hanno
sostituito l’occupazione tra le 3 principali priorità di spesa rispetto all’ultima indagine condotta nel giugno

  1. La salute pubblica è la principale priorità di spesa per gli intervistati in 18 Paesi. Estonia, Lettonia e
    Repubblica Ceca hanno dato la priorità alla ripresa economica, mentre in Austria, Danimarca e Germania i
    cittadini sono stati i più favorevoli alla lotta contro il cambiamento climatico. In Croazia, Slovacchia e
    Finlandia gli intervistati hanno messo l’occupazione e gli affari sociali al primo posto tra le priorità di spesa.
    Il 39% degli intervistati afferma che la crisi COVID-19 ha già avuto un impatto sul loro reddito personale,
    mentre un ulteriore 27% si aspetta un tale scenario in futuro. Solo il 27% degli intervistati non si aspetta
    nessun impatto sul proprio reddito. Mentre, in 20 Paesi la maggior parte degli intervistati afferma che la
    crisi ha già avuto un impatto sulla loro situazione finanziaria. In Italia, il 46% ha già avvertito l’impatto della
    crisi, mentre il 30% si aspetta che ciò succeda in futuro. Due terzi degli intervistati (66%) concordano sul
    fatto che l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia di coronavirus.
    Solo un quarto (25%) non è d’accordo con questa affermazione. Questi risultati sono coerenti con i risultati
    dei precedenti sondaggi condotti dal Parlamento europeo ad aprile e giugno 2020. In Italia, infatti, il
    numero dei favorevoli a maggiori competenze per l’UE è lo stesso del sondaggio di giugno, e cioè il 78%.
    I colloqui del Parlamento europeo e del Consiglio proseguiranno quando i co-legislatori si incontreranno
    per il quarto trilogo sul meccanismo per collegare i fondi dell’UE al rispetto dello Stato di diritto. Dopo la
    conclusione del terzo ciclo di negoziati legislativi informali con il Consiglio, i negoziatori del PE hanno
    dichiarato: “Oggi sono stati compiuti alcuni progressi, ma non siamo ancora arrivati. La posizione del
    Parlamento europeo è chiara: abbiamo bisogno di un meccanismo funzionante che funzioni nella pratica e
    protegga i destinatari finali del denaro dell’UE. Il 77% dei contribuenti dell’UE ha confermato che questo è
    ciò che si aspetta dai legislatori dell’UE “.
    MAURIZIO DONINI