Occhio alla pasta!

Mangiate sano! Comprate italiano! E’ il leit motiv principale di molti marchi dell’agroalimentare, le raccomandazioni dei produttori agricoli, la pubblicità di molti prodotti presenti negli scaffali della grande distribuzione. Giusto! Se non fosse che uno dei prodotti più amati dagli italiani, la pasta, è in moti casi a rischio di contaminazione da erbicidi ritenuti dagli scienziati “potenzialmente cancerogeni”. Il prodotto sotto accusa è il glisofato, ritenuto cancerogeno dalla Iarc e messo fuori legge in alcuni Paesi, ma in uso massiccio in altri. Già alcuni anni addietro da queste pagine avevamo alzato il velo sull’uso indiscriminato del glisofato nelle pratiche di disinfestazione delle coltivazioni di grano. Grano che trasformato in farina diventa pasta, ed è proprio la pasta di casa nostra, alcuni dei marchi più noti ad avere utilizzato, secondo una indagine di Salvagente, grano con alte percentuali di glisofato. Il grano non italiano è servito secondo salvagente a produrre le paste di Divella, Esselunga, Eurospin, Garofalo, Lidl e Rummo. Il glisofato secondo studi recenti contiene otto sostanze su dieci associate a sostanze chimiche in grado di alterare il sistema endocrino. Allo stesso tempo il potente erbicida pare possa incidere secondo l’Istituto Ramazzini sul sistema ovarico. la pasta con contenuti di glisofato è decisamente non consigliata per l’alimentazione dei bambini, ma anche gli adulti dovrebbero farne a meno e scegliere prodotti, che anche dal prezzo e non solo da questo evidenziano una diversa cultura industriale nella scelta della materia prima. Decisamente occorre un cambio di paradigma da parte dei consumatore, non solo sulla pasta, ma anche sull’olio, quello acquistato a prezzi inferiori a 5/7 euro è per la maggior parte tagliato con olio di oliva (raffinato), sulla passata di pomodoro, sui formaggi e sugli insaccati.

ARES