Il barometro politico di novembre 2020

Gli effetti del Covid19 non sono stati solo sanitari, ma anche economici, strettamente legati
all’emergenza sanitaria con le nefaste ripercussioni su consumi e forza lavoro, ma nondimeno
hanno influito sulla situazione politica. Il governo giallorosso è in caduta libera, il M5S continua
nella sua discesa ed è stato superato persino, chi lo avrebbe mai pensato, dal rampante
movimentismo della Meloni con il suo Fratelli d’Italia, che ha eroso anche il bacino dell’alleato
Salvini. Come può reggersi un governo che il cui massimo rappresentante è passato dal 73% di
consenso della prima ondata al 28,4% della seconda?
Un governo che assomma appena 3-4 figure di spicco e una pletora di scuri personaggi catapultati
in luoghi di potere da pochi clic raccolti sul web, fatti da amici, parenti, arrabbiati e disinformati?
Solo l’emergenza può essere il collante per tenere insieme i pezzi del puzzle e cogliere il consenso
necessario, ma se il popolo italiano cerca il faro quando scende il buio, a un certo punto l’alba
deve invece arrivare. E invece cosa fa il governo Conte con l’ineffabile ministro Speranza e il
commissario Arcuri la cui competenza spazia dall’Ilva ai banchi a rotelle, da Invitalia ai covid hotel?
Lascia passare mesi giocando a fare convegni, passerelle, comparsate televisive, promesse di fondi
che non si vedono nemmeno all’orizzonte. Allo scoppio della seconda ondata riversa le colpe sui
cittadini, a suo dire colpevoli di avere affollato discoteche e luoghi della movida, un gioco che
riesce anche bene rivolgendosi a un popolo storicamente ipocondriaco e pauroso, da secoli
abituato a essere terra di conquista e bisognoso di guide autoritarie. Ma a un certo punto anche le
bugie più sorrette hanno dei nodi che vengono al pettine, continuare una narrazione che incolpa il
Billionaire agostano della pandemia a novembre inizia a essere debole persino i più fedeli servitori
della coalizione. Che il problema nasca da non avere governato la riapertura delle scuole,
insistendo su concorsi poi bloccati, banchi degni di Star Trek, protocolli severissimi, scordando di
dedicarsi ai trasporti, noleggiando bus aggiuntivi un mese dopo l’apertura delle scuole quando i
buoi era già scappati dalle stalle, fa sentire il grattare delle unghie sul vetro.
E mentre il governo si dibatte nella palude, giocando al piccolo pittore, inventandosi 21 parametri
misteriosi classificati da un algoritmo che nessuno conosce, ma che riesce a coalizzare anche il
fronte delle regioni in opposizione al governo, ecco il colpo di fortuna, arriva il vaccino! Ora se
tutto questo si avverasse sarebbe meraviglioso, le fanfare squillano trionfanti, il primo vaccino
della Pfizer-Biotech viene consegnato alla stampa, il giorno successivo, ovviamente il tutto è
casuale, il CEO vende azioni con una fantastica plusvalenza. I rivali di Moderna dichiarano che
anche loro hanno il vaccino pronto, anzi, è superiore in efficacia e trasportabilità, e anche il CEO di
Moderna il giorno seguente vende azioni guadagnandoci un paio di milioni sopra. Speranza un
giorno sì e l’altro pure promette che prima di Natale, o forse anche prima, avremo milioni di
vaccini. Lo stesso ministro che non riesce da settimane a nominare un commissario alla sanità per
la Calabria è bravissimo nel pubblicizzare il vaccino, manca solo affermi di averlo scoperto lui.
I no-vax stiano alla larga sia ben chiaro, ma è indubbio che nei convegni di esperti per chi li
frequenta come me si è sempre detto quello che la scienza ha sempre rigorosamente
testimoniato, per un vaccino ci vogliono 5-8 anni perché sia assolutamente sicuro e testato nel
medio periodo. 2 anni sono considerati un miracolo possibile, meno è decisamente strano. Fatti
conosciuti e di pura logica, ma la narrazione di Speranza e del suo onnipotente CTS non può essere
erosa, pena una caduta del consenso a livelli inaccettabili. Quando un virologo come Crisanti,
incensato fino a poco prima in quanto fautore di logiche rigorose nell’uso di tamponi e dpi, noto
per avere realizzato il sistema Veneto prima che Zaia lo ritenesse troppo stretto e lo licenziasse, si

azzarda a mettere in dubbio la reale validità del vaccino visti i tempi di sviluppo e testing
eccessivamente corti, viene sommerso di critiche e ferocemente attaccato dal CTS con tutti i
superpoteri mediatici di cui dispone. Non di meno Paolo Mieli ha espresso le stesse perplessità,
affermando che se fosse giovane e dovesse avere figli in futuro aspetterebbe, ma che lo farà
appena disponibile vista la sua età.
I vaccini sono sempre stati la salvezza dell’umanità, quando FDA, AIFA, OMS, tutti gli enti preposti
valideranno le richieste di messa in commercio è indubbio che i vaccini si potranno considerare
sicuri nell’affrontare la pandemia. Ma resta il fatto che gli effetti collaterali possono essere
attendibili su un arco temporale ristretto a pochi mesi, e che gli effetti sul medio-lungo periodo
potranno essere visti solo fra molti anni. In attesa dei primi vaccini realmente sul mercato questi
un effetto lo hanno già avuto, hanno santificato l’opera di Speranza e del governo di cui fa parte,
già pronti a intestarsi una medaglia che forse così luccicante non è.
MAURIZIO DONINI