INCENDIO PORTO ANCONA:, MARCO BASTIANELLI, SEGRETARIO GENERALE CGIL ANCONA

Il grande rogo al porto di Ancona, domato dopo oltre 24 di impegno dei Vigili del Fuoco ai quali
va il ringraziamento, ci dice già molte cose che sarebbe bene ricordare per garantire un futuro
florido allo scalo, alla città e all’intera regione ma anche per dare le necessarie certezze , in
termini di sicurezza, a lavoratori e cittadini.
Si è ancora nel vivo di una vicenda che avrà bisogno di tempo per essere chiarita fino in fondo.
E’ giusto, perciò, che ciascun soggetto si muova con rispetto di competenze, rappresentanza e
ruoli istituzionali; in casi come questi, più che mai, è necessario riuscire ad esprimere la massima
concordia di obiettivi e volontà per concorrere ai comuni interessi di un territorio.
In tal senso sembrerebbe opportuno che dal livello istituzionale – Prefettura, Autorità Portuale
Comune – si consolidasse un solido e permanente confronto con sindacati e imprese su quanto è
opportuno fare per garantire, qualificare ed elevare il grado di sicurezza in ambito portuale.
A riguardo, esiste un sistema di relazioni che, nel tempo, ha consentito di affrontare diversi temi,
con risultati positivi. Sulla sicurezza, però, è ormai evidente la necessità di uno scatto in avanti,
che responsabilizzi tutti gli attori e costruisca soluzioni adeguate anche rispetto all’evolversi
della realtà produttiva e del lavoro in ambito portuale. Senza che nessuno provi a chiamarsi fuori.
Va dunque confermata e rafforzata l’esperienza del tavolo permanente di confronto sul “lavoro in
sicurezza” costituito presso la Prefettura e, sopratutto, va rilanciato il tavolo ad hoc per l’area
portuale presso l’Autorità di Sistema: dotandolo, oltre le parole, dei necessari strumenti
d’intervento (a cominciare da un RLS di sito, al pari di altri scali italiani).
Si è compresa la difficoltà nell’assumere scelte operative in tempi ristretti e,magari, non
potendo contare su referti tecnici e sanitari definitivi. Si apprezza, in particolare, la scelta del
Comune di Ancona di provvedere alla chiusura di scuole ed altro, “in via cautelativa”.
Ci domandiamo però perché non si sia scelta, da parte delle varie istituzioni coinvolte, ASUR
compresa, analoga misura cautelare almeno per i tanti lavoratori impegnati in ambito portuale.
Quel che si è generato, infatti, è stata una situazione a macchia di leopardo: episodi di “smart
working”, lavoratori messi a casa (magari in ferie), RLS di alcune delle imprese più grandi che si
sono spesi affinché vi fossero almeno alcune ore di sospensione delle attività; tanti altri, però,
hanno dovuto proseguire la propria attività, come se nulla stesse accadendo.
Starà a VVF, ASUR, ARPAM e Magistratura definire cause, responsabilità eventuali, possibili
rischi che abbiano attraversato il territorio: di certo, crediamo, si sia persa un ‘occasione per un
ascolto maggiore e per una scelta di responsabilità ulteriormente matura e opportuna; a
cominciare da parte di molte imprese.