RECOVERY FUND E MOLTI PUNTI INTERROGATIVI

I capi di stato e di governo riuniti nel Consiglio europeo hanno subito approvato le misure su cui i
loro ministri delle Finanze avevano già trovato un accordo. Via libera dunque al pacchetto fino a
540 miliardi di euro con nuovi prestiti per le imprese da parte della BEI, con il Sure da 100 miliardi
per integrare le casse integrazioni dei paesi membri e con anche il Fondo salva-stati (Mes) per le
spese sanitarie. In aggiunta si è arrivati all’accordo sul Recovery Fund, ulteriori 1200 miliardi di
euro da distribuire ai paesi membri in risposta alla crisi, quindi in maniera asimmetrica con un
misto di erogazioni a fondo perduto e di prestiti agevolati.
Detto così tutto sembra meraviglioso, ma i punti interrogativi non mancano, iniziamo con il dire
che il Recovery Fund è stato bocciato dal Parlamento Europeo in quanto al suo interno rientrano
gli sconti a bilancio (quindi cash in meno) ai paesi frugali per ottenerne il via libera. Rientrando nel
bilancio a lungo termine della UE 2021-2027, il Recovery Fund, pur non avendo bisogno
strettamente dell’assenso del PE, lo richiede in realtà, perché essendo parte del bilancio a lungo
termine diventa frutto della co-legislazione tra Commissione, Consiglio e PE.
Altro punto interrogativo riguarda l’indebitamento, l’intervento massiccio dell’Europa permette di
emettere btp a tassi prossimi allo 0, il debito è passato in buona parte in mano alle istituzioni
europee, quindi poco sensibile ai movimenti del mercato, ma fino a quando potranno proseguire
gli acquisti di titoli da parte della BCE? Già ora la Banca Centrale acquista senza rispettare le capital
key, quindi privilegiano alcuni paesi (come l’Italia) rispetto altri, ma questo ha già portato a una
causa con la Corte di Giustizia tedesca e a evidenti malumori dai paesi nordici.
Anche la sostenibilità del debito a lungo termine presenta aspetti non risolti, tutti i fondi, che siano
erogati come prestiti o sovvenzioni, provengono da debito assunto, come e quando verrà
ripianato? E se la BCE smetterà, prima o poi, con l’acquisto dei titoli sovrani, quali saranno i riflessi
sul rating dei paesi membri non più supportati dal QE e gravati da una montagna di debito
pubblico?
MAURIZIO DONINI