UBER e la necessità di una normativa europea comune

Battuta d’arresto europea per UBER, la Corte di Giustizia europea ha stabilito che “Gli Stati membri
possono vietare e reprimere penalmente l’esercizio illegale dell’attività di trasporto nell’ambito del
servizio UberPop senza dover previamente notificare alla Commissione il progetto di legge che
stabilisce il divieto e le sanzioni penali per tale esercizio”. Lo ha stabilito oggi la Corte Ue con una
sentenza, precisando che il servizio Uberpop rientra nel “settore dei trasporti” e non in quello dei
servizi digitali, che invece richiederebbe una notifica in base alla direttiva “società
dell’informazione”.
La questione era nata da un contenzioso tra Parigi e la società francese Uber France, questa
forniva un servizio mediante l’app UberPop, mettendo in contatto conducenti non professionisti
che utilizzano il proprio veicolo con persone che desiderano effettuare spostamenti in area
urbana. Nell’ambito del servizio fornito mediante tale applicazione, tale società fissa le tariffe,
riceve dal cliente il prezzo di ciascuna corsa (per poi rimetterne una parte al conducente non
professionista del veicolo) ed emette le fatture.
Con una decisione che si riallaccia al precedente caso tra la Spagna e Uber Spagna, la Corte ha
sentenziato che la legge francese risalente al 2014 non doveva obbligatoriamente essere quindi
notificata in maniera preventiva alla Commissione Europea. La questione riporta in primo piano la
necessità di avere una legislazione unica a livello europeo, come nuovamente richiesto dal
portavoce di Uber: “Questo caso riguarda dei servizi peer-to-peer (ad opera di autisti non
professionisti) che abbiamo sospeso nel 2015. Quello che si è cercato di capire è se una legge
francese risalente al 2014 dovesse essere notificata prima alla Commissione Europea. Come ha
detto il nostro nuovo Ceo, è opportuno regolamentare servizi come Uber e per questo
continueremo a dialogare con le città in tutta Europa”.
MAURIZIO DONINI