Il sistema di difesa delle imprese dell’UE dalla concorrenza sleale funziona bene, afferma la Corte dei conti europea

L’Unione europea si impegna a favore del libero scambio. Tuttavia, qualora le industrie europee risentano di pratiche commerciali sleali da parte di paesi non-UE, quali il dumping o la concessione di sovvenzioni a importazioni, l’UE può rispondere tramite gli strumenti di difesa commerciale. Dopo aver esaminato, per la prima volta, questo settore, la Corte conclude che la Commissione è riuscita ad applicare la politica di difesa commerciale, ma che l’efficacia di quest’ultima può essere migliorata, specie considerate le crescenti tensioni della politica commerciale a livello mondiale.

Quale membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), determinata a difendere i propri valori, l’UE si impegna a favore di un sistema commerciale aperto e regolamentato. La Commissione europea può avvalersi degli strumenti di difesa commerciale per combattere pratiche competitive sleali che violano le norme internazionali, come il dumping (vendite all’esportazione a prezzi inferiori a quelli nazionali) e le sovvenzioni (aiuti di Stato ingiustificati per i prodotti esportati).

“Un sistema commerciale aperto crea opportunità per le imprese europee, se vi è parità di condizioni. Nel corso dell’audit, la Corte ha rilevato che la Commissione è riuscita a difendere gli interessi dei produttori dell’UE a fronte di una concorrenza sleale”, ha dichiarato Ildikó Gáll-Pelcz, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.“A nostro avviso, le imprese europee dovrebbero essere maggiormente informate riguardo all’impegno dell’UE contro le pratiche sleali. È possibile, inoltre, migliorare il monitoraggio e la fissazione delle priorità di intervento per raccogliere le sfide future nel commercio internazionale”.

Di norma, le misure di difesa commerciale assumono la forma di dazi supplementari intesi a compensare le perdite subite dall’industria dell’UE a seguito di pratiche sleali. La politica commerciale è di esclusiva competenza dell’UE, ossia spetta alla Commissione europea realizzare inchieste e imporre dazi per conto degli Stati membri. A giudizio della Corte, la Commissione ricorre attivamente agli strumenti di cui dispone, svolgendo inchieste adeguate e giustificando debitamente le eventuali misure imposte. Nella maggior parte dei casi, queste misure di difesa sono destinate ai prodotti industriali piuttosto che ai prodotti di consumo, con un’eccezione di rilievo: le biciclette (normali ed elettriche). La Corte ha riscontrato, infatti, che gli strumenti di difesa commerciale avevano avuto un chiaro impatto positivo per il settore delle biciclette elettriche: in assenza di tali strumenti, la produzione in Europa sarebbe probabilmente cessata. Secondo la Corte, inoltre, gli strumenti di difesa commerciale rappresentano un’importante fonte di sostegno per il settore siderurgico, mentre l’impatto sul settore dei pannelli solari è limitato. Quest’ultimo settore, tuttavia, è fortemente influenzato dalle decisioni politiche in materia di ambiente e lotta ai cambiamenti climatici.

In generale, la Corte raccomanda alla Commissione di sensibilizzare le parti interessate all’uso degli strumenti di difesa commerciale, dal momento che attualmente solo un numero limitato di industrie vi ricorre: settori come quello siderurgico e dei prodotti chimici conoscono bene tali strumenti, mentre altri – in particolare le piccole e medie imprese (PMI) – hanno con essi ben poca dimestichezza, e pertanto potrebbero non cercare misure di protezione qualora sperimentassero distorsioni commerciali. La Corte raccomanda altresì alla Commissione, che agisce per conto dell’UE nel commercio mondiale, di migliorare il monitoraggio dell’efficacia complessiva della politica e di stabilire meglio l’ordine di priorità di alcune azioni (ad esempio, in seno all’organizzazione mondiale per il commercio).

Note agli editori

La difesa commerciale è una questione di carattere globale ed è pertanto regolamentata a tale livello. Gli accordi dell’OMC definiscono il quadro normativo ed istituzionale relativo agli strumenti di difesa commerciale, specificando quando possono essere applicati e le norme da seguire durante le inchieste. La normativa UE è tenuta a rispecchiare in pieno le norme dell’OMC, ma in taluni casi può introdurre ulteriori requisiti prima di adottare misure, come avvenuto per la verifica dell’interesse dell’Unione. I principali atti legislativi dell’UE in materia di strumenti di difesa commerciale sono il “regolamento antidumping di base” e il “regolamento antisovvenzioni di base” del 2016, ai quali sono state apportate recenti ed importanti modifiche nel 2017 e nel 2018.

Nel 2019 la Commissione ha avviato 11 nuove inchieste antidumping e 5 nuove inchieste antisovvenzioni. Le inchieste hanno riguardato sei paesi; la maggior parte di esse sono state avviate nei confronti della Cina (7) e dell’Egitto (4). A fine 2019, erano 109 le misure antidumping e antisovvenzioni in vigore.

L’audit ha riguardato le attività realizzate dalla Commissione nel periodo 2016‑2019. Non ha riguardato l’efficacia del lavoro delle autorità doganali nazionali, a cui spetta in via esclusiva riscuotere i dazi imposti in esito alle inchieste di difesa commerciale. La Corte ha esaminato tematiche correlate nella relazione speciale 19/2017: “Procedure di importazione: le carenze del quadro normativo e un’applicazione inefficace pregiudicano gli interessi finanziari dell’UE” e nella relazione speciale n. 2/2014: “I regimi di scambi preferenziali sono gestiti in modo adeguato?”

La relazione speciale 17/2020 intitolata “Strumenti di difesa commerciale: il sistema di difesa delle imprese dell’UE dalle importazioni oggetto di dumping e di sovvenzioni funziona bene” è disponibile in 23 lingue dell’UE sul sito della Corte (eca.europa.eu).