Nello staff a difesa della famiglia sulla causa del secolo di George Floyd anche il legale Antonio Romanucci, originario di Ascoli Piceno

Nello staff a difesa dei diritti della famiglia di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni ucciso, il 25 Maggio scorso, da un’agente della polizia nella città di Minneapolis, nel
Minnesota, c’è il legale Antonio Romanucci di origine ascolana e partner fondatore a Chicago, dove si è trasferito, dello studio Romanucci & Bladin. L’ascolano doc è specializzato da anni nella class action e nelle azioni a tutela dei diritti civili. Fatali sono state le compressioni esercitate sul collo da parte dell’agente per gli 8 minuti e 46
secondi, ma non solo. Secondo gli avvocati difensori anche altri poliziotti avrebbero contribuito alla morte.“Non è stato solo il ginocchio sul collo di George a provocare la
morte -spiega il legale Romanucci- ma anche il peso degli altri due poliziotti sulla schiena. Senza dubbio, gli agenti sono responsabili penalmente, ma anche da un punto di
vista civile”. Nella causa del secolo, dunque, le Marche portano alto il nome di Romanucci come segno di battaglia al riconoscimento dei diritti umani. L’episodio ha
provocato un’ondata di proteste e sdegno in tutto il paese, sfociate in episodi di violenza e saccheggi di negozi. Poi da Minneapolis la protesta si è allargata in tutto il
mondo, arrivando anche sulla tv, con sospensione di alcuni storici film, come “Via col Vento, nell’attesa di aggiungere una presentazione autorevole, più vicina con i tempi
attuali. Anche sui canali social la protesta, partita la settimana scorsa, ha interessato molti brand internazionali come Coca Cola, che ha deciso di bandire la pubblicità su
Facebook e la collaborazione con il fondatore Zuckerberg, per almeno un mese, e portare avanti la campagna contro i messaggi di odio che si diffondono sulla rete. Molte
anche le aziende cosmetiche come la L’Oreal che ha scelto di eliminare, per non cadere in equivoci, la parola sbiancante dai propri cataloghi di creme.
Paola Pieroni