Il barometro politico di giugno 2020

Ma la politica sa che c’è stata la crisi Covid-19? La domanda può apparire capziosa, ma tutt’altro
che scontata ad un’analisi più approfondita. Senza entrare nel merito di come è stata affrontata la
crisi sanitaria, tema che abbiamo già affrontato in passato, possiamo discutere se la crisi
economica in atto, e destinata a sviluppare i suoi tristi effetti nel tempo futuro, sia ‘veramente’ al
centro delle attenzioni.
Gli aiuti sono stati dati in maniera ampia, ma disordinata e con modalità confuse a dir poco, molta
quantità, poca qualità, e potremmo aggiungere con scarso discernimento. Ci si preoccupa delle
elezioni regionali, e dal punto di vista del governo è logico visti i sondaggi, che assegnano
comunque al centro-destra la maggioranza. Un centro-destra che vede i consensi calare alla Lega,
che rimane comunque il primo partito, che si travasano verso la Meloni spostando ulteriormente a
destra il baricentro della coalizione. Berlusconi e Renzi appaiono due leoni in gabbia, entrambi
vedono il proprio bacino elettorale in crisi, il primo oramai lontanissimo dagli antichi fasti, il
secondo che nemmeno si avvicina alla fatidica soglia del 5%, il che ha portato entrambi a cambiare
idea rispetto il sistema elettorale prossimo futuro.
Facendo un inciso su Berlusconi, ha trovato ampia risonanza l’affaire Franco, in realtà già Friedman
nel suo libro “Ammazziamo il gattopardo”, circostanziava il fatto che si fosse voluto far cadere
l’allora premier. Ma ricondurre la rovina del leader di Forza Italia a una congiura è decisamente
falso, il motivo trae origine solamente dalle sciagurate politiche portate avanti per il solo
tornaconto personale, che portarono a uno spread da 550 punti che condannava il nostro paese al
fallimento.
E l’economia post-covid da cui siamo partiti? Come detto enormi sono i fondi stanziati dall’Europa,
ma è forse sufficiente avere i soldi sul tavolo per fare ripartire l’economia? Certamente no, e alle
parole e conseguenti annunci sarebbe bene fare seguire i fatti, che in una situazione economica
cimiteriale non può certo trovare conforto nell’aumento delle tasse a favore del carrozzone SIAE
varato dal ministro Franceschini, destinato solo a deprimere ulteriormente i consumi. Non può
essere utile incentivare prodotti che vengono prodotti solamente in estremo oriente con minime
ricadute europee, men che meno per fare ripartire il settore più colpito, turismo e
intrattenimento. Qualcuno può forse dire con certezza quali siano le norme da rispettare al variare
delle situazioni in mezzo alla montagna di normative emesse? Non solo regolamenti confusi e in
conflitto tra di loro, ma che cambiano attraversando un ponte. Si può forse spiegare perché per
andare in Calabria è necessario registrarsi in tre diversi enti pubblici, ma non lo è se la destinazione
è il Veneto? Si potrà spiegare questo ai turisti stranieri? Come ci si potrà aspettare che dagli Stati
Uniti arrivino a visitarci dopo avere rimandato indietro quelli giunti a Cagliari solo sulla base della
loro provenienza? E fare capire perché sono vietate le cappelliere in aereo, dove non lo è il
distanziamento, ma il loro uso è consentito in treno e pullman? Come si potrà spiegare ai possibili
consumatori dove, come e quando vanno usate le mascherine? Anche queste con differenze da
regione a regione, e fino a quando si riuscirà a obbligare le persone a rispettare tutto questo con i
contagi in via di azzeramento e i vaccini che al momento sono solo una speranza?
MAURIZIO DONINI