La sindrome da piedistallo

Quante volte avete conosciuto qualcuno pieno di sé, vanaglorioso, non sicuro di sé, ma pieno di
sé, abituato a raccontare tutto quello che lo rappresenta in termini entusiastici, non discorsivi, ma
gloriosi. Tutto questo non è segno di una personalità disturbata, o perlomeno non solo, ma ha una
definizione ben precisa, “la sindrome da piedistallo”, tradotta in parole semplici è il “sentirsi Dio,
ma non essere nessuno”. Caratteristica è la continua proposta di farvi avere qualcosa in base al
fatto che a lui tutto è possibile, che ha grandi capacità, che conosce le persone giuste, peccato che
poi le promesse restino sempre inevase per motivi ‘superiori’ o ‘non meglio identificati’.
Siamo lontani galassie dall’essere sicuri di sé, l’essere affetto dalla sindrome da piedistallo è in
realtà un insicuro, il profeta del “vorrei, ma non sono”, ma pur mascherandolo al meglio, si
dimostrano anche implacabili sanguisughe. L’unico fine per loro è il proprio interesse, tutto è
funzionale alla loro figura, deve apportare grandezza al loro sconfinato ego. Non ci sono spazi per
il dialogo, guai a contraddire chi si crede “Dio”, diventereste subito un nemico giurato.
Le ragioni spesso affondano in un retro famigliare che ha inculcato nel soggetto una superiorità in
realtà inesistente, negandogli in questo modo la competitività che diventa la spinta nella vita a
raggiungere veramente obiettivi di alto livello.
Il consiglio migliore che si può dare è di starne alla larga, persone di questo tipo possono solo
peggiorare la vita di chi gli è intorno, succhiarne la linfa e provocare malumori. La loro insicurezza
si sfoga in questo sfrenato egocentrismo, e se viene definita la malattia del secolo, il motivo è
amplificato dal mondo dei social e della società liquida. La possibilità di circondarsi solo di persone
acquiescenti, che la pensano come te e tendono quindi a immedesimarsi e darti sempre ragione,
rafforzando un ego non supportato da una reale casistica ad hoc.
MAURIZIO DONINI