La politica fiscale generale UE necessita di cambiamenti

L’emergenza Coronavirus Covid-19 ha portato come conseguenza una crisi economica mai vista e il
montante anti-europeismo che ha caratterizzato questi ultimi anni si è trasformato in una
pressante richiesta di aiuto nei confronti proprio della tanto bistrattata Unione Europea. Ma la
richiesta di sostegno economico si scontra con quello che è il risultato delle ritrosie dei vari stati
membri a delegare le politiche nazionali all’Europa. Il risultato è che non esiste una politica
difensiva comune, non abbiamo una politica estera comune, ci fermiamo solo agli accordi
commerciali tra UE ed entità extra-UE, soprattutto non abbiamo una politica fiscale comune.
La potestà impositiva rientra nelle competenze degli Stati membri, mentre l’Unione europea (UE)
dispone solo di competenze limitate in materia. Poiché la politica fiscale dell’UE è finalizzata al
corretto funzionamento del mercato unico, l’armonizzazione delle imposte indirette ha preceduto
quella delle imposte dirette. La lotta contro l’evasione e l’elusione fiscali dannose è divenuta di
recente una priorità strategica. Le misure fiscali devono essere adottate all’unanimità dagli Stati
membri. Il Parlamento europeo ha poteri consultivi in materia fiscale, salvo per le questioni di
bilancio, per le quali agisce in qualità di co-legislatore. In sintesi la UE non ha poteri impositivi
propri e il suo bilancio dipende dai contributi degli stati membri, questo comporta che in caso di
necessità, come nel caso Covid-19, si debba ricorrere necessariamente al mercato tramite la leva
degli strumenti finanziari, finendo con l’aumentare il debito pubblico.
Tutti i problemi dovuti a una sorta di competizione interna tra gli stati membri per attirare
investitori tramite il sistema del tax ruling, accordi diretti tra lo stato e le imprese, nascono da
questa mancanza di una politica fiscale comune. Così come ci troviamo con un regime dell’iva che
è diverso da paese a paese. Il pacchetto sulla trasparenza fiscale (18 marzo 2015) mira a migliorare
la trasparenza e la cooperazione tra gli Stati membri per quanto concerne le decisioni anticipate in
materia fiscale (tax ruling) transfrontaliere abrogando la direttiva sulla tassazione dei redditi da
risparmio, al fine di semplificare la legislazione sullo scambio automatico di informazioni,
valutando ulteriori potenziali iniziative in materia di trasparenza.
Molte cose sono cambiate in questi anni, le possibilità di usare il tax ruling in maniera eccessiva
sono state fortemente ridotte, così come la lotta ai paradisi fiscali ha visto una decisa
accelerazione. A decorrere dal 1o gennaio 2018 sono entrate in vigore nuove norme che
impongono agli Stati membri di consentire alle autorità fiscali di accedere ai dati raccolti nel
quadro della legislazione antiriciclaggio. Le direttive antiriciclaggio AMLD4 e AMLD5 mirano a
prevenire l’uso del sistema finanziario europeo a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.
La Commissione Europea ha presentato 26 proposte nella scorsa legislazione volte a eliminare
alcune delle lacune, a migliorare la lotta contro i reati finanziari e la pianificazione fiscale
aggressiva e ad aumentare l’efficienza nella riscossione delle imposte e l’equità fiscale. Il
Parlamento in seduta plenaria il 26 marzo 2019 ha sottolineato la necessità urgente e continua di
una riforma delle norme, affinché i sistemi fiscali internazionali, dell’UE e nazionali siano adatti alle
nuove sfide economiche, sociali e tecnologiche del 21° secolo.
MAURIZIO DONINI