Testimoni di Geova: 10mila anni di reclusione per non uccidere

I numeri di un sondaggio sull’obiezione di coscienza
tra cui centinaia del fermano
Roma – Sono stati in centinaia delle zone del fermano, tra gli oltre 14.000 obiettori di
coscienza condannati e per quasi 10.000 anni di reclusione. È questo il clamoroso risultato di
un recentissimo sondaggio realizzato fra i Testimoni di Geova italiani, su quanti di loro hanno
pagato il rifiuto alle armi e quanto sia costata loro questa decisione. Si tratta indubbiamente di
un prezzo altissimo per il loro ‘no’ alle armi espresso chiaramente nei decenni passati. Oggi la
giurisprudenza internazionale riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come uno
dei diritti umani fondamentali ma non è stato sempre così.
I Testimoni di Geova hanno sempre ritenuto il servizio militare incompatibile con la loro
religione. Secondo uno studio, basato sulle testimonianze di chi ha praticato l’obiezione di
coscienza prima che questa fosse consentita dalla legge, è emerso che, tra i Testimoni di
Geova italiani attualmente in vita, almeno 14.180 hanno dovuto scontare una condanna
per aver rifiutato di prestare servizio militare, tra questi, come dicevamo, giovani
provenienti da tutte le località delle Marche. Ciò avvenne in larga parte tra la fine degli anni
’60 e la fine degli anni ’90. In totale, i partecipanti al sondaggio hanno trascorso in carcere
9.732 anni.
I Testimoni di Geova costituirono “la stragrande maggioranza dei giovani incarcerati per essersi
rifiutati di svolgere il servizio militare”, commenta lo storico Sergio Albesano. “Con la loro
massiccia adesione al rifiuto di entrare nelle fila dell’esercito, di fatto crearono un caso politico e
aiutarono a portare il problema all’attenzione dell’opinione pubblica”.
La posizione assunta dai Testimoni obiettori di coscienza colpì anche l’ex Presidente del
Consiglio Giulio Andreotti, che nel 1983 scrisse: “Negli anni Sessanta, quando ero alla Difesa,
volli rendermi conto del fenomeno, che andava moltiplicandosi, delle obiezioni militari di
coscienza da parte di giovani appartenenti ai Testimoni di Geova. Mi colpì, parlando con loro
uno a uno nel carcere di Forte Boccea, la evidente ispirazione religiosa e l’estraneità da
qualsiasi speculazione politica; non a caso si sottoponevano ad anni di prigione continuando nel
rifiuto di indossare la divisa”.
Il giurista Sergio Lariccia rileva: “Oggi l’obiezione di coscienza è inclusa tra i diritti inalienabili
dell’uomo e, sebbene le sue origini culturali siano anche religiose, ciò che è stato conquistato
ha recato benefici a tutti. Abbiamo un debito di riconoscenza verso coloro che hanno contribuito
con la loro vita anche alle garanzie delle nostre libertà”.
Sergio Albesano, storico dell’antimilitarismo, autore del libro “Storia dell’obiezione di coscienza
in Italia”, commenta: “I dati impressionanti di questo sondaggio, che oltretutto sono sicuramente
inferiori alla realtà poiché molti obiettori sono nel frattempo deceduti e quindi non hanno potuto
rispondere, portano onore ai testimoni di Geova che, per coerenza al loro credo religioso, hanno
sopportato con fermezza una situazione avversa quale la reclusione, non perché avessero
compiuto atti antisociali, come rubare o uccidere, ma addirittura per il loro rifiuto di imparare a
uccidere”.
Per Pierluigi Consorti, avvocato e professore ordinario presso il dipartimento di giurisprudenza
dell’Università di Pisa, “la testimonianza della fede del Testimoni di Geova è stata sempre
trascurata: si conosce poco la loro discriminazione a causa del nazismo, e si conoscono poco
anche le loro attuali discriminazioni”.
“La storia dell’obiezione di coscienza al servizio militare – rileva Antonino Mantineo, Professore
ordinario di Diritto ecclesiastico e canonico presso l’Università degli studi Magna Graecia di
Catanzaro – certamente in Italia, ma anche nell’inquadramento generale che oggi viene offerto

dal diritto comunitario ed internazionale, non può prescindere dalle lotte personali, pagate a
caro prezzo da coloro che professando la fede dei Testimoni di Geova sono stati martiri, ovvero
testimoni di questa conquista di libertà”.
Bruno Segre, avvocato e giornalista, fondatore de “L’Incontro” e difensore di Pietro Pinna,
commenta: “I miei patrocinati furono quasi tutti, tranne qualche obiettore radicale, libero
pensatore, anarchico, cattolico negli ultimi tempi, Testimoni di Geova che io ammiravo per il loro
assoluto rispetto delle idealità pacifiste, per il loro altissimo livello morale”.
Massimo Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, afferma: “Ho sempre guardato con
ammirazione e gratitudine alle testimonianze e ai fondamenti ideali e religiosi che ci hanno dato
i pionieri dell’obiezione di coscienza nel nostro paese, e i Testimoni di Geova ne costituiscono
senza dubbio la parte numericamente più preponderante”.
Infine l’ex magistrato Rodolfo Venditti: “In Italia nell’ultimo dopoguerra, sul piano dell’obiezione
religiosa, gli obiettori più numerosi furono gli appartenenti ai Testimoni di Geova”.
Anche il contributo di quegli obiettori spinse dunque le autorità ad approvare, dopo anni di
discussioni e rinvii, una legge che sanciva nel 1998 il pieno riconoscimento giuridico
dell’obiezione di coscienza. Il servizio di leva obbligatorio venne poi sospeso nel 2005.
Referente Reparto Stampa
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