Muri e barriere nel mondo causa morti innocenti

Felani Khatun aveva solo 15 anni quando il 7 gennaio 2011 venne uccisa dalle guardie di frontiera
dell’India. La sua colpa? Stava cercando di tornare in Bangladesh senza documenti per sposarsi, e
quindi scavalcando la linea di confine fortificata con filo spinato. Non certo un caso isolato visto
che sono un centinaio ogni anno le vittime di questa situazione.
La gioia per la caduta del muro di Berlino non deve fare dimenticare le tante barriere ancora
esistenti, e negli ultimi anni numerose sono state le proposte e le iniziative in tal senso, dal
nostrano Salvini che ipotizzava un muro con la Slovenia, alla barriera voluta da Donald Trump al
confine con il Messico.
Le barriere sono passate dalle 15 del 1990, anno della caduta della Cortina di Ferro, alle 70 odierne
e con 7 in stato di costruzione. Muri di ogni tipo, con barriere elettriche, telecamere, droni,
guardie armate, sorgono ovunque nel mondo, il Botswana, ha costruito uno sbarramento
elettrificato lungo 500 chilometri con lo Zimbabwe dopo un’epidemia di afta epizootica che nel
2003 ha colpito centinaia di allevamenti e forse veniva dal Paese vicino. Sono 3500 i volt che
alimentano il “Serpente di Fuoco” che divide Sudafrica e Mozambico, ritenuto responsabile di un
centinaio di morti ogni anno. Tre sono i metri di altezza del muro costruito dal Marocco per
difendersi dal Fronte Polisario nel Saharo Occidentale e vigilato da 100.000 militari armati.
L’Arabia Saudita ha eretto una barriera a cinque file sul confine con l’Iraq dopo il 2014, per
bloccare i terroristi dell’Isis. Un altro lo sta costruendo alla frontiera con lo Yemen. Storiche sono
le barriere fra Egitto e Gaza, sottoterra per intralciare i tunnel sotterranei, e fra Corea del Nord e
l’omologa del Sud.
Alimentate dall’insicurezza dei popoli, raramente, per non dire mai, muri e barriere si sono
dimostrati strumenti deterrenti efficaci, basti pensare quanto la Grande Muraglia Cinese abbia
fermato le orde della Mongolia o la Linea Maginot i panzer tedeschi nella 2^ Guerra Mondiale.
MAURIZIO DONINI