Commissione UE Antitrust vs Google

La lotta alle multinazionali da parte della UE non cessa mai, lo scorso anno è stata Big G a farne la
spesa, la Commissione Europea allora guidata da Juncker sanzionò Google per 1,49 miliardi di euro
per abuso di posizione dominante. Interessante la motivazione riportata dalla Commissaria alla
Concorrenza Margrethe Vestager, “La cattiva condotta è durata dieci anni e ha impedito alle altre
aziende di competere sul merito e innovare”. La UE ha controllato la condotta di Google dal 2006
rilevando come la stessa introducesse clausole restrittive a suo favore impedendo l’accesso al
mercato a competitors quali Microsoft e Yahoo.
La tecnologia AdSense di Google si inseriva nei risultati di ricerca interna dei siti, che spesso si
appoggiano al suo motore, per mostrare agli utenti sia i risultati che gli annunci pubblicitari. In
questa maniera Big G era arrivata a detenere una quota del 70% di mercato. I rilievi e la sanzione
comminata sono stati accettati con fair-play dal gigante americano, Kent Walker, SVP Global
Affairs di Google ha dichiarato: “Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri
prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione. Nei prossimi mesi, introdurremo
ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei nostri concorrenti in Europa. Siamo
sempre stati d’accordo sul fatto che mercati sani e prosperi siano nell’interesse di tutti”.
Questa è stata la terza multa che la Commissione Antitrust UE ha comminato a Google; la prima
era stata affibbiata nel 2017 intervenendo sul versante Google Shopping, inducendo Big G a
intervenire per modificare il suo sistema Android come affermato sempre da Walker: “Abbiamo
iniziato a testare un nuovo formato, che dà link diretti ai siti che confrontano i prezzi, assieme ad
offerte specifiche dei venditori”.
Nel 2018, la Commissione aveva imposto alla stessa società una ammenda di 4,34 miliardi di euro
per aver usato Android, il sistema operativo per cellulari, in modo da bloccare l’accesso ai
concorrenti e favorire i propri servizi. Google pagava o incentivava i produttori devices mobili
affinché installassero Google Chrome come browser predefinito e Google Search quale motore di
ricerca, ostacolando o impedendo la presenza dei concorrenti. La quota di penetrazione di Android
nel 2017 era arrivata al 85,7%, di fatto un monopolio totale del mercato smartphone.
MAURIZIO DONINI