Outlook sulla coronanomics

Serafico il Presidente del Consiglio Conte, lo stesso che oggi chiede solidarietà all’Europa e ieri
firmava i decreti di Salvini contro i migranti per intenderci a chi ha la memoria corta, ha prolungato
di due settimane il closed? Giusto? Sbagliato? Per la nostra salute? Nel marasma della situazione
odierna, dove un bambino non può camminare per strada con il genitore, ma stargli
tranquillamente in braccio nella magione, solo il futuro potrà darci una risposta.
Altri dati sono invece certi e sicuri, ogni settimana di chiusura del paese si perdono 25 miliardi di
euro, 100 miliardi per un mese, il governo ne stanzia 25 al mese, qualcosa non torna. I primi effetti
della gestione emergenza Covid19 sono 500.000 disoccupati, 300.000 contratti a termine scadenti
intorno al 3 aprile e 200.000 di sostituzione (ex-interinali).
Soluzioni trovate dal governo? All’esterno si è mossa la BCE con 750 miliardi di QE e attivazioni di
ulteriori mezzi di finanziamento a sostegno dell’economia Eurozona (attenti, parliamo della zona
euro, tenetelo a mente per i sovranisti, dentro l’euro c’è la BCE, fuori il baratro). Ancora più
importante è il superamento dell’intervento pro-quota da parte della Banca Centrale guidata da
Christine Lagarde, significa che non sarà più costretta a sovvenzionare gli stati in proporzione alla
loro quota in BCE, ma differenziare gli interventi commisurandoli alla necessità specifica dello
stato membro.
Altro dato certo e sicuro è che è stato dato il via libera dalla Commissione Europea di Ursula von
der Leyen all’uso dei Fondi Europei non ancora spesi, sia rinunciando alla compartecipazione (gli
interventi sono finanziati al 50% dall’Europa e 50% dallo stato membro), che spostandoli dai
capitoli per cui erano stati erogati al sollievo dell’emergenza Coronavirus.
Ultimo capitolo è la cortina fumogena sollevata con i Coronabond a beneficio di una opinione
pubblica distratta e credulona, l’iniziativa non c’entra niente con l’Europa (la BCE sì è una
istituzione europea), sono 9 stati membri che autonomamente hanno chiesto ad altri stati di
emettere tutti assieme questi bond, per poi chiedere alla BCE di acquistarli. Dove sta il trucco? La
solidarietà chiesta non esiste, ci sarebbe se tutti mettessero qualcosa di proprio, in questo caso
semplicemente un paese con il 135% di debito pubblico chiede a uno che ha il 60% di fare da
garante. Ci stupiamo che nicchino? Non solo, ma essendo questa emissione pro-quota, i proventi
come dovrebbero essere distribuiti? Se lo fossero pro-quota non ci sarebbe nessun vantaggio, in
sintesi, a parte un leggero spread in meno, non ci sarebbero vantaggi, tanto vale che ognuno si
emetta i propri titoli. Se non fosse che anche l’illustre economista Tito Boeri ha bollato
l’operazione come fuffa, “Inutile e perniciosa che andrebbe sola a creare nuovo debito che
dovremmo poi ripagare”, il succo delle sue parole.
MAURIZIO DONINI