L’esigenza di mostrarsi sui social

Il politically correct, l’esigenza di essere comunemente accettati dalla società, il conformizzarsi ai
comportamenti della maggioranza, sono tutti valori che da sempre fanno parte del patrimonio
dell’umanità. Mettersi in mostra per ricevere attestati di stima e accettazione nei vari gruppi
sociali è da sempre un modus vivendi della stragrande parte della società, ma è altrettanto
indubbio che il comparire dei social e la società liquida abbiano esacerbato questa situazione.
In Italia, oltre 39 milioni di utenti utilizzano internet e 31 milioni sono attivi sui social media,
ovvero il 52% del totale. Di questi, 28 milioni accedono ai propri social preferiti tramite mobile
(47% dell’intera popolazione), evidenziando come questi strumenti siano sempre più parte
integrante della quotidianità.
Facebook, Instagram, Twitter, il variegato mondo dei social, ha dimostrato come il mostrarsi abbia
preso il sopravvento, la continua nascita di influencers, apparire è molto più importante che
essere. La mancanza di contenuti è messa in secondo piano rispetto quello che si mostra, vite
perfette e piene di gioia, cosa genera tutto questo? Depressione. Vedere come su Facebook le vite
degli altri appaiano (non siano) sempre perfette, piene di belle cose, fa sentire gli utenti del social
inadeguati e non all’altezza, mostra traguardi irraggiungibili verso cui tendere a ogni costo, non
riuscendoci si cade in depressione pensando di non essere all’altezza e che non si avrà mai quello
che si vorrebbe.
Si condivide quindi qualunque cosa della propria vita, per quanto banale e insignificante questo
possa essere, l’importante è mostrarsi e ricevere likes, apprezzamenti, accettazione. Come si
misurano le persone? In termini di likes, quanto più uno ha likes e followers, tanto maggiore è il
suo grado nella scala sociale. Un fenomeno diventato invasivo con l’avvento degli smartphone e il
mondo virtuale a portata di mano h.24; il rapporto ‘Digital in 2017’ ha evidenziato che più della
metà della popolazione mondiale usa uno smartphone; quasi due terzi della popolazione mondiale
possiede un telefono cellulare; più della metà del traffico internet è generato da telefoni; più della
metà delle connessioni mobile avviene oggi su banda larga; più di una persona su cinque della
popolazione mondiale ha effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 30 giorni. Riguardo la
situazione specifica italiana, durante il 2016, il numero di persone che si sono connesse a internet
è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente (39.21 milioni di persone), e dell’11% quello
relativo all’uso dei social media (17% se osserviamo le persone che accedono a piattaforme social
da dispositivi mobile – per un totale di 28 milioni, che corrisponde a una penetrazione del 47%). Gli
italiani si connettono sempre di più e lo fanno sempre più spesso usando i propri smartphone,
come testimonia anche il volume di traffico internet generato da diversi dispositivi: se la
percentuale di persone che navigano da un computer è scesa del 14%, sale quella di chi si
connette da qualsiasi altro device (+44% dal proprio telefono, +8% da un tablet e +24% da altri
dispositivi – come, ad esempio, console o smart TV). Social media, mobile, ma anche fruizione di
video. Le persone fruiscono sempre di più di questo tipo di contenuti, e le piattaforme offrono
sempre più possibilità di espressione da questo punto di vista (è sempre più semplice produrre e
condividere video LIVE, ed esistono sempre più applicazioni che consentono di modificare – senza
particolari competenze – i propri video): il 31% degli italiani dichiara di guardare video online
almeno una volta al giorno.
MAURIZIO DONINI