Studio mostra agli operatori del turismo invernale come proteggere i profitti dall’aumento delle temperature

Un nuovo studio della Cass Business School propone una metodologia per l’identificazione di strategie di copertura assicurativa efficaci basate sui derivati sul clima.

Londra, febbraio 2020. A causa degli effetti del cambiamento climatico, il turismo sciistico nelle Alpi è messo in pericolo dal calo dei livelli di neve causato dall’aumento delle temperature invernali.

Un nuovo studio della Cass Business School ha presentato una metodologia per indicare agli operatori del turismo invernale come proteggersi dal rischio di una diminuzione del numero di visitatori verso le destinazioni sciistiche e di una perdita di entrate.

Concentrandosi sull’uso dei derivati atmosferici (prodotti finanziari che servono a tutelarsi dalla variabilità metereologica, ndr), lo studio utilizza una serie di modelli – dove gli operatori “vendono” il rischio ai mercati finanziari per un premio – prevedendo il numero di visitatori e i ricavi in un dato mese. La metodologia si basa su dati relativi a più di 50 anni di nevicate e temperature registrate in un resort in Austria.

Fra i risultati più significativi troviamo:

  • Il numero di visitatori delle stazioni sciistiche varia notevolmente all’interno della stagione sciistica stessa, a seconda del bollettino neve e della temperatura.
  • Con la diminuzione dell’altezza della neve, le aziende si affidano sempre di più ai giorni tradizionalmente più affollati, come il giorno di Natale e i giorni festivi, le vacanze scolastiche e i fine settimana.
  • La consistenza della neve e la temperatura sono importanti anche fuori stagione.
  • Vista la variabilità del numero di visitatori, i mercati finanziari e gli operatori del turismo invernale dovrebbero basare i contratti dei derivati del clima sulle entrate medie mensili storiche.
  • Un singolo contratto basato su una caduta di neve cumulativa a fine stagione è altamente rischioso per tutte le parti e attrae la più alta variazione di profitti e perdite tra tutte le opzioni testate.

I dati dello studio includono 20.774 osservazioni meteorologiche storiche giornaliere di Sonnblick (Austria), tratte dallEuropean Climate Assessment (ECA), ipotizzando che la stagione sciistica si svolga ogni anno dal primo dicembre al 15 aprile.

Come soglia critica per il numero di visitatori viene utilizzata la regola dei “100 giorni”, con lo studio che considera 30 cm di neve per almeno 100 giorni durante la stagione invernale come requisito minimo per testare l’affidabilità dell’attività sciistica.

Co-autrice dello studio, la Dott.ssa Laura Ballottadocente di Matematica Finanziaria presso la Cass Business School di Londra, ha dichiarato che i risultati dello studio dovrebbero incitare gli operatori del settore turistico invernale ad acquistare derivati atmosferici e a pensare in modo più strategico al rischio:

“Il trattamento delle strutture attraverso l’innevamento artificiale e la sistemazione del paesaggio è costoso e potrebbe rilasciare nell’ambiente additivi potenzialmente dannosi. Diversificare le attività al di là delle tradizionali attività di sci e sport sulla neve può anche avere costi di investimento costosi, per cui crediamo che l’accesso ai mercati finanziari per i derivati atmosferici e la condivisione del rischio sia l’opzione più praticabile.

“Il turismo invernale è vitale per le regioni alpine, non solo per quanto riguarda gli impianti per gli sport sulla neve, ma anche per le opportunità di alloggio, ristorazione, intrattenimento e vendita al dettaglio che ne derivano. Le temperature più elevate riducono ogni anno laltezza della neve, il che potrebbe avere importanti ripercussioni sul turismo in un’area che dipende fortemente dai ricavi che genera.

“Utilizzando la nostra metodologia basata su oltre 50 anni di dati relativi a nevicate e temperature, le aziende possono ottimizzare i contratti dei derivati atmosferici per proteggersi dalla rovina finanziaria in caso di nevicate insufficienti.