Mercati ed elezioni europee

Le elezioni europee dello scorso 26 maggio 2019 hanno ridisegnato la mappa politica europea, con
l’allora ancora presente Gran Bretagna, i cui seggi ora verranno suddivisi, e la crisi in cui versano i
partiti tradizionali. In particolare si è visto come in Francia e Italia si siano rafforzati i partiti
antieuropeisti (Rassemblement National e Lega), mentre in Germania si sono distinti i Verdi. Il
fronte europeista ha retto comunque bene dimostrando una solidità di fondo della partecipazione
dei cittadini europei al sogno comune. Partito Popolare Europeo e Socialisti e Democratici avendo
totalizzato 326 seggi a fronte dei circa 400 della legislatura precedente, non ce la possono più fare
da soli: per avere la maggioranza dell’assemblea, occorrono almeno 376 seggi. La coalizione che
governerà l’Europa si è quindi formata con l’apporto di Popolari, Socialisti e Liberali.
Il riflesso dei risultati sui mercati è stato evidente, il fatto che i partiti anti-europeisti non abbiano
sfondato e sia stata garantita la solidità dell’impianto comunitario ha dato fiducia ai mercati
provocando un moderato ottimismo con acquisti sull’azionario europeo, euro sui livelli di venerdì
24 maggio, stabili tassi e spread. Contemporaneamente alle elezioni è arrivata l’annuncio della
fusione tra Fiat Chrysler e Renault. In seguito si è avuta una caduta di fiducia verso l’Italia dovuta
alla lettera di messa in mora da parte della Commissione uscente a firma del vicepresidente della
Commissione UE Valdis Dombrovskis e dal commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici, ove
si faceva presente che “L’Italia non ha fatto progressi sufficienti per rispettare il criterio del debito
nel 2018, chiediamo chiarimenti su eventuali fattori significativi, utili a valutare complessivamente
in termini qualitativi lo scarto in eccesso rispetto al parametro di riferimento del debito/PIL.”
Il successivo cambio di governo passando dalla compagine giallo-verde a quella giallo-rosa con un
atteggiamento decisamente meno aggressivo e molto più disponibile e collaborativo nei confronti
dell’Europa, unito all’archiviazione di provvedimenti a debito, patrimonio del passato esecutivo, ha
progressivamente aumentato la fiducia dei mercati nell’Italia portando lo spread a dimezzarsi oggi
rispetto il mese di agosto 2019 (129 contro 235).
MAURIZIO DONINI