Il rapporto Oxfam e le diseguaglianze in Italia

La ONG Oxfam ha diffuso i dati dello studio effettuato in Italia per misurare le disuguaglianze,
risulta che il 5% più ricco possiede una quantità di ricchezza pari a quella del 90% più povero. E
non solo: il 20% più ricco ha circa il 72% della ricchezza nazionale totale e il successivo 20%
controlla il 15,6% della ricchezza, lasciando dunque al 60% più povero appena il 12,4% della
ricchezza nazionale. Estendendo l’analisi al 10% degli italiani con il maggior patrimonio, si scopre
inoltre che possiedono più di sette volte la ricchezza detenuta dalla metà più povera dei cittadini
del nostro paese.
In sintesi, Oxfam certifica che la ricchezza si concentra in poche mani, un divario che si è ampliato
con la crisi che ha falcidiato la classe media, e che viene premiata da sistemi fiscali che sono volti a
favore delle grandi ricchezze. I motivi sono molteplici, il progressivo invecchiamento della
popolazione non solo porta maggiori costi sulla società per il costo delle cure necessario, superiore
alla parte giovane della popolazione, ma aggrava la situazione economica delle famiglie che sono
lasciate con poco supporto da uno stato burocratico e sempre a corto di fondi. L’invecchiamento
influisce sulla produttività, oltre i 50 anni un lavoratore rende il 20%, se si valuta che il pil
rappresenta la produttività di un lavoratore ci comprende quanto incida questo. Il basso tasso di
natalità non solo comporta il progressivo invecchiamento, ma restringe la redistribuzione della
ricchezza ereditaria, concentrando la ricchezza accumulata dai genitori in un numero ristretto di
soggetti.
Un coefficiente particolarmente preciso e utilizzato come standard mondiale è l’indice di Gini
(Corrado Gini statistico italiano di inizio secolo scorso), misura con precisione la disuguaglianza nel
mondo, quindi la disparità di distribuzione del patrimonio economico (o ricchezza) e del reddito fra
gli individui di una popolazione. Più è basso l’indice, maggiore è l’equa distribuzione della
ricchezza, non per niente eccellono i paesi nordici con un sistema di welfare particolarmente
protettivo, ad esempio i paesi scandinavi, la Germania e alcuni paesi dell’est (Slovenia, Slovacchia,
Repubblica Ceca), con un indice di Gini compreso tra lo 0,25 e lo 0,30. L’Italia si trova al 52° posto
con un coefficiente di 0,360; dietro Tagikistan e Burkina Faso, poco sopra l’Azerbaigian.
Oltre incrementare la natalità, si rende necessario rafforzare il sistema di welfare e provvedere a
sistemi fiscali volti a spostare la tassazione dal lavoro alle rendite, operando nel contempo una
efficace lotta all’evasione per redistribuire il carico fiscale su una platea globale di contribuenti
alleggerendo il carico sui lavoratori dipendenti.
MAURIZIO DONINI