La cucina da cultura a moda

Cucina salutare, cucina mediterranea, vegana, vegetariana, masterchef, cucina da incubo, bake off, da
Diletta, dalla Parodi, da Cracco, Bastianich vino e musica, Hell’s kitchen, bar tender, chi più ne ha, più ne
metta potremmo riassumere.
La cucina era considerata una vera e propria forma di cultura, lo stare a tavola, il convivio, il massimo si è
avuto con lo slow food, cenare con calma assaporando il momento, non solo i piatti, ma l’essenza stessa del
pasteggiare. Nei ristoranti più cult il cuoco o chi per esso passava ad illustrare i piatti, ma condendo il tutto
con la filosofia che ci stava dietro, si può ancora parlare di cultura.
Generalizzando si suole dire che i cuochi sono le star del XXI secolo così come le fotomodelle, le varie
Naomi, Cindy Crawford, Kate Moss, Elle “The Body” McPherson, lo sono state del secolo scorso. Oramai di
culturale è rimasto poco nel culto del cibo, qualunque canale ad ogni orario propone sfide all’ultimo sangue
tra aspiranti cuochi con chef stellati che dall’alto dei loro cappelli spargono voti e giudizi inappellabili. Più
che una trasmissione di cultura si è di fronte ad una gara di wrestling dove i concorrenti sono ancora più
agguerriti ed incattiviti dei guerrieri del ring. Anzi, se nel wrestling si tratta tutta di finzione, nel contesto
degli chef si è di fronte a un combattimento tra spietati gladiatori pronti a tutto pur di fare arrivare il loro
mestolo un’incollatura più avanti dell’avversario.
Un genere di format che ha decisamente preso la mano ai poco fantasiosi media, non paghi di avere
dedicato metà della programmazione ai cuochi aspiranti o affermati, spediscono emissari stellati in ogni
angolo del globo alla ricerca dei vari o veri sapori. e mentre Artusi si rivolta nella tomba di fronte a tanto
spregio, ci troviamo a scoprire come l’unica parte vera e cruda di questo mercatino di pagani, si trovi forse
in Chef Rubio, almeno lì una cultura la troviamo davvero, anche se è quella dell’inno al colesterolo.
MAURIZIO DONINI