Intervista a Victor Massiah, CEO di UBI Banca, sui risultati consolidati al 30 settembre 2019

Dottor Massiah, quali sono gli elementi più rilevanti di questa trimestrale?
Io credo che questa trimestrale vada letta in un ambito integrato fra conto economico e stato
patrimoniale. E permettetemi innanzitutto di fare un confronto complessivo: i primi nove mesi del
2019 contro i primi mesi del 2018. Noi abbiamo innanzitutto una importantissima riduzione dello
stock di NPE di oltre due miliardi. In altri contesti questa riduzione di 2 miliardi avrebbe in qualche
modo inciso in maniera negativa sul CET 1, questo non è avvenuto da noi. Anzi, il CET 1 è passato
da 11,43% a 12,09% quindi con un’importante crescita nell’ambito dei dodici mesi. Com’è stato
possibile? Attraverso una accurata miscela tra due componenti: anzitutto abbiamo confermato
quella che è la nostra strategia principale, il recupero in casa nostra, attraverso le nostre risorse.
Ricordo a tutti che noi non abbiamo ceduto la piattaforma di recupero, ma al contrario l’abbiamo
tenuta in casa. Oltre la metà di questi 2,1 miliardi sono stati recuperati in casa nostra. On top,
abbiamo fatto due cessioni opportunistiche, una che riguardava il Leasing, la più importante, circa
700 milioni di cui 500 già finalizzati in questi numeri, altri 200 da completare auspicabilmente
entro la fine dell’anno, e una componente di Factor per altri circa 150 milioni. Questa miscela ha
permesso di avere dei danni estremamente limitati al conto economico e soprattutto di
permetterci di non mettere in alcun modo in pericolo la crescita del CET 1 che, ripeto, abbiamo
portato da 11,43% a 12,09%. Pensiamo, per l’ultima parte dell’anno, di aggiungere un ulteriore
acceleratore alla riduzione, auspichiamo di arrivare addirittura all’8% di non performing loans sul
totale dei crediti, attraverso una cessione nell’ambito Real Estate, nell’ambito mutui, retail.
Ho parlato innanzitutto dello stato patrimoniale, vorrei parlare del conto economico. Le voci più
importanti sono: il margine di interesse. Il margine interesse effettivamente in questo ultimo
quarter decresce, ma decresce per componenti non legate direttamente alla componente
commerciale che, anzi, conferma la strategia di difesa del pricing che ci ha permesso fino ad oggi
di avere una performance nettamente migliore dei nostri concorrenti. L’effetto di decrescita è
prevalentemente legato all’applicazione del principio contabile Ifrs9 relativamente alle cessioni di
credito e questa componente spiega più del 50% di quello che sostanzialmente è la discesa del
margine di interesse che peraltro a livello complessivo, cioè annuale, resta di gran lunga la migliore
performance nell’ambito dei maggiori gruppi bancari italiani.
Non solo, in ambito commissionale noi abbiamo avuto una performance che, pur scontando la
stagionalità del terzo quarter, che è un trimestre estivo, vede una crescita, anno su anno delle
commissioni, importante. Sommando le due componenti, si vede che sostanzialmente la banca è
riuscita a difendere i propri proventi operativi core in un contesto di tassi di interesse negativi che
ovviamente gioca contro. Vorrei aggiungere che la continua, la regolare e positiva performance dei
costi, che di nuovo in un ambito annuale vedono una discesa importante, e lo stesso costo del
credito se in qualche modo normalizzato delle componenti eccezionali, una tantum, delle cessioni,
continua ad avere una performance migliore di quello che era previsto nel piano industriale.
Nell’insieme una performance della banca che sulla componente al netto del costo del credito
vede addirittura una crescita di circa il 10% anno su anno e che, di nuovo, se normalizzata delle

componenti cessioni, vede una crescita anche a livello di utile. Quindi questo ci lascia ottimisti per
quanto riguarda il futuro della banca stessa, che riesce a coniugare solidità a capacità di redditività
economica.
Uno dei temi legati all’industria bancaria di cui più si dibatte è la crisi di redditività, oltre alla
riduzione dei costi affrontata dall’intero sistema bancario, quali prospettive di business possono
consentire un recupero dal punto di vista dei ricavi?
Abbiamo visto che da noi si è fatto un sforzo notevole per compensare gli effetti negativi dei tassi
negativi con la componente commissionale, che ormai ha quasi raggiunto la dimensione del
margine d’interesse, stiamo parlando di poche unità di milioni per quarter di differenza. E’ ovvio
che la componente però più importante di ritorno alla redditività sarà una riduzione del costo del
credito, che è stato in fondo il fattore più rilevante di abbattimento del ritorno su capitale per
quanto riguarda le banche italiane. Questa importante azione che abbiamo in corso di riduzione
più accelerata di quanto avevamo promesso e previsto, credo sarà un elemento determinante per
essere ottimisti sul futuro, perché sostanzialmente questa componente se aggiungiamo a quella
che è la dimensione attuale dei non performing loans gross ratio, che è intorno al 9%, eravamo più
vicini all’11% solo un anno fa, se la calcoliamo con una ulteriore cessione che abbiamo in corso di
esecuzione, che siamo abbastanza ottimisti di poter realizzare a cavallo della fine dell’anno, ci
porta sostanzialmente a poter ad oggi prospettare al mercato un livello di NPE gross ratio in zona
8% già alla fine del 2019. Se pensiamo che nel piano industriale al 2019 era previsto un circa 10%,
abbiamo un’idea dell’importante vantaggio che abbiamo.
Alcuni considerano UBI una banca tradizionale, si riconosce in questa definizione?
Francamente non mi riconosco in questa definizione. Il motivo per cui non mi riconosco è che se
noi andiamo a pensare a quale è stato il modo di comportarsi di UBI in questi anni, è stato
normalmente abbastanza originale in confronto al macro trend. Ho toccato prima il tema dei non
performing e abbiamo quasi tutte le maggiori banche italiane che hanno deciso di fare cessioni
massive o addirittura in prevalenza di cedere la propria piattaforma di recupero crediti: noi non lo
abbiamo fatto, abbiamo sostanzialmente, siamo stati i primi a muoversi sui Social Bond e tra i
primissimi a muoversi sui Green Bond e questo di nuovo è un qualcosa che ha anticipato un trend,
adesso dato per normale, di solidità, di green, di verde, di sostenibilità, che noi invece abbiamo
visto prima. Ma soprattutto la filosofia di coniugare il conto economico allo stato patrimoniale e di
non ricercare la performance nel solo conto economico, destabilizzando eventualmente lo stato
patrimoniale, è un qualcosa che ci ha caratterizzato sin dall’inizio della crisi. Non a caso siamo tra
le pochissime banche italiane che possono dire di aver pagato durante il periodo della crisi più
dividendi di quanto hanno chiesto in termini di conto capitale, di aumenti di capitale ai propri
azionisti. Quindi io credo che la nostra UBI vada riletta: è una banca che non ha paura di non
schierarsi necessariamente col pensiero più di moda del momento, che è stata pioniera con i Social
Bond, con i Green Bond ma soprattutto, fatemi dire, con la soluzione complessiva di UBI Comunità

in cui altri adesso stanno andando a realizzare nelle proprie aziende, sulla parte di sostenibilità che
in questo momento va tanto di moda e peraltro anche sulla parte su cui normalmente si tende a
dare giudizio cioè su quella tecnologica, ha soluzioni di mobile banking e soluzioni di online
banking tipo IWBank, che non hanno nulla da invidiare alle migliori performance, quindi io credo
che questo sia in qualche modo per alcuni una pregiudiziale che è venuto il momento di smentire
e in qualche modo prendendo coscienza dell’originalità che in realtà ha avuto questa banca in
questo periodo.

I risultati al 30 settembre 2019 del Gruppo UBI

Una Banca sempre più solida, che riduce fortemente gli attivi non performanti crescendo al
contempo il CET1 ratio e la redditività core:
Sono stati significativamente ridotti i crediti deteriorati lordi (-2,2 miliardi vs settembre 2018 e
-1,4 miliardi vs dicembre 2018, principalmente tramite gestione interna), e
contemporaneamente il CET1 ratio è salito al 12,09% (senza includere DTA future né azioni
di ottimizzazione) dall’11,42% nel settembre 2018 e dall’11,34% a dicembre 2018;
l’andamento del margine d’interesse è stato difeso e compensato dalla forte evoluzione delle
commissioni nette, trainate dalla raccolta indiretta; i costi confermano la costante discesa: la
Banca risulta quindi più solida in tutte le componenti del proprio bilancio
In particolare:

  • Andamento dei crediti deteriorati:
    i crediti deteriorati lordi scendono a 8,3 miliardi, -21% rispetto a settembre 2018 e
    -14,4% rispetto all’1.1.2019.
    Nel solo 3° trim 2019 i crediti deteriorati lordi scendono di circa 690 milioni (-7,7%
    rispetto a giugno 2019 nonostante la piena inclusione dell’effetto della nuova Definition
    of Default pari a circa 86 milioni1
    ) Il ratio crediti deteriorati lordi/crediti lordi totali ammonta al 9,34% o al 9,07% pro-
    forma considerando l’ultima tranche di sofferenze leasing in corso di cessione (9,97% a

giugno 2019 e 10,42% a dicembre 2018)
all’esame la cessione di un portafoglio di mutui residenziali in sofferenza per un
ammontare lordo di circa 800 milioni con GACS, da concludersi auspicabilmente entro
fine anno. In questo caso, considerando anche la cessione dell’ultima tranche di
sofferenze leasing, il ratio di NPE lordi si attesterebbe attorno all’8%
Texas ratio2

al 66% (era 71,9% al 30.6.2019 e 85,3% a dicembre 2018), atteso in ulteriore

riduzione a fine anno
Scendono al livello più basso mai registrato i nuovi flussi da crediti in bonis a crediti
deteriorati, -80% dal picco dei 9mesi2009
Default rate3

annualizzato nei primi 9 mesi del 2019 all’1,1% (incluso l’impatto della
nuova Definition of Default) rispetto all’1,61% rilevato nei primi 9 mesi del 2018. Al
1 Dato al 1 luglio 2019
2
Calcolato come: Crediti deteriorati netti totali / ((patrimonio netto escluso l’utile e i terzi e i dividendi già approvati dall’assemblea)

  • attività immateriali totali)
    3
    Default rate: flussi lordi annualizzati da crediti performing a crediti deteriorati/ consistenze iniziali di crediti performing lordi (voce
  1. 2) dello Stato Patrimoniale consolidato riclassificato)

2

netto dell’impatto della nuova Definition of Default, il default rate è dello 0,96% (1% al
30 giugno 2019)

  • Grazie al Piano di Funding realizzato nel corso dell’anno principalmente sui mercati
    istituzionali, la Banca eccede già i requisiti MREL attesi (totale e subordinato) che
    entreranno in vigore a partire da giugno 2020
  • Si conferma la focalizzazione sulla raccolta indiretta, che supera i 101 miliardi (+1,6% vs
    giugno 2019 e +6,7% vs gennaio 2019) e registra ancora un volta un incremento importante
    in tutte le sue componenti, generando risultati significativamente in crescita a livello
    commissionale

Si conferma la resilienza dei risultati economici del Gruppo nei primi 9 mesi del 2019 (vs i
primi 9 mesi del 2018)
Cresce del 9,6% a 900,2 milioni – e dell’11,2% esclusi i contributi sistemici4

  • il risultato della

gestione operativa per effetto:

  • dell’incremento dei proventi operativi a 2.689,4 milioni (+1,4%)
    • ricavi “core” (margine d’interesse+commissioni) sostanzialmente stabili a 2.528,6 milioni
    (-0,36%): l’importante crescita delle commissioni nette a 1.215,5 milioni (+2,3% o +27
    milioni) ha consentito di compensare in gran parte la flessione del margine d’interesse a
    1.313,1 milioni (-2,7% o -36 milioni)
    risultato della finanza a 46,1 milioni (+44,7 milioni vs 9mesi2018)
  • della contrazione degli oneri operativi a 1.789,2 milioni (-2,3% o -42,7 milioni). Al netto dei
    contributi sistemici, gli oneri operativi scendono del 3,7% (-64,9 milioni).
    Costo del credito annualizzato a 79 bps5

incluse le rettifiche relative alle cessioni di sofferenze

factoring e leasing (circa 66 bps annualizzati escludendo l’impatto di tali cessioni).
Utile contabile a 191,1 milioni (rispetto ai 210,5 milioni dei 9mesi2018)
Utile al netto delle poste non ricorrenti6

a 243,4 milioni (rispetto ai 260,6 dei 9mesi2018)
Il risultato 2019 risulta pressoché allineato a quello del 2018 nonostante le maggiori rettifiche
(circa 75 milioni netti) effettuate in relazione alla cessione di sofferenze leasing e factoring che
hanno consentito l’accelerazione della riduzione degli stock di crediti deteriorati. A titolo
esemplificativo, escludendo tali maggiori rettifiche, l’utile contabile risulterebbe in crescita di
oltre il 26% e quello normalizzato di oltre il 22%

4 Contributi sistemici (Fondo di Risoluzione e Fondo di Tutela dei Depositi): 103,1 nei 9mesi2019 vs 81 nei 9mesi2018
5 Costo del credito calcolato includendo una sola volta le rettifiche da cessioni sofferenze leasing e factoring, che non sono quindi
annualizzate.
6
Non vi sono poste non ricorrenti nel 3trim2019, mentre vi erano 36,9 milioni di oneri per incentivi all’esodo nel 3trim18.
Le principali poste non ricorrenti, al netto delle imposte, dei primi 9 mesi dell’anno sono:
1) 9M19: -52,4 milioni (di cui, nel 1trim19: -42,6 relativi a incentivi all’esodo inerenti l’accordo sindacale di cui al comunicato
datato 28.03.2019; e nel 2trim19: -12,2 milioni per contributi straordinari al Fondo di Risoluzione Nazionale, +2,5 relativi alla
cessione di investimenti e partecipazioni);
2) 9M18: -50,2 milioni (di cui, nel 3trim18: -36,9 milioni di oneri per incentivi all’esodo; nel 2trim18: -3,5 milioni per oneri
legati al Piano Industriale; nel 1trim18: -1,1 milioni per oneri legati al Piano Industriale e -8,7 milioni per contributi
straordinari al Single Resolution Fund)

3
Resilienza dei Risultati economici nel 3trim2019
Utile netto contabile del 3trim2019 a 60,1 milioni di euro dagli 1,6 milioni del 3trim2018 (e dai
48,7 milioni nel 2trim2019)
Utile al netto delle poste non ricorrenti7

a 60,1 milioni di euro dai 38,5 del 3trim2018 (e dai

58,5 del 2trim2019)
Nel trimestre, la buona performance delle commissioni nette ha continuato a mitigare la
pressione sul margine d’interesse, sostenendo il totale dei ricavi “core”8

  • che si sono attestati a
    829,4 milioni, sostanzialmente stabili (-0,46%) rispetto al 3trim18 (-2,7% rispetto al 2trim19).
    Al netto dei contributi al Fondo di Risoluzione e al Fondo Tutela dei Depositi, gli oneri
    operativi risultano pari a 554 milioni e in contrazione sia rispetto al 3trim18 (-2,6%) che al
    2trim19 (-2,7%).
    Nel 3trim19, il costo del credito annualizzato, che comprende tra l’altro l’impatto seppur
    modesto della nuova Definition of Default non presente in precedenza, si è attestato a 65 punti
    base, in significativa riduzione rispetto al 2trim2019, che includeva i costi della cessione delle
    sofferenze leasing

Bergamo, 8 novembre 2019 – Il Consiglio di Amministrazione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI
Banca) ha approvato i risultati consolidati del Gruppo per i primi 9 mesi dell’esercizio 2019.
Nota metodologica
I risultati consolidati del Gruppo UBI includono, a partire dall’1.1.2019, gli effetti dell’adozione
dell’IFRS16, che comporta una diversa contabilizzazione delle operazioni di leasing in essere sia dal
punto di vista economico che patrimoniale.
Dal punto di vista dei risultati economici, l’esito dell’adozione dell’IFRS16 è incluso nei risultati al
30.09.2019, mentre non sono stati pro-formati i periodi di raffronto del 2018, che risultano comunque
confrontabili dato il modesto impatto dell’introduzione del nuovo principio contabile.
Per quanto riguarda invece gli andamenti patrimoniali, i dati al 30.09.2019 vengono confrontati con i dati
all’1.1.2019, riesposti per tener conto dell’impatto dell’IFRS16.

L’andamento economico del Gruppo
I risultati dei primi 9 mesi del 2019 rispetto all’analogo periodo del 2018
I primi nove mesi dell’anno hanno fatto registrare un’evoluzione positiva delle tendenze operative.
Nei nove mesi, il risultato della gestione operativa è infatti cresciuto del 9,6% a 900,2 milioni (o
dell’11,2% al netto dei contributi sistemici9

), conseguenza sia del buon andamento dei proventi
operativi (+1,4% a 2.689,4 milioni) che della continua riduzione dei costi (-2,3% a 1.789,2 milioni o
-3,7% al netto dei contributi sistemici).
A livello di proventi operativi:
7 Vedasi nota precedente
8
I ricavi “core” includono il margine d’interesse e le commissioni nette.
9 Vedasi nota 3

4

  • è stato protetto il margine d’interesse, che si è attestato a 1.313,1 milioni rispetto ai precedenti
    1.349,2 (-2,7%), mediante l’attuazione della strategia di salvaguardia degli spread, che ha consentito di
    limitarne la flessione anno su anno.
    Nell’ambito dell’aggregato:
    il margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia con la clientela10 si è attestato a
    1.194,5 milioni (influenzato da una componente una tantum di -7,4 milioni nel 2trim2019 e da -6,3
    milioni relativi all’introduzione dell’IFRS16 nel 2019) rispetto ai 1.224,8 milioni del 2018.
    Al netto delle componenti di cui sopra il contributo dell’attività di intermediazione con la clientela ha
    limitato la flessione a -16,6 milioni.
    Per quanto riguarda la forbice clientela11, essa si è attestata a 175 punti base nei primi nove mesi
    dell’anno, rispetto ai 172 del periodo di raffronto, in parte quale conseguenza della strategia di
    salvaguardia degli spread che ha influito positivamente sul mark-up (+2 punti base) – a fronte di una
    riduzione dei volumi medi d’impiego -, e in parte in relazione a un minor costo medio del funding (-1
    punto base).
    il contributo delle attività finanziarie ha totalizzato 144,6 milioni, in crescita rispetto ai 125,8 dei
    primi 9 mesi del 2018, per effetto della leggera crescita dei volumi medi del portafoglio e della
    strategia di diversificazione degli investimenti.
    il risultato dell’attività sull’interbancario è stato negativo per -26,2 milioni rispetto ai -1,5 milioni dei
    primi 9 mesi del 2018, con una variazione che riflette la maggior attività in pronti contro termine con
    controparti istituzionali ma anche il costo degli accresciuti depositi di liquidità mantenuti presso la
    BCE.
  • la crescita delle commissioni a 1.215,5 milioni (+27 milioni o +2,3% vs 9mesi2018) ha pressoché
    compensato l’evoluzione del margine d’interesse ed è stata conseguita in presenza di minori
    commissioni upfront e di performance, quindi con una maggiore qualità del risultato.
    Nell’ambito dell’aggregato:
    il contributo dei servizi legati all’attività in titoli è cresciuto del 2,6% a 673,5 milioni dai 656,7 del
    2018, nonostante includa minori commissioni up front e di perfomance su prodotti gestiti e
    assicurativi per 14,1 milioni12. Al netto delle commissioni di performance e up front, il contributo
    caratteristico dei servizi legati all’attività in titoli sale a circa 513 milioni dai 482 del 2018
    (+6,4%).
    le commissioni relative all’attività bancaria tradizionale sono state pari a 542 milioni, in crescita
    dell’1,9% rispetto al 2018, beneficiando anche del positivo risultato delle azioni di repricing.
  • l’insieme dei ricavi “core” (margine d’interesse + commissioni) si è attestato a 2.528,6 milioni,
    sostanzialmente in linea con i 2.537,6 del 2018.
  • è migliorato il risultato della finanza, che ha registrato un utile di 46,1 milioni, da raffrontarsi con un
    risultato modesto, pari a 1,4 milioni, nel 2018, quale sintesi degli andamenti seguenti.
    il risultato da cessione/riacquisto di attività e passività finanziarie si è attestato a +17,1 milioni
    (-32,1 nei 9mesi2018). Il 2019 è stato impattato da circa -22 milioni legati a cessioni di sofferenze,
    compensati principalmente da utili da vendita di titoli di stato internazionali, mentre il 2018
    includeva -74 milioni circa relativi a perdite da cessione delle tranches mezzanine e junior della
    cartolarizzazione di sofferenze ed ai costi collegati all’operazione.
    il risultato netto dell’attività di negoziazione ha totalizzato -10,2 milioni (+56,9 milioni nei primi
    nove mesi del 2018 in relazione all’attività in valute e cambi)
    il risultato netto dell’attività di copertura è pari a -13,6 milioni (-7,4 milioni nei primi nove mesi del
    2018)
    10 Inclusi gli impatti IFRS9 sul margine d’interesse. In dettaglio, nei 9mesi2019: +89,2 milioni (+92,4 nei 9mesi2018) relativi a
    interessi su crediti (time reversal e rettifiche), -13,4 milioni (-30,4 milioni nei 9mesi2018) relativi a modifiche contrattuali che non
    determinano una cancellazione del credito.
    11 Trattasi di spread che non include i benefici del TLTRO2.
    12 Il dato gestionale relativo al totale delle commissioni di performance e upfront su prodotti gestiti e assicurativi ammontava a 160,5
    milioni nei 9mesi2019 rispetto ai 174,6 milioni nei 9mesi2018.

5

il risultato netto delle attività/passività valutate al fair value è stato positivo per +52,8 milioni (-16,1
nei primi 9 mesi del 2018), e deriva essenzialmente da plusvalenze nette da valutazione di titoli di
capitale tra cui NEXI per +22,3 milioni.
Gli oneri operativi sono ancora una volta scesi a 1.789,2 milioni rispetto ai 1.831,9 dei 9mesi2018,
con una contrazione del 2,3% (-42,7 milioni) o del 3,7% (-64,9 milioni) al netto dei contributi sistemici
(Fondo di Risoluzione e Fondo di Tutela dei Depositi).
Nel dettaglio,
le spese per il personale sono scese del 4,1% a 1.072,2 milioni principalmente per effetto della
riduzione di organico di 853 risorse rispetto a fine settembre 2018 – derivante anche dalle adesioni
volontarie ai piani di esodo.
Si rammenta che nei risultati del primo trimestre dell’anno, sono stati contabilizzati oneri per 63,7
milioni lordi (42,6 netti), evidenziati separatamente tra gli “Oneri per piano di incentivi all’esodo”
nel conto economico, al netto di imposte e terzi. L’uscita delle circa 300 risorse interessate
dall’accordo è prevista completarsi entro fine anno.
le altre spese amministrative, evidenziano una contrazione significativa (-7,2% o 42,9 milioni),
attestandosi a 548,4 milioni rispetto ai 591,3 dei primi 9mesi2018 (che non includono gli effetti
dell’IFRS16 introdotto nel 2019).
Il risultato 2019 è stato influenzato da due fattori: 1) maggiori contribuzioni sistemiche al Fondo
Unico di Risoluzione e al Fondo di Tutela dei depositi (103,1 milioni rispetto agli 81 del 2018);
2) l’applicazione dell’IFRS16 alle operazioni di leasing ha comportato la contestuale riduzione di
circa 41,3 milioni soprattutto della voce “fitti passivi” e l’incremento per un importo
sostanzialmente analogo (35,9 milioni) della voce “rettifiche di valore su attività materiali e
immateriali”.
Al netto dei contributi sistemici e dell’effetto dell’IFRS16, le altre spese amministrative
risultano in riduzione di circa 24 milioni.
le rettifiche di valore su attività materiali e immateriali ammontano a 168,7 milioni: se si esclude
nel 2019 l’aggravio di 35,9 milioni rispetto al 2018 conseguente l’introduzione dell’IFRS16 di cui
sopra, le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali risultano in leggero incremento
per effetto di maggiori ammortamenti a fronte di investimenti IT.
Nei primi 9 mesi dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti
verso la clientela per 530,3 milioni di euro, impattate principalmente dalla contabilizzazione nei primi 6
mesi dell’anno di 112,113 milioni in relazione alla vendita di posizioni leasing e factoring in sofferenza,
che hanno favorito l’accelerazione dell’importante riduzione degli stock di crediti deteriorati. Il dato
2019 si raffronta con rettifiche nette pari a 389,3 milioni nel 2018, che beneficiavano del rilascio di
rettifiche collettive per circa 63 milioni.
Il costo del credito, anche a seguito della diminuzione degli impieghi registrata nel corso dei primi 9
mesi dell’anno, si è attestato a 79 punti base annualizzati14 e, rettificato per escludere l’impatto delle
cessioni di cui sopra, a 66 pb annualizzati.
Gli accantonamenti netti a fondi rischi e oneri, pari a 23,6 milioni (19,3 nel 2018), includono circa
13,3 milioni di euro di costi totali stimati in relazione a spese notarili e interventi edili, collegati alla
cessione dell’intero pacchetto delle sofferenze leasing.
Infine, le imposte sul reddito dell’operatività corrente stimate per i primi nove mesi del 2019 sono
risultate pari a 94,5 milioni di euro definendo un tax rate del 27,05%, rispetto ad imposte per 143,1
milioni al 30 settembre 2018 che avevano determinato un tax rate del 34,40%. Si rammenta che il tax
rate del 2019 ha beneficiato nel secondo trimestre dalla rilevazione della rivalutazione di partecipazioni
13 In termini netti, le rettifiche associate alle cessioni ammontano nei 9 mesi a circa 75 milioni di cui circa 70 contabilizzati nel
2trim2019.
14 Nel calcolo dell’annualizzazione del costo del credito si è tenuto conto una sola volta dell’impatto delle cessioni factoring/leasing.
Vedasi anche nota metodologica in allegato a pag. (i).

6

FVTPL in regime di “participation exemption” e del ri-allineamento dei valori fiscali ai maggiori valori
contabili delle attività materiali e immateriali sorte in seguito alle operazioni di riorganizzazione
aziendale avvenute nel 2017 e 2018 (incorporazione di 10 banche rete in UBI).
Grazie al significativo incremento del risultato della gestione operativa (+9,6%), nei primi 9 mesi
dell’anno l’utile contabile si è attestato a 191,1 milioni e quello al netto delle poste non ricorrenti15 a
243,4 milioni, sostanzialmente allineato all’analogo periodo del 2018 (rispettivamente 210,5 e 260,6
milioni di euro) nonostante le maggiori rettifiche su crediti sostenute principalmente a fronte della
cessione massiva di sofferenze leasing e di sofferenze factoring16
.


I risultati del 3 trimestre 2019 rispetto al 2 trimestre 2019 (e al 3 trimestre 2018)
Il terzo trimestre dell’anno ha fatto registrare un utile pari a 60,1 milioni di euro, in crescita rispetto ai
48,7 milioni del 2trim2019 (e ai 1,6 milioni del 3trim2018). Al netto delle componenti non ricorrenti17
l’utile si è attestato a 60,1 milioni rispetto ai 58,5 milioni del 2trim2019 (e ai 38,5 del 3trim2018).
Nel 3trim2019 è confermata la sostenuta evoluzione delle commissioni, che hanno consentito di
contrastare gran parte della pressione sul margine d’interesse; sono ancora in contrazione i costi al
netto dei contributi sistemici, e risultano contenute le rettifiche su crediti, che hanno assorbito
l’effetto seppur modesto dell’applicazione della nuova definition of default.
Nel 3trim2019, il margine d’interesse ha totalizzato 426,9 milioni rispetto ai 440,6 del 2trim2019, con
una diminuzione riconducibile in gran parte (circa -11 milioni) agli effetti contabili dell’applicazione
dell’IFRS9 tra l’altro a posizioni cedute:

  • il margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia con la clientela18 è quindi sceso a
    385,9 milioni dai 399,5 milioni del 2trim2019. Al netto dell’impatto dell’IFRS9, il margine
    dell’intermediazione creditizia con la clientela è risultato sostanzialmente stabile a 366,4 milioni
    rispetto ai 369,2 del 2trim2019, nonostante l’incremento del costo del funding in relazione alle
    importanti emissioni effettuate in corso d’anno. La forbice clientela19 si è ridotta di -4 punti base, in
    linea con la flessione dell’Euribor a 1 mese (sceso a -0,42% dallo -0,38% del secondo trimestre),
    incorporando l’aumentato mark down ma anche un contenuto progresso del mark up (+1 punto
    base) su volumi medi in calo nel trimestre.
  • il contributo delle attività finanziarie si è attestato a 51,8 milioni, in crescita rispetto ai 48,4 milioni
    del 2trim2019 (43,9 nel 3trim2018) per effetto della leggera crescita dei volumi medi del portafoglio
    e della strategia di diversificazione degli investimenti.
  • il risultato dell’attività sull’interbancario ammonta a -10,9 milioni rispetto ai -7,3 milioni registrati
    nel 2trim2019 (-1,9 milioni nel 3trim2018) riflettendo una maggior attività in pronti contro termine
    con controparti istituzionali e di maggiori costi legati ai crescenti volumi medi dei depositi di
    liquidità mantenuti presso la BCE.
    15 Vedasi nota 5
    16 Si rammenta che le posizioni factoring sono state cedute nel corso del 2trim2019, mentre è stato ceduto il 65% delle posizioni
    leasing nel corso del 3trim2019. Il completamento della vendita delle posizioni leasing a sofferenza dovrebbe avvenire entro fine
    anno.
    17 Principali poste non ricorrenti:
  • non vi sono poste non ricorrenti nel 3trim2019
  • nel 2trim2019:-12,2 milioni netti (-18,1 lordi) relativi al contributo straordinario al Fondo di Risoluzione, +2,5 milioni netti (3,6
    lordi) relativi alla cessione di investimenti e partecipazioni
  • nel 3trim2018: -36,9 milioni netti per incentivi all’esodo
    18 Inclusi gli impatti IFRS9 sul margine d’interesse. In dettaglio, nel 3trim2019: +22,5 milioni (+35,5 milioni nel 2trim2019 e +30,8
    nel 3trim2018) relativi a interessi su crediti (time reversal e rettifiche); -3 milioni (-5,3 milioni nel 2trim2019 e -8,3 nel 3trim2018)
    relativi a modifiche contrattuali che non determinano una cancellazione del credito.
    19 Trattasi di spread che non include i benefici del TLTRO2.

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Nel confronto con il 3trim2018 (452,7 milioni), il margine d’interesse mostra un decremento attribuibile
principalmente all’attività di intermediazione creditizia con la clientela. La forbice clientela risulta
invariata a 173 punti base, nonostante la flessione dell’Euribor di 4 punti base, risultato del
miglioramento di 6 punti base del mark-up – quale risultato della politica di salvaguardia dei tassi avviata
proprio nel corso del 3trim2018, accompagnato tuttavia da un effetto volume negativo – e del
peggioramento del mark down di 6 punti base, in relazione all’importante piano di funding realizzato nel
2019.
Le commissioni nette hanno confermato un trend andamentale estremamente positivo, mentre
l’evoluzione congiunturale ha risentito della consueta stagionalità.
Esse si sono infatti attestate a 402,6 milioni, in flessione del 2,3% rispetto al 2trim2019 ma in salita del
5,8% rispetto al 3trim2018.
All’interno dell’aggregato, il contributo dei servizi legati all’attività in titoli è risultato pari a 217,2
milioni rispetto ai 230,7 del 2trim2019, a seguito della consueta stagionalità (ma in crescita rispetto ai
198,4 del 3trim2018). Al netto delle commissioni di performance e up front relative a fondi, Sicav e
prodotti assicurativi, il contributo dei servizi legati all’attività in titoli si attesta a 166,5 milioni rispetto
ai 175,3 del 2trim2019 (e significativamente superiore ai 156,9 del 3trim2018).
Sale ulteriormente l’apporto delle commissioni relative all’attività bancaria tradizionale, in crescita
a 185,4 milioni rispetto ai 181,3 del 2trim2019 (e ai 182,1 del 3trim2018), grazie a maggiori
commissioni di tenuta e gestione conto corrente e su incassi e pagamenti.
Il risultato della finanza è stato negativo per -9 milioni (+17,6 milioni nel 2trim2019 e -54,7 milioni
nel 3trim2018), quale sintesi degli andamenti seguenti:

  • il risultato da cessione/riacquisto di attività e passività finanziarie si è attestato a -3,5 milioni,
    influenzato dall’inclusione di perdite da cessione sofferenze per circa 19 milioni (da raffrontarsi
    con +8,5 milioni nel 2trim2019 e -69,5 nel 3trim2018, quest’ultimo influenzato dai costi relativi
    alla cessione di sofferenze cartolarizzate per 74 milioni);
  • il risultato netto dell’attività di negoziazione ha totalizzato -11,3 milioni (-2,6 milioni nel 2trim2019
    e +21,6 nel 3trim2018)
  • il risultato netto dell’attività di copertura è pari a -5.6 milioni (-3,1 milioni nel 2trim2019 e -3,2 nel
    3trim2018)
  • il risultato netto delle attività/passività valutate al fair value è stato positivo per +11,4 milioni, e si
    raffronta ai +14,9 milioni del 2trim2019 e ai -3,6 milioni del 3trim2018.
    Il controllo dei costi è proseguito. Gli oneri operativi (inclusi i contributi sistemici al Fondo di
    Risoluzione e al Fondo Tutela Depositi) si sono attestati a 597 milioni rispetto ai 587,4 milioni del
    2trim2019 e ai 607,5 del 3trim2018. Al netto dei contributi sistemici20 gli oneri operativi
    ammontano a 554 milioni, e risultano in riduzione sia rispetto ai 569,3 del 2trim2019 (-2,7%) che
    568,7 milioni del 3trim2018 (-2,6%).
    Nel dettaglio,
    le spese per il personale hanno totalizzato 351,8 milioni, in calo dell’1,2% rispetto ai 356 del
    2trim2019 (e del 4,4% rispetto ai 367,9 del 3trim2018), con un decremento attribuibile
    essenzialmente alla voce “Salari e stipendi”, in contrazione a seguito dell’uscita di 112 risorse
    rispetto a fine giugno 2019 e di 853 risorse rispetto a settembre 2018.
    le altre spese amministrative (che includono i contributi sistemici al Fondo Risoluzione e al Fondo
    Tutela Depositi) ammontano a 187,2 milioni nel 3trim2019 rispetto a 175,2 milioni nel 2trim2019 (e
    a 198,7 nel 3trim2018, questi ultimi meno confrontabili in quanto registrati prima dell’introduzione
    dell’IFRS16). Nel raffronto, si evidenzia che il 3trim2019 è stato interessato dalla contribuzione al
    Fondo Tutela dei Depositi per 43,1 milioni, mentre il 2trim2019 include una contribuzione

20 I contributi sistemici sono i seguenti: contributo ordinario al fondo di Tutela dei Depositi per 43,1 milioni nel 3trim2019 e per 38,9
milioni nel 3trim2018, contributo straordinario al Fondo di Risoluzione per 18,1 milioni nel 2trim2019.

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straordinaria al Fondo di Risoluzione per 18,1 milioni di euro; al netto di tali contributi, le altre
spese amministrative risultano in riduzione del 2,7% trimestre su trimestre.
le rettifiche di valore su attività materiali e immateriali ammontano a 58,1 milioni nel 3trim2019,
sostanzialmente allineati ai 56,3 milioni del 2trim2019. Rispetto al 3trim2018 (41 milioni), la voce
risulta influenzata principalmente dall’introduzione dell’IFRS16.
Nel terzo trimestre dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti
verso la clientela per 138,7 milioni di euro, incluso l’impatto seppur modesto della nuova Definition of
Default; nel 2trim2019 tali rettifiche ammontavano a 263 milioni e includevano 102,4 milioni relativi al
maggior costo contabilizzato a fronte della cessione di posizioni leasing e factoring in sofferenza.
Il costo del credito trimestrale annualizzato, anche a seguito della diminuzione degli impieghi registrata
in corso d’anno, si è attestato a 65 punti base.
Gli accantonamenti netti a fondi rischi e oneri, pari a 21,4 milioni (rilascio per 1,2 nel 2trim2019 e
accantonamento per 2,1 nel 3trim2018), includono circa 13,3 milioni di euro di costi totali in relazione a
spese notarili e inerenti a interventi edili, collegati alla cessione dell’intero pacchetto delle sofferenze
leasing.
Infine, le imposte sul reddito dell’operatività corrente stimate per il 3trim2019 ammontano a 34,4
milioni, definendo un tax rate del 33,8% (36,5% nel 3trim2018); nel 2trim2019 le imposte sul reddito
ammontavano a 9,2 milioni di euro, configurando un tax rate del 14,1% circa, che beneficiava dalla
rilevazione della rivalutazione di partecipazioni FVTPL in regime di “participation exemption” e
dall’effetto del ri-allineamento dei valori fiscali ai maggiori valori contabili delle attività materiali e
immateriali sorte in seguito alle operazioni di riorganizzazione aziendale avvenute negli ultimi 2 esercizi
(incorporazione di 10 banche rete in UBI) che ha comportato il pagamento di un’imposta sostitutiva e il
rilascio di attività fiscali differite, con effetto netto positivo a conto economico.


Gli aggregati patrimoniali
Al 30 settembre 2019, i crediti netti verso la clientela21 si attestano complessivamente a 85,2 miliardi
rispetto agli 89 di fine 2018.
All’interno dell’aggregato,

  • i crediti netti in bonis risultano in contrazione a 80,2 miliardi (erano 83 al 1 gennaio 2019),
    riflettendo sia la contrazione dell’aggregato rilevata a livello di sistema (-1,2% rispetto a inizio
    2019)22, sia la politica di salvaguardia dello spread posta in essere dalla Banca, che ha influito
    sull’andamento dei volumi di impiego;
  • i crediti deteriorati netti confermano una costante riduzione, nonostante l’impatto della nuova
    Definition of Default che ha influito sul livello delle esposizioni scadute. Grazie principalmente alle
    azioni di work-out interno ma anche in misura minore alla cessione delle