La crisi e le sue conseguenze sul mercato immobiliare

A quarantotto ore da una improbabile intesa o meglio di una soluzione poco pasticciata tornano a salire i timori di nuove imposte tese a colpire gli immobili. D’altro canto il debito pubblico salito a 2.386 mld non lascia troppo spazio a fantasiose quanto irreali riduzioni delle imposte. Semmai l’errore è costantemente quello di voler colpire l’elusione e l’evasione solo a parole, di fatto nella pratica aggredire di volta in volta il patrimonio immobiliare degli italiani, l’auto e poco altro. In questi giorni si paventa peraltro la necessità di una patrimoniale, dimentichi del fatto che gli italiani una patrimoniale, salata, la pagano già. Oggi gli italiani pagano la modica cifra di oltre 22 mld quale patrimoniale suglia immobili. Colpisce case, immobili commerciali, uffici, immobili molto spesso privi di reddito, Senza contare che negli ultimi sette anni il combinato disposto di Imu e Tasi ha estratto dalle tasche degli italiani qualcosa come 183 miliardi, forse sarebbe più opportuno parlare di esproprio, collettivo se si pensa che la proprietà immobiliare nel nostro paese quota per il 72% della popolazione. Occorre poi tener presente gli effetti recessivi che la tassazione degli immobili e le altre imposte presenti, addizionali regionali, tassa sulla bonifica, l’Irpef e le sue addizionali applicate applicate alle abitazioni non locate, ubicate nel comune di residenza del proprietario, la Tasi e la Tari per non farsi mancare nulla. Se il nuovo esecutivo parte con l’intento non nuovo di tosare ancora i proprietari di immobili, dopo i sottili spiragli degli ultimi anni, cedolare secca, (mai stabilizzata), cedolare secca sugli immobili commerciali (limitata nel tempo e condizionata solo ad alcune tipologie di immobili), mancato riordino dei comuni ad alta tensione abitativa, allora non possiamo non sottolineare come si profili una nuova e più pesante congiuntura per il settore immobiliare, nuove perdite di posti di lavoro, nuovo colpo all’occupazione in edilizia e nell’indotto, mentre un serio piano di recupero degli edifici nei centri storici, la loro messa in sicurezza garantirebbe lavoro, eviterebbe il consumo di suolo e darebbe una risposta concreta alla necessità di abitazioni di giovani ed anziani, in un Paese dove gli sfratti e i senza casa non sono proprio un numero insignificante.

ARES