Coldiretti Marche, 2 allarmi alimentari alla settimana: più controlli e “Made in” obbligatorio in etichetta per tutelare i consumatori

Ben 56 allarmi alimentari nelle Marche nel primo semestre dell’anno in corso, più di 2 ogni settimana. Occorre più che mai la massima attenzione su ciò che si mangia e si deve intervenire per dare ai consumatori la massima trasparenza in etichetta. Lo affermano da Coldiretti Marche nel commentare gli ultimi dati del rapporto del del Rassf, il sistema europeo di allerta rapido che dall’inizio dell’anno a oggi ha segnalato oltre 200 allarmi alimentari in tutta Italia. Dei casi marchigiani, oltre l’80% sono stati bollati come “gravi” dalle autorità sanitarie che hanno provveduto a togliere dal commercio i lotti incriminati.  All’indice è finito un po’ tutto il carrello della spesa. Ad esempio è stato trovato mais da pop corn con alti livelli di aflatossine, listeria nei formaggi stagionati già grattugiati o escherichia coli e salmonella in vongole e cozze. Oppure c’è il pesce spada con alte concentrazioni di mercurio, per non parlare dei casi di etichette inesistenti, non in italiano o comunque non esaustive di tutti i prodotti utilizzati. Anche per questo Coldiretti, nelle Marche come in tutta Italia, continua a battersi. Da una parte per incentivare i controlli e intervenire pesantemente su quanti portano avanti condotte commerciali illegali e dannose per la salute pubblica. Dall’altra chiedendo la massima trasparenza in etichetta. “La rete di controllo che abbiamo in Italia è la più incisiva del mondo e questo a garanzia per i consumatori. Una garanzia anche maggiore sarà data dalla massima trasparenza che chiediamo sull’etichettatura del cibo. Sarà poi il consumatore responsabile e informato a scegliere il meglio. La nostra agricoltura, con le sue eccellenze, è pronta a mettere in campo tutta la sua distintività” commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche. La trasparenza è un obiettivo alla portata grazie anche a Eat original! Unmask your food, la petizione europea che Coldiretti sta portando avanti a livello europeo per chiedere all’Ue una legge che renda obbligatoria l’indicazione di origine nelle etichette di tutto il cibo in commercio. Alla raccolta partecipano oltre Coldiretti anche le organizzazioni degli agricoltori francesi, spagnoli, greci e cechi, sindacati come lo storico polacco Solidarnosc, associazioni di consumatori e ambientalisti. L’obiettivo è arrivare a 1 milioni di firme da sette paesi europei da consegnare entro il prossimo ottobre.