Il barometro politico di giugno 2019

Passate le elezioni è ripartito di slancio il governo, l’accertato cambio di ruolo tra Lega e M5S, con la prima
salita al 34,2% e il secondo crollato perfino dietro un PD che sopravvive quietamente come se fosse
alimentato artificialmente, ha dato nuova linfa alle bandiere di Salvini. Pur tra continui litigi e scontri tra i
due ‘alleati’ di governo con Conte e Tria che annaspano tra i due uomini forti, sono passati il decreto
sblocca cantieri ed il sicurezza bis. L’attività del Parlamento oramai è come desiderava e ipotizzava
Casaleggio, puramente simbolica, i provvedimenti vengono decisi altrove e mandati in aula per
l’approvazione. Non solo il voto deve essere quello stabilito dai maggiorenti, ma anche la discussione non è
ammessa, le Camere devono semplicemente ottemperare quanto deciso, senza accorgercene siamo passati
da una democrazia parlamentare ad una presidenziale, anzi più esattamente vice-presidenziale.
I partiti al governo hanno scordato le polemiche degli anni passati all’opposizione in cui accusavano i vari
governo di sinistra o tecnici di abuso di posizione dominante, in un solo anno l’esecutivo Conte ha
presentato 117 provvedimenti tra cui 74 ratifiche internazionali, dei 44 provvedimenti restanti quasi la
metà sono sotto forma di decreto legge, la percentuale maggiore negli ultimi 10 anni.
MAURIZIO DONINI