Infolampo: La spesa si fa sostenibile……

La spesa si fa sostenibile
Cresce l’attenzione ai prodotti ad alto valore aggiunto in termini sociali, ambientali ed etici. Premiato
chi tutela i dipendenti, l’utilizzo di materie prime italiane, il rapporto con il territorio, il rispetto della
natura e la chiarezza delle etichette
di Nuccio Iovene
Tra le centinaia di iniziative che hanno animato il Festival dello Sviluppo Sostenibile quest’anno non ci
sono stati solo convegni, seminari o incontri di studio e riflessione. Una delle esperienze più interessanti è
stata messa in campo, in sinergia con Asvis (l’Alleanza per lo
Sviluppo Sostenibile) che promuove il Festival, grazie alla
collaborazione tra Ancc-Coop (l’Associazione Nazionale delle
Cooperative di Consumatori) e NeXt (la rete nata allo scopo di
promuovere una Nuova Economia per Tutti). In 37 punti vendita
delle Coop, distribuiti su tutto il territorio nazionale, per due
giorni si è dato vita ad altrettanti Cash Mob Etici: sono stati
distribuiti questionari sugli stili di vita e di consumo, allestiti
espositori e segnaletica dedicata e sollecitata la massima
attenzione a prodotti a alto valore aggiunto in termini sociali,
ambientali ed etici come i prodotti “ViviVerde” bio, quelli di
Libera Terra realizzati grazie alla coltivazione dei terreni
confiscati alle mafie, e i prodotti Solidal del commercio equo e
solidale garantiti dal marchio internazionale Fairtrade. Oltre
diecimila cittadini sono stati coinvolti nella mobilitazione e più di
duemila i questionari compilati e raccolti con l’obiettivo di sensibilizzare tutti i partecipanti nei confronti
di quei prodotti che manifestano quelle caratteristiche di sostenibilità indicate dall’Agenda 2030 delle
Nazioni Unite.
I risultati si sono rivelati di grande interesse e hanno registrato un aumento delle vendite del 18% di quei
prodotti che rispondono a requisiti di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Anche i questionari
raccolti hanno fornito spunti interessanti dimostrando una disponibilità ed una attenzione nei confronti del
cosiddetto “voto col portafoglio”: circa il 54% in media degli intervistati (con punte che hanno anche
sfiorato il 60%) si è dichiarato disponibile a pagare qualcosa di più quando il prodotto acquistato
garantisce la tutela dei diritti umani dei dipendenti, se si utilizzano solo materie prime italiane, se
l’impresa è radicata nel territorio, se il prodotto è rispettoso dell’ambiente e le informazioni che lo
riguardano sono chiare, dettagliate e precise.
Il Cash Mob Etico, esperienza nata negli Stati Uniti negli anni della crisi per sostenere le imprese e
l’economia locale in difficoltà attraverso gli acquisti realizzati dalle comunità e importata e fatta propria
in Italia da NeXt, si conferma così come uno strumento in grado di semplificare le informazioni sulla
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Colla (Cgil), il terziario
povero si allarga

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Perché l’estrema destra attacca gli studi di genere
Volendo effettuare una ricerca sul bullismo in classe, l’accademico italiano Federico Batini ha
distribuito un questionario in 54 scuole dell’Italia centrale. Lo studio era in collaborazione con le
autorità scolastiche locali e voleva analizzare la diffusione tra i giovani dei fenomeni di discriminazione
razziale, omofoba o di genere.
di Eliza Apperly, The Atlantic, Stati Uniti
Ma invece di saperne di più sulle esperienze degli studenti, Batini ha subìto una campagna di
diffamazione sui mezzi d’informazione e la sua ricerca è stata improvvisamente interrotta. Un senatore
della Lega ha condannato il questionario di Batini definendolo “indottrinamento gender”. Un quotidiano
conservatore, La Verità, ha bollato il suo studio come “folle ideologia”. Infine il ministro dell’istruzione
italiano, Marco Bussetti, sempre della Lega, ha bloccato del tutto il questionario.
Il fatto che la ricerca di Batini sia passata da una dimensione regionale a una polemica nazionale segue
uno schema sempre più frequente in Europa. Nell’agosto 2018, in Bulgaria, il ministro dell’istruzione ha
bloccato un progetto dell’Unesco sull’uguaglianza nelle scuole. A ottobre tutti i programmi universitari
sugli studi di genere nel paese sono stati dichiarati fuorilegge, mentre il primo ministro Viktor Orbán
continua a rafforzare il suo controverso progetto di “democrazia illiberale”.
Alternativa per la Germania (Afd), il primo partito di estrema destra a entrare nel parlamento tedesco
dalla seconda guerra mondiale, ha promesso di mettere fine ai finanziamenti, alle nomine universitarie e
alla ricerca legati a questo settore. In Italia, una conferenza sul tema prevista all’università di Verona è
stata cancellata dopo che un gruppo di estrema destra ha minacciato di interrompere l’evento con la forza.
E a dicembre in Svezia, dove il Partito dei democratici svedesi ha fatto un balzo in avanti nelle elezioni
del 2018, vari edifici sono stati evacuati quando è stato scoperto un pacco sospetto fuori della segreteria
per la ricerca sul genere, affiliata all’università di Göteborg.
Un progetto ampio
A mano a mano che si radicano, sia nel parlamento europeo sia in quelli nazionali, i politici nazionalisti e
populisti prendono di mira esperti e intellettuali presentandoli come esponenti di un’élite pericolosa e
lontana dalla realtà.
Per l’estrema destra il sostegno all’autorità maschile e la difesa della famiglia tradizionale sono assi
centrali di un più ampio progetto nazionalista. Al contrario, gli studi di genere promuovono una
conoscenza delle persone e della società con più sfumature, in particolare riconoscendo il genere come
qualcosa di costruito e interpretato all’interno di un dato ordine sociale, e non un dato biologico
immutabile. Mettendo in discussione i concetti tradizionali d’identità, sessualità e parentela, la narrativa
dell’estrema destra di un “noi” opposto a un “loro” straniero è messa in discussione.
Esiste l’idea che il gender avveleni la cultura locale
Allo stesso tempo questo settore sconvolge l’autoritarismo maschile, che costituisce una parte importante
dell’immagine che la destra nazionalista offre di se stessa, dall’arroganza dell’uomo forte di Orbán in
Ungheria alla retorica paternalista di Matteo Salvini, ministro dell’interno italiano e leader della Lega. I
loro attacchi sono sia una questione di scontro d’idee sia di opportunismo politico. Anche se ricercatori e
intellettuali non hanno un peso importante alle urne, possono essere sfruttati per criticare l’Unione
europea, denunciare il malessere dell’occidente e rafforzare i sentimenti religioso-conservatori.
“Gli studi di genere sono diventati un campo di battaglia”, dice Massimo Prearo, ricercatore in studi
politici all’università di Verona. “Negli ultimi cinque anni, sono passati dall’essere una preoccupazione
marginale a un argomento centrale per quanti sostengono di difendere la civiltà cristiana ed europea”.
Le accuse
Centrale in quasi tutti questi attacchi è la definizione degli studi di genere come un’“ideologia” e dei
ricercatori come degli “agenti”. È gettato discredito su questo settore, considerato un puro e semplice
progetto politico invece che una disciplina scientifica. Questi studi “non hanno posto nelle università”, ha
dichiarato il vice primo ministro ungherese, Zsolt Semjén. “Si tratta di un’ideologia, non di una scienza”,
ha detto.
Nei paesi segnati dallo stalinismo, l’accusa è quella di lavaggio del cervello. In Germania il neologismo
genderismus ricorda deliberatamente il sozialismus (socialismo) della Germania orientale. In Estonia,
dove a marzo il Partito popolare conservatore, di estrema destra, è entrato al governo, il sito Objektiv
(Traduzione di Federico Ferrone)

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studi-genere