La nuova via della seta e l’Artico

Che la Nuova Via della Seta, One Belt Drive, sia destinata a cambiare gli equilibri del mondo è cosa
molto probabile, seguendo gli antichi percorsi che vanno da Pechino all’Atlantico passando per
luoghi storici come Samarcanda. Ma il mondo è in perenne movimento e lo scioglimento dei
ghiacci ha aperto una nuova rotta dove meno ce lo si sarebbe aspettato, il Polo Artico.
Tecnicamente la Cina sarebbe fuori dai giochi non avendo affacci in quella zona, ma Pechino è dal
2013 membro del Consiglio Artico, dimostrando la consueta lungimiranza, ed ha insistito nella sua
presenza acquistando asset in zona per svariati miliardi di dollari, investendo anche in una forte
quota azionaria di Rosneft.
Le prime navi cinesi si sono già mosse al porto di Sabetta, molto vicino al Polo Nord, nella penisola
siberiana di Yamal, dove è ubicata la più grande riserva di gas naturale della Russia, 55 trilioni di
mq. Qui la Cina ha investito in maniera pesante assieme alla Russia di Vladimir Putin, nel settore
energetico, saltando le sempre più inutili sanzioni di Trump. La possibilità di usare la via artica
permette di accorciare i tempi di percorrenza dal 30% al 50% dall’Europa alla Cina, riducendo
quindi proporzionalmente anche i costi, aprendo una seconda via di comunicazione che si affianca
a quella terrestre.
Dai siti in costruzione a Primorsky Kray, vicino a Vladivostok, nell’estremo Oriente a Murmansk,
vicino al confine con la Norvegia, la logistica e la strategia russo-cinese si stanno muovendo a
grandi passi. Alla su richiamata Sabetta è già in dotazione un terminal di LNG posseduto
dall’azienda russa Novatek, la francese Total e la cinese CNPC. Le navi delle nazioni interessate al
giacimento artico sono di ultima generazione, Russia, Francia, Cina e Corea hanno mezzi in grado
di passare attraverso ghiaccio spesso oltre 2 metri, potendo quindi compiere l’attraversamento
per tutto l’anno, e con il30% del tempo in meno rispetto alla tradizionale rotta del Canale di Suez.
Già oggi il commercio russo cresce di un 9% annuo su questa rotta, duplicando in 10 anni (decade
2006-2016) il tonnellaggio transitato; l’outlook prevede che l’aumento di questa percentuale
avverrà in maniera logaritmica. A livello di indotto e fornitura di sistemi si aprono anche
interessanti scenari per le imprese italiane, se saranno in grado di coglierli. Gli ambiti di
cooperazione previsti tra Italia e Cina riguardano settori come infrastrutture, energia,
telecomunicazioni, aviazione civile, e-commerce.
MAURIZIO DONINI