Salvini, lascia stare il rosario!

Neppure in piena epoca democristiana si ricorda un leader, che fosse Rumor, Moro o Andreotti stesso, tra i più assidui frequentatori dei luoghi di culto, esibire un rosario durante un comizio. Forse non si sarebbe scatenato un caso politico, le opposizioni non avrebbero alzato più di tanto i toni, ma di certo il gesto non sarebbe stato apprezzato e infatti i democristiani, se la memoria non ci inganna, non l’hanno mai fatto. Si accontentavano di utilizzare altri simboli, di evocare, magari nelle prime concitate campagne elettorali post referendum immagini simboliche nei manifesti elettorali, ma il rosario, neppure i più accaniti “baciapile” l’hanno mai utilizzato in campagna elettorale. C’è voluto l’avvento di Matteo Salvini, il quale in più occasioni, l’ultima sabato dal palco di Milano ha esibito e baciato il rosario, secondo lui proveniente dalla ex Jugoslavia, santuario discusso di Medjugore. Salvini è libero di baciare di chi e cosa vuole, ma siccome è troppo spesso sopra le righe e sempre troppo spesso “appare” leggermente armato di furbizia, da quando indossa le felpe, le divise delle varie armi, i giubbini griffati……, per lanciare un segnale di “vicinanza” e un messaggio “io sono voi”, cosa assolutamente “falsa”, mentre invece indulge ad una strizzatina d’occhio a vari segmenti elettorali con un fare ammiccante e per nulla trasparente. Ecco sarebbe ora che Salvini la smettesse con queste paradossali parate di amicale solidarietà. Mai e poi mai si era visto un Ministro dell’Interno così poco super partes, così poco sobrio a tratti non credibile nelle sue pose finto boniste.  Gli italiani, gli elettori, i cittadini, sappiano valutare il grano dall’oglio e sappiano restituire credibilità, prestigio e sobrietà ad un incarico delicato e vitale per il Paese.

ARES