Sostenibilità e biodiversità

Mediaticamente lo stato ambientale in cui versa la Terra appare evidente a tutti, almeno a chi
vuole vedere, sicuramente non ai Trump o Feltri della situazione, questi anziani male invecchiati o
affaristi come il Presidente degli Stati Uniti si limitano a considerare l’iconica Greta Thunberg una
rompiballe. Ma le frasi portate sui mass media dal nuovo simbolo del disastro ambientale non
sono semplicemente una sensazione, ci sono dati ben precisi che testimoniano il baratro
irreversibile verso cui sta andando la società moderna. Non bastassero le conferenze COP, ora è
stato pubblicato lo “Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura” a cura
della Fao.
Estinzione di razze animali, sparizione delle biodiversità, distruzione di habitat e terre coltivabili,
riduzione della quota positiva di impronta ambientale, depauperamento delle risorse forestali del
nostro pianeta. L’aumento incontrollato della popolazione mondiale necessità di cibo, il che porta
ad una industrializzazione delle risorse della Terra, che sono, è bene ricordarlo, un prodotto finito
e ben definito nella sua quantità. La terra non serve solo a produrre, ma anche a smaltire i rifiuti, i
famigerati parchi solari che hanno sostituito campi quando gli incentivi ancora premiavano questo
sistema, la costruzione di manufatti non richiesti, un grattacielo ha comunque una impronta a
terra inferiore alla stessa popolazione su base larga.

“Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di
predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma
forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un
collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di
massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la
gente di buona volontà” ricorda Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la
Biodiversità. Dal 1996 l’associazione internazionale si batte per la salvaguardia del nostro pianeta
con numerose campagne che denunciano l’insostenibilità dell’attuale modello di produzione. Slow
Food lavora insieme alla Fao da molto tempo per definire e sviluppare un modello migliore per i
consumatori, per i produttori e per il pianeta.
Si calcola che ci siano ancora appena 10 anni per invertire la tendenza, una relazione speciale
dell'IPCC sugli impatti del riscaldamento globale ha misurato un aumento di 1,5 °C rispetto ai livelli
preindustriali e ai relativi percorsi globali di emissione di gas serra. E’ necessario porre la tutela
della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche, adottando regolamenti come le
politiche agricole comunitarie in Europa, che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.
MAURIZIO DONINI