I risultati al 31 marzo 2019 del Gruppo UBI

Utile del primo trimestre 2019, al netto delle poste non ricorrenti, in salita a 124,9 milioni

rispetto ai 121 del primo trimestre 2018

Utile netto contabile a 82,2 milioni1

, influenzato dall’accordo sindacale (117,7 milioni nel
1trim2018)

Il trimestre è caratterizzato dalla crescita del margine d’interesse – conseguenza della strategia
di salvaguardia degli spread posta in essere a partire dal secondo semestre 2018 -, dalla tenuta
delle commissioni, dall’ulteriore contrazione degli oneri operativi e dal contenimento delle

rettifiche su crediti

Sale il margine d’interesse a 445,6 milioni, in crescita rispetto ai 437,8 del 1trim2018, trascinato dalla

performance commerciale

Spread clientela all’1,76% (1,70% nel 1trim2018): cresce il mark up sugli impieghi mentre il mark down
sulla raccolta rimane costante pur in presenza delle recenti emissioni istituzionali
Si confermano solide le commissioni nette a 400,9 milioni (407,3 nel 1trim2018 che beneficiavano di

maggiori commissioni up front su fondi e sicav)

Scendono gli oneri operativi a 604,8 milioni, in riduzione rispetto ai 623,1 milioni del 1trim2018
Risulta contenuto e pari a 128,6 milioni il costo del credito (117,9 nel 1trim2018 – che beneficiava di

riprese sulle rettifiche collettive)

***

I crediti deteriorati lordi scendono ulteriormente a 9.458 milioni, segnando una riduzione di

258,4 milioni rispetto al 31 dicembre 2018 (-2,7%)
Texas ratio2

al 78,6% (85,3% a dicembre 2018 e 100,7% al 31.3.2018)

Default rate3

annualizzato del 1trim2019 allo 0,79% rispetto all’1,38% rilevato nel 4trim2018

e all’1,85% del 1trim2018

Crescono le coperture di tutte le categorie di crediti deteriorati rispetto al 31.12.2018

***

1
Le principali poste non ricorrenti includono:
– nel 1trim2019, -42,6 milioni netti (-63,7 lordi) relativi all’accordo sindacale del marzo 2019;
– nel 1trim2018, -3,5 milioni netti relativi a oneri per progetti di Piano Industriale;
2
Calcolato come Crediti deteriorati netti totali / ((patrimonio netto escluso l’utile e i terzi e i dividendi già approvati dall’assemblea)
– attività immateriali totali).
3
Default rate: flussi lordi annualizzati da crediti performing a crediti deteriorati/ consistenze iniziali di crediti performing lordi (voce
40. 2) dello Stato Patrimoniale consolidato riclassificato). Il Default rate è calcolato in coerenza con le informazioni precedentemente
pubblicate.

2

Raccolta totale bancaria a 192,4 miliardi (187,3 all’1.1.20194

), influenzata positivamente per
quanto riguarda la componente di raccolta indiretta sia dalla crescita degli stock che da un

effetto mercato positivo:
– Raccolta diretta bancaria a 93,6 miliardi (92,6 all’1.1.2019)
– Raccolta indiretta a 98,8 miliardi (94,7 al 31.12.2018)
Impieghi netti in bonis5

pari a 81,3 miliardi di euro, in contrazione rispetto a fine 2018
per effetto del dispiegarsi della strategia di salvaguardia degli spread

***

Al 31 marzo 2019, il CET1 ratio fully loaded si attesta all’11,47% (11,34% del 31.12.2018) e
include sia l’effetto positivo del passaggio ai modelli avanzati dei clienti propri delle tre banche acquisite
e di altro retail, che quelli negativi relativi all’ulteriore aggiornamento dei parametri di rischio nei

modelli avanzati e all’introduzione dell’IFRS16

LCR>1

NSFR >1 anche al netto del contributo del TLTRO2

***

Milano, 8 maggio 2019 – Il Consiglio di Amministrazione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI
Banca) ha approvato i risultati consolidati del primo trimestre del 2019, che includono gli effetti della
prima adozione dell’IFRS16.
Nota metodologica
I risultati consolidati del Gruppo UBI includono, a partire dall’1.1.2019, gli effetti dell’adozione
dell’IFRS16, che comporta una diversa contabilizzazione delle operazioni di leasing in essere sia dal
punto di vista economico che patrimoniale.
Dal punto di vista dei risultati economici, l’esito dell’adozione dell’IFRS16 è incluso nei risultati al
31.03.2019, mentre non sono stati pro-formati i periodi di raffronto (1trim2018 e 4trim2018) che
risultano comunque confrontabili dato il modesto impatto dell’introduzione del nuovo principio
contabile.
Per quanto riguarda invece gli andamenti patrimoniali, i dati al 31.03.2019 vengono confrontati con i dati
all’1.1.2019, riesposti per tener conto dell’impatto dell’IFRS16.
L’andamento economico del Gruppo
Il primo trimestre del 2019 si è chiuso con un utile al netto delle componenti non ricorrenti di 124,9
milioni rispetto ai 121 del primo trimestre 2018 e ai 41,8 del quarto trimestre 2018.
L’utile netto contabile si è attestato a 82,2 milioni6

, influenzato dall’accordo sindacale, e si raffronta con
un utile netto di 117,7 milioni nel 1trim2018 e di 215,1 milioni – inclusivo di una componente di imposte
positive per 186,4 milioni – nel 4trim2018.

4
La raccolta diretta è influenzata dall’introduzione dell’IFRS16 a partire dall’1.1.2019
5 Voce 40. 2) Crediti verso clientela al costo ammortizzato dello Stato Patrimoniale consolidato riclassificato.
6
Le principali poste non ricorrenti includono:
– nel 1trim2019, -42,6 milioni netti (-63,7 lordi) relativi all’accordo sindacale del marzo 2019;
– nel 1trim2018, -3,5 milioni netti relativi a oneri per progetti di Piano Industriale;
– nel 4trim2018, la svalutazione del contributo allo Schema volontario del Fondo Interbancario di tutela dei Depositi per l’intervento
a sostegno di Banca Carige per -14,7 milioni netti (-22 milioni lordi), -4,9 milioni netti relativi ad oneri sostenuti per progetti di
Piano Industriale, nonché le DTA iscritte a seguito della modifica del trattamento fiscale della FTA dell’IFRS9 per +186,4 milioni.

3

Nel 1trim2019, il risultato della gestione operativa si è attestato a 315,9 milioni, in crescita rispetto ai
249,7 milioni registrati nel 4trim2018 e ai 302,3 del 1trim2018, per l’effetto congiunto del buon
andamento dei proventi operativi, pari a 920,6 milioni (+6,3% vs 4trim2018 e pressoché stabili vs
1trim2018) e del contenimento degli oneri operativi, attestatisi a 604,8 milioni (-1,9% vs 4trim2018 e
-2,9% vs 1trim2018).
Nel dettaglio, il margine d’interesse, nonostante una penalizzazione di -2 milioni derivante
dall’introduzione dell’IFRS16 nel 1trim2019, si è attestato a 445,6 milioni (+1% vs 4trim2018 e +1,8%
vs 1trim2018), con le seguenti componenti:
– al netto degli impatti propri dell’applicazione dell’IFRS97

, il margine derivante dall’attività di
intermediazione creditizia con la clientela si è attestato a 383 milioni (incluso l’effetto di -2 milioni
derivante dall’IFRS16) rispetto ai 381 milioni circa del 4trim2018 (che contava due giorni in più
rispetto al 1trim2019) e ai 380 del 1trim2018, nonostante minori volumi medi di impiego.
La strategia di salvaguardia degli spread posta in atto a partire dal secondo semestre 2018 ha infatti
dispiegato i suoi effetti nel corso del 1trim2019. Il mark up delle nuove erogazioni di crediti a medio
lungo termine è risultato in crescita e superiore a quello degli impieghi in scadenza, mentre il costo
del funding è rimasto pressoché stabile in termini di mark down rispetto al 4trim2018, nonostante le
nuove emissioni sui mercati istituzionali.
Conseguentemente, la forbice clientela8

è salita a 176 punti base dai precedenti 173 e dai 170 nel
1trim2018, con effetto positivo sull’andamento del margine da intermediazione con la clientela.
– il contributo delle attività finanziarie si è attestato a circa 44 milioni, pressoché invariato rispetto al
4trim2018
– il risultato dell’attività sull’interbancario, che comprende tra l’altro il beneficio del TLTRO2,
parzialmente compensato dal costo degli abbondanti depositi di liquidità mantenuti presso la BCE,
ammonta a -7,9 milioni nel 1trim2019 rispetto ai -6,2 milioni del 4trim2018 (+1,7 milioni del
1trim2018), con un differenziale negativo che riflette la maggior attività in pronti contro termine con
controparti istituzionali.
Le commissioni nette sono cresciute a 400,9 milioni nel 1trim2019 rispetto ai 390,6 del 4trim2018 e ai
407,3 nel 1trim2018.
Nel trimestre è salito il contributo dei servizi legati all’attività in titoli a 225,5 milioni di euro dai
205,5 milioni del 4trim2018 (erano 230,5 milioni nel 1trim2018). Al netto delle commissioni di
performance e up front legate a fondi, Sicav e prodotti assicurativi, il contributo dei servizi legati
all’attività in titoli sale a circa 171 milioni nel 1trim2019 dai 169 del 4trim2018 e dai 160 del
1trim2018.
L’apporto delle commissioni relative all’attività bancaria tradizionale è stato pari a 175,4 milioni e
sconta -3,5 milioni relativi alla remunerazione delle ulteriori cartolarizzazioni sintetiche poste in essere
a fine 2018. Tale dato si raffronta con i 176,9 milioni del 1trim2018, e con i 185 milioni del 4trim2018
che peraltro comprendevano poste non ricorrenti tipiche dell’ultimo periodo dell’anno.
Il risultato della finanza è stato positivo per +37,4 milioni nel 1trim2019, e superiore sia al dato del
4trim2018 (negativo per -6,8 milioni) che a quello del 1trim2018 (positivo per +34 milioni), quale
sintesi degli andamenti seguenti:
– il risultato da cessione/riacquisto di attività e passività finanziarie si è attestato a +12,2 milioni (+13
milioni nel 4trim2018 e +22,6 nel 1trim2018), e deriva dall’attività di compravendita di titoli di
stato italiani ed esteri per +13,6 milioni;
– il risultato netto dell’attività di negoziazione ha totalizzato +3,6 milioni (-1,4 milioni nel 4trim2018
e +12,8 nel 1trim2018)

7
Impatti IFRS9 sul margine d’interesse. Nel 1trim2019: +31,2 milioni (+30 milioni nel 4trim2018 e +25,7 nel 1trim2018) relativi a
interessi su crediti (time reversal), -5,2 milioni (-7 milioni nel 4trim2018 e -8,7 nel 1trim2018) relativi a modifiche contrattuali che
non determinano una cancellazione del credito.
8
Trattasi di spread che non include i benefici del TLTRO2.

4

– il risultato netto dell’attività di copertura è pari a -4,9 milioni (-2,9 milioni nel 4trim2018 e -1,5 nel
1trim2018)
– il risultato netto delle attività/passività valutate al fair value è stato positivo per +26,5 milioni,
anche a motivo della rivalutazione della partecipazione NEXI, che ha contribuito per +17,7 milioni
(il risultato era negativo per -15,5 milioni nel 4trim2018 e pari a 0,1 milioni nel 1trim2018).
Il continuo controllo dei costi si è di nuovo riflesso positivamente sugli oneri operativi.
Essi hanno infatti totalizzato 604,8 milioni nel 1trim2019 e risultano in discesa del 2,9% rispetto ai
623,1 milioni del 1trim2018, nonostante l’incremento dei contributi al Fondo Unico di Risoluzione,
passati a 42 milioni dai 34,2 del 1trim2018. Il dato del 1trim2019 si raffronta favorevolmente anche con
i 616,2 milioni del 4trim2018, seppur il confronto risulti meno significativo data la consueta stagionalità
che interessa l’ultima parte dell’anno.
Nel dettaglio,
le spese per il personale hanno totalizzato 364,4 milioni, in calo del 3% rispetto ai 375,5 nel
1trim2018, con un decremento attribuibile essenzialmente alla voce “Salari e stipendi”, in
contrazione di 9,5 milioni in relazione all’uscita di oltre 840 risorse medie anche in attuazione degli
Accordi Sindacali siglati periodicamente. Le spese per il personale risultano in riduzione anche
rispetto ai 372,9 milioni del 4trim2018, sia in relazione al dispiegarsi del pieno beneficio derivante
dalle uscite avvenute nell’ultimo periodo del 2018 (344 risorse), sia a seguito del venir meno della
stagionalità che tipicamente interessa il dato dell’ultimo trimestre dell’anno.
Si rammenta che è prevista l’uscita progressiva di oltre 300 risorse, per la maggior parte nel mese di
maggio corrente, in conseguenza dell’Accordo Sindacale siglato in data 27 marzo 2019. A fronte di
tale accordo sono stati contabilizzati oneri per 63.7 milioni lordi (42,6 netti) che sono stati riportati a
voce propria, tra gli “Oneri per piano di incentivi all’esodo” nel conto economico, al netto di imposte
e terzi.
Le nuove uscite consentiranno risparmi di costo stimati in oltre 20 milioni su base annua.
le altre spese amministrative evidenziano una contrazione significativa, attestandosi a 186 milioni
nel 1trim2019 rispetto ai 205,9 del 1trim2018. Nel raffronto, si evidenzia quanto segue: il 1trim2019
è stato interessato da una maggiore contribuzione al Fondo Unico di Risoluzione (42 milioni di euro)
rispetto ai 34,2 del 1trim2018; sempre nel 1trim2019, l’applicazione dell’IFRS16 alle operazioni di
leasing ha comportato la contestuale riduzione di 12,4 milioni soprattutto della voce “fitti passivi” e
l’incremento per 11,6 milioni della voce “rettifiche di valore su attività materiali e immateriali”.
Il dato del 1trim2019 si raffronta favorevolmente anche con i 198,7 milioni del 4trim2018, che
comprendevano 10,5 milioni di oneri progettuali (non presenti precedentemente) e 2,8 milioni di
contributo al Fondo di Tutela dei depositi.
le rettifiche di valore su attività materiali e immateriali ammontano a 54,3 milioni nel 1trim2019,
sostanzialmente in linea con il 1trim2018 (41,6 milioni) e il 4trim2018 (44,6 milioni) se si esclude
l’impatto di 11,6 milioni di cui sopra, conseguente all’introduzione dell’IFRS16.
Nel primo trimestre dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti
verso la clientela per 128,6 milioni di euro, leggermente superiori ai circa 118 milioni del 1trim2018
che beneficiavano però di un importante rilascio di rettifiche collettive. Per quanto riguarda la principale
componente del dato, le rettifiche analitiche, queste sono scese significativamente, passando a 126,4
milioni nel 1trim2019 dai 166,9 milioni del 1trim2018 a comprova del buon andamento del credito.
Le rettifiche nette su crediti configurano, anche a seguito della diminuzione degli impieghi registrata nel
primo trimestre dell’anno, un costo del credito annualizzato di 59 punti base, che va a raffrontarsi con i
52 del1trim2018.
Infine, le imposte sul reddito dell’operatività corrente stimate per il 1trim2019 sono risultate pari a
50,8 milioni, configurando un tax rate del 27,9% essenzialmente per effetto della rilevazione della
rivalutazione della partecipazione NEXI in regime di “participation exemption” (rispetto a un 32,57%
stimato al 1trim2018 e a imposte positive nel 4trim2018 principalmente per effetto della

5

contabilizzazione di un elemento positivo non ricorrente dovuto alla modifica apportata dalla Legge di
Bilancio 2019 al regime di deducibilità della riserva di prima applicazione dell’IFRS9 relativa alle
perdite attese rilevate sui crediti verso la clientela) .
***

Gli aggregati patrimoniali
Al 31 marzo 2019, i crediti netti verso la clientela9

si attestano complessivamente a 87,1 miliardi,

rispetto agli 89 di fine 2018.
All’interno dell’aggregato,
– i crediti netti in bonis risultano in contrazione a 81,3 miliardi dagli 83 di fine dicembre 2018,
essenzialmente per effetto della politica di salvaguardia dello spread divenuta più stringente a

partire dal secondo semestre del 2018, che ha influito sull’andamento degli impieghi sia a medio-
lungo che a breve termine, ma che ha portato il margine d’interesse a crescere a 445,6 milioni,

registrando +1% rispetto al 4trim2018 e +1,8% rispetto al 1trim2018;
– i crediti deteriorati netti risultano in costante contrazione. Grazie alle azioni di work-out interno,
essi sono scesi nel trimestre di 215,2 milioni, passando a 5,76 miliardi dai 5,98 del 31 dicembre
2018 (erano 7,38 miliardi al 31.03.2018).
Più in dettaglio, per quanto riguarda l’evoluzione dei crediti deteriorati:
– lo stock10 di crediti deteriorati totali lordi si è attestato a 9.458,4, in diminuzione del 2,7% (o
258,4 milioni) rispetto al 31 dicembre 2018.
La significativa riduzione nelle consistenze dei crediti deteriorati nel corso del trimestre non è
pienamente valorizzata dal dato della loro incidenza sul totale dei crediti lordi, che registra una
modesta decrescita al 10,36% dal 10,42% del 31.12.2018, per effetto del decremento dei crediti
totali lordi, posti al denominatore, rispetto a fine 2018. Se i crediti totali lordi fossero rimasti
invariati rispetto al 31 dicembre 2018, la loro incidenza si sarebbe ridotta a circa il 10,1%.
Il Default rate, che misura il passaggio di nuovi flussi lordi di crediti da bonis a deteriorati, è
ulteriormente migliorato nel primo trimestre dell’anno, raggiungendo un nuovo minimo pari allo
0,79% annualizzato (1,38% nel 4trim2018 e 1,85% nel 1trim2018). Si rammenta che per l’intero
esercizio 2018, il Default rate si è attestato all’1,55%.
Il tasso di recupero annualizzato dei crediti deteriorati lordi, che misura gli incassi si è attestato
all’8,7% nel 1trim2019, rispetto all’8,9% registrato per l’anno 2018; da segnalare l’importante
incremento nel tasso di recupero delle sofferenze, passato al 6,1% annualizzato rispetto al 5,2%
registrato per l’anno 2018.
A fine marzo 2019, le coperture dei crediti deteriorati complessivi risultano in crescita sia in
termini di coperture contabili (al 39,09% rispetto al 38,5% a fine 2018) che includendo i write off
(al 46,96% rispetto al 46,01% a fine 2018). L’incremento delle coperture ha interessato tutte le
categorie di crediti deteriorati, come si evince dalla tavola allegata.
– In termini netti, gli stock di crediti deteriorati sono scesi a 5.760,7 milioni rispetto ai 5.976 del
dicembre 2018, con una contrazione del 3,6% (o 215,2 milioni). L’incidenza dei crediti deteriorati
netti sul totale dei crediti netti, passa al 6,61% (sempre condizionata dalla decrescita degli impieghi
netti a denominatore), dal 6,72% del 31.12.2018.

9
Voce 40. 2) dello Stato Patrimoniale consolidato riclassificato.
10 Vedasi tabelle allegate

6

Grazie alla contrazione degli stock di crediti deteriorati netti, il Texas ratio scende ulteriormente
al 78,6%, in continuo miglioramento rispetto all’85,3% di dicembre 2018 e al 100,7% del marzo
2018.
Al 31 marzo 2019, la raccolta diretta bancaria del Gruppo ammonta a 93,6 miliardi, in crescita rispetto
ai 92,6 dell’1.1.2019, per effetto:
– della sostanziale stabilità della raccolta da clientela ordinaria (75,7 miliardi rispetto ai 76,2
dell’1.1.2019). Sono state pressoché interamente sostituite nel trimestre le scadenze di obbligazioni
collocate sulla clientela captive, con consistenze a fine trimestre pari a 7,1 miliardi (7,2 a fine 2018) e si
mantengono stabili a 65,7 miliardi i “conti correnti e depositi a vista” (erano 65,9 a fine 2018)
nonostante la contestuale crescita del risparmio gestito.
– dell’incremento della raccolta istituzionale (a 17,9 miliardi dai precedenti 16,4), sostenuta da due
emissioni istituzionali (una di Obbligazioni Bancarie Garantite, che è andata ad incrementare lo stock a
13 miliardi dai precedenti 12,5, e una di Tier2 che ha parzialmente sostituito emissioni EMTN in
scadenza) e da maggiori volumi di operazioni di pronto contro termine con la CCG per oltre 1,2
miliardi. Si rammenta che nel corso del mese di aprile è stata effettuata la prima emissione di “Green
bond”, per un ammontare di 500 milioni, che è stata favorevolmente accolta dal mercato istituzionale.
La raccolta indiretta è tornata a crescere, sia per effetto dell’incremento degli stock che a seguito
delle buone performance dei mercati, attestandosi a fine marzo 2019 a 98,8 miliardi (+4,2% rispetto a
fine 2018 e +0,7% al netto dell’effetto performance).
Il risparmio gestito in senso stretto ha totalizzato 43,5 miliardi (+4,6% rispetto ai 41,6 miliardi di fine
2018), i prodotti assicurativi 25,5 miliardi (+3,3% rispetto ai 24,7 miliardi di fine 2018) e il risparmio
amministrato 29,7 miliardi (+4,6% rispetto ai 28,5 miliardi di fine 2018).
L’esposizione del Gruppo verso la BCE a titolo di TLTRO2 è pari a 12,5 miliardi di euro nominali.
Il profilo di scadenza contrattuale di tale esposizione TLTRO2, iscritta tra i “Debiti verso Banche” e
quindi non inclusa nella raccolta diretta, prevede il rimborso di 10 miliardi a giugno 2020 e 2,5 miliardi
a marzo 2021.
Il Gruppo continua a beneficiare della solida posizione di liquidità, con indici (Net Stable Funding Ratio
e Liquidity Coverage Ratio) costantemente superiori a 1. Si conferma che il NSFR è >1 anche al netto
del contributo del TLTRO2.
Le attività stanziabili a disposizione del Gruppo sono complessivamente pari, al 31 marzo 2019, a 32,5
miliardi di euro (di cui 16,8 disponibili) già al netto degli haircut, e inclusi 8,3 miliardi di liquidità
depositata presso la BCE .
Le attività finanziarie11 del Gruppo sono cresciute a 17,2 miliardi a fine marzo 2019 (erano 15,6
miliardi a dicembre 2018) per l’effetto combinato di una sostanziale stabilità delle posizioni in titoli di
stato italiani (9,5 miliardi rispetto a 9,4 a fine 2018 e, al netto delle posizioni delle società assicurative,
8,3 miliardi rispetto a 8,2 a fine 2018) e dell’incremento in investimenti in titoli di stato di altri Paesi
(+1,1 miliardi circa rispetto a fine 2018) e in titoli corporate di elevata qualità (+300 milioni).
Al 31 marzo 2019, il patrimonio netto del Gruppo, incluso l’utile, ammonta a 9.267.049 mila euro, in
salita rispetto ai 9.163.288 mila euro di dicembre 2018, essenzialmente grazie ai buoni risultati del
trimestre.
Sempre a fine marzo 2019, il CET1 Ratio di Gruppo si attesta all’11,47% fully loaded rispetto
all’11,34% di fine 2018, e include sia l’effetto positivo del passaggio ai modelli avanzati dei clienti
propri delle tre banche acquisite e di altro retail, che quelli negativi relativi all’ulteriore aggiornamento
dei parametri di rischio nei modelli avanzati e all’introduzione dell’IFRS16.
11 Somma delle voci 20.3), 30.3) e 40.3) – titoli dello Stato Patrimoniale consolidato riclassificato.

7

A seguito essenzialmente del passaggio a modello avanzato delle posizioni creditizie precedentemente a
modello standard, il ratio phased in risulta ormai sostanzialmente allineato al ratio fully loaded, e pari
all’11,52% (era 11,70%12 a fine 2018). Si rammenta che il ratio fully loaded non include né DTA future
né azioni di ottimizzazione.
Il Total Capital Ratio del Gruppo ammonta al 14,39% fully loaded (era il 13,44% al 31.12.2018) e al
14,43% phased in (era il 13,80% al 31.12.2018).
Infine, a marzo 2019 il leverage ratio del Gruppo si attesta al 5,16% phased-in e al 5,13% fully loaded.

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Al 31 marzo 2019, la forza lavoro del Gruppo UBI Banca risultava costituita da 20.387 risorse rispetto
alle 20.394 risorse di fine dicembre 2018. Si ricorda che a partire dal 1 maggio sono in uscita ulteriori
305 risorse anche in esecuzione dell’Accordo Sindacale del 27 marzo 2019.
Sempre al 31 marzo 2019, l’articolazione territoriale nazionale conta 1.640 sportelli (1.648 al 31
dicembre 2018), e ha già raggiunto una dimensione inferiore a quella prevista per il 2020 nel Piano
Industriale.

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Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari
Elisabetta Stegher, quale Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari di Unione di
Banche Italiane Spa attesta, in conformità a quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 154 bis del
“Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”, che l’informativa contabile
contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture
contabili.

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Prevedibile evoluzione della gestione
Per quanto riguarda la prevedibile evoluzione della gestione, si confermano le indicazioni fornite in sede
di approvazione dei risultati al 31.12.2018.