La patrimoniale? E’ servita!

 

 

 

Tra imposte sui redditi, patrimoniali e tasse sulle compravendite il peso della tassazione sugli immobili si fa sentire. Fabbricati e terreni lo scorso anno hanno reso a Stato e Comuni 39,5 miliardi di euro.

E come sottolineato dal Sole 24 Ore, se ai quasi 40 miliardi di euro si aggiungono gli ulteriori 10 miliardi provenienti dalla Tari, la cifra raggiunge i 50 miliardi di euro. Il quotidiano economico parla di “cortocircuito delle tasse sugli immobili”. Un cortocircuito al quale appartengono anche altre due questioni: l’anomalia della doppia esenzione Irpef e Imu/Tasi sulla prima casa e l’iniquità intrinseca di un sistema di prelievo che si fonda su un superato sistema di valori catastali.

Proprio sul tema della tassazione immobiliare, lo scorso marzo, in audizione in commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore, ha affermato: “Complessivamente la tassazione immobiliare nel 2018 si può stimare in 40 miliardi di euro”.

Nel dettaglio, Maggiore ha affermato: “Complessivamente la tassazione immobiliare nel 2018 si può stimare in 40 miliardi di euro. Le imposte di natura reddituale pesano per il 21%, quelle di natura patrimoniale per il 49% e quelle sui trasferimenti e sulle locazioni (Registro) per il restante 30%”.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha quindi spiegato che le imposte che gravano sui cespiti immobiliari possono essere classificate come:

  • imposte di natura reddituale (Irpef e Ires);
  • imposte di natura patrimoniale (Imu e Tasi);
  • imposte sui trasferimenti e registro sulle locazioni (Iva, Registro, Ipotecaria e catastale, Successioni e donazioni, Registro e bollo su locazioni).